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Marchionne: le auto elettriche? Un’arma a doppio taglio

"Le auto elettriche possono sembrare una meraviglia tecnologica, soprattutto per abbattere i livelli di emissione nei centri urbani, ma si tratta di un'arma a doppio taglio", sostiene Sergio Marchionne, AD di Fiat Chrysler Automobiles. Ma non va presa come una chiusura al nuovo che avanza, bensì un monito alla cautela.

Marchionne ha approfittato della presentazione del nuovo progetto di circuito stradale per il testing di veicoli connessi, cooperativi e a guida autonoma di Rovereto per condividere la sua visione sul futuro del settore.

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Render circuito di Rovereto

"Forzare l'introduzione dell'elettrico su scala globale, senza prima risolvere il problema di come produrre l'energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenta una minaccia all'esistenza stessa del nostro pianeta", ha dichiarato il dirigente di FCA. Insomma, "è un'operazione che va fatta senza imposizioni di legge e continuando nel frattempo a sfruttare i benefici delle altre tecnologie disponibili, in modo combinato".

Il colosso italo-statunitense però non si sottrae all'impegno per lo sviluppo. FCA ha scelto il polo Meccatronica di Rovereto, hub tecnologico di Trentino Sviluppo, per realizzare insieme a partner locali, pubblici e privati – fra cui la Fondazione Bruno Kessler e i laboratori di prototipazione rapida ProM Facility – un circuito tecnologico senza compromessi su un'area di 15mila metri quadrati.

Sarà ultimato entro la fine del 2018 e rientra nell'accordo firmato lo scorso maggio dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda con il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Alessandro Olivi, per la creazione delle auto del futuro.

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Nello specifico sarà un circuito chiuso al traffico che potrà essere adattato a ogni esigenza simulativa per testare tecnologie, servizi e funzioni in ambiente "urbano". In pratica sarà un luogo per mettere a dura prova la sensoristica e la gestione dei flussi di dati anche tramite 5G.

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"Il veicolo del futuro sarà sempre più connesso e cooperativo fino a diventare autonomo e si andrà verso una mobilità molto diversa da quella attuale", ha dichiarato Antonio Fuganti, direttore del Centro Ricerche Fiat di Trento. "Dovremmo costruire automobili sempre più intelligenti ma anche 'smart roads' per migliorare la sicurezza di chi sta al volante. Per farlo bisogna 'sensorizzare ed infrastrutturare' autostrade e strade urbane, ovvero permettere loro di comunicare con il veicolo, e creare nuovi servizi, al fine di sfruttare in maniera ottimale il tempo che il conducente e le persone a bordo del mezzo utilizzano per i loro spostamenti".

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Sergio Marchionne, che oggi riceverà anche la laurea honoris causa in ingegneria meccatronica presso l'università dagli studi di Trento, ha già confermato che lascerà il suo incarico dirigenziale nel 2019 quindi nel volgere lo sguardo all'immediato pensa che sarebbe bene concentrarsi "sui miglioramenti dei motori tradizionali e lavorare alla diffusione di carburanti alternativi, soprattutto il metano, che per la sua origine e le sue qualità è oggi il più virtuoso e più pulito in termini di emissioni".

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Se però si parla di guida autonoma ai suoi occhi lo scenario è chiaro. Vi sono due approcci. "Il primo, che potremmo chiamare 'evoluzionista', prevede uno sviluppo progressivo della tecnologia, attraverso cinque livelli successivi. L'altro, di tipo 'rivoluzionario', consiste invece nel saltare la progressione e lavorare da subito allo sviluppo di un sistema totalmente autonomo", ha spiegato Marchionne.

"Noi in FCA pensiamo che il giusto approccio sia a metà strada. Per questo, da una parte, stiamo lavorando sull'evoluzione delle tecnologie, per tappe successive; dall'altra siamo impegnati in un progetto rivoluzionario sulla guida autonoma insieme a Google".