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Recensione Ford Focus ST, l’odierna “Dr. Jekyll and Mr. Hyde”

In seguito alla prova in pista, realizzata su invito di Ford nell’ormai lontano novembre 2019, siamo riusciti a mettere le mani su Focus ST. Le aspettative erano alte allora, e di certo non si sono dissipate nell’attesa di convivere con la variante ST della compatta statunitense.

Esterni

Nonostante le prime impressioni siano state date nell’articolo precedente, in questa recensione è possibile analizzare più nel dettaglio l’evoluzione estetica di Focus, al di là delle minuzie che separano la versione tradizionale da quella sportiva.

L’aspetto di Focus è quasi “maturato”, raggiungendo un alto livello di modernità e, sotto alcuni punti di vista, di qualità percepita. Il lavoro svolto dal centro di design dell’ovale blu ha, a mio parere, rivoluzionato completamente l’immagine del modello, catapultandolo nella contemporaneità.

Se nelle edizioni precedenti le versioni sportive erano state arricchite di elementi aerodinamici (funzionali e non) con l’intento di rendere la linea aggressiva e degna della sezione “performance”, le controparti “normali” risultavano blande e talvolta esteticamente obsolete.

Con la quarta generazione di Focus il trend sembra essere stato stravolto, grazie al lavoro compiuto sull’aspetto del modello base. Focus MK4 è di per sè una vettura dalla linea sportiva, e l’arricchimento estetico che nel passato si è dimostrato obbligatorio nello sviluppo della variante performance è ora minimizzato.

Spoiler, minigonne ed estrattori passano il testimone ad elementi più concreti, come i cerchi in lega da 19 color antracite o l’impianto di scarico performance. Il disegno a cinque razze biforcate è minimale e lontano dall’essere ostentato, lasciando ampio spazio al portentoso sistema frenante.

Interni

Come per le altre vetture che vantano la sigla “Ford Performance”, anche Focus ST si caratterizza per l’interno virtualmente identico alla versione “standard”. L’unica reale modifica, sebbene cruciale, è la sostituzione dei tipici sedili. Non parlo di sedili rigidi a guscio, ma di un design reclinabile che dimostra impeccabili proprietà contenitive. L’imbottitura ai lati del sedile si estende dalla vita del conducente fino alle spalle, fissando il pilota in posizione una volta allacciata la cintura di sicurezza.

La caratteristica contenitiva di un sedile è obbligatoria in una vettura che promette un’esperienza di guida sportiva, ma soluzioni troppo rigide possono ridurre il comfort nell’utilizzo quotidiano, dimostrandosi pessime in viaggi di medio-lunga durata. Un approccio “ibrido” come quello scelto per Focus combina a mio parere il meglio dei due mondi, dimostrandosi sorprendentemente versatile in tutte le condizioni di guida.

Se la scelta dei sedili si è dimostrata vincente, anche l’introduzione di alcuni dettagli estetici e pratici ha contribuito a rendere più sportiva l’atmosfera all’interno di Focus ST. La pedaliera in alluminio, sebbene non dia particolari vantaggi, è un tocco che ben si inserisce nel contesto di tacco-punta e cambiate fulminee.

Impressioni alla guida

Il contesto del test drive originale era decisamente diverso rispetto alla realtà attuale. Se in quell’occasione ho avuto modo di provare le doti del differenziale elettronicamente comandato (o eLSD) e di spingere Focus ST oltre i limiti di velocità canonici, durante il periodo della recensione mi sono dovuto accontentare di un tipo di guida più moderato.

Nonostante i dettagli estetici e il colore appariscente Focus ST condivide la quasi totalità delle caratteristiche positive della variante tradizionale. Nella guida di tutti i giorni un dettaglio è tuttavia sempre presente: il propulsore.

Il quattro cilindri turbo di Ford, utilizzato su alcuni modelli sportivi della gamma, dimostra da subito il suo carattere dominante, ovvero la coppia ai bassi regimi. Gia da 1500 giri/minuto premere con vigore l’acceleratore provoca uno scatto deciso della vettura, con una progressione che non si arresta prima del fondoscala elettronico.

Nonostante il peso complessivo sia considerevole, fino alla cima della terza marcia la vettura appare senza massa e il propulsore non incontra difficoltà a prendere velocità. Dalla quarta marcia questo effetto si affievolisce, suggerendo una configurazione dei rapporti volta a garantire la massima efficienza in percorsi con frequenti cambi di direzione e ritmo.

La mancanza (si fa per dire) di potenza è mitigata tuttavia dalla tenuta di strada e in particolare dalle sensazioni al volante. La combinazione dell’effetto dell’eLSD e del sistema CCD (Continuously Controlled Damping) ha un duplice effetto; da un parte dà sicurezza al conducente, assistito nelle operazioni di sterzo repentino e nelle condizioni in cui il sottosterzo è inevitabile, dall’altra rende Focus ST estremamente stabile, anche ad alte velocità.

Nonostante sia difficile replicare su strada le condizioni di guida della precedente prova, l’effetto poderoso dell’eLSD è percepibile anche in situazioni più comuni, come la percorrenza di rotatorie e rampe di inserimento autostradale.

A culminare l’esperienza di guida di Focus ST c’è la doppietta elettronica, ovvero un’automazione della celebre tecnica utilizzata nel passato per effettuare scalate più dolci (o nel caso di vetture senza sinconizzatori effettuarle o meno). Scalare marcia prima di uno stop oppure al sopraggiungere di una rotatoria non è mai stato più soddisfacente, rendendo il sibilante rombo del propulsore un suono che raramente stanca il conducente e gli eventuali passeggeri.

Conclusioni

Focus ST rappresenta “il giusto mezzo” tra l’esuberanza di una (eventuale) variante RS e la versione “ST-line”, garantendo piacere di guida e sorrisi a non finire nei momenti adeguati. Certo, la potenza non la posiziona ai vertici della categoria “hot hatch” ma lo stesso vale per il prezzo: 38.500 euro danno accesso ad una tenuta impeccabile e al celebre 2.3 litri turbo di Ford, un connubio che rende Focus ST adatta sia ad un tragitto casa-lavoro molto movimentato che ad una domenica senza ritegno a Monza.

Che futuro può avere Focus ST? L’elettrificazione non giova solamente ai costi di mantenimento e alle emissioni di un veicolo ma, se eseguita correttamente, incrementa le prestazioni. Un sistema ibrido performante, specialmente se a costo zero in termini di peso, potrebbe colmare le diferenze di potenza con le altre hot hatch.