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Recensione Ford Mustang GT, certe emozioni non cambiano mai

Nata dalle ceneri del progetto falcon, Mustang ha sempre suscitato nel pubblico statunitense un notevole interesse. Nel 2015 Ford decise di introdurre ufficialmente la quinta generazione per la vendita sul territorio europeo, redendo di fatto accessibile agli ammiratori del vecchio continente la vettura esente dalle tipiche tassazioni per le importazioni di auto. Con una tale eredità culturale e sportiva, come si inserisce Mustang nel panorama contemporaneo dell’automobilismo?

Estetica degli interni e degli esterni

Che dire, nonostante le innumerevoli iterazioni di questo pezzo di storia statunitense Mustang mantiene un’aspetto riconducibile a tutte le sue antenate, Ford e non. Alcuni dettagli, disseminati per tutta la superficie della vettura, offrono un rimando diretto al linguaggio utilizzato per la prima generazione della pony car americana. La forma della calandra, le proporzioni dei proiettori anteriori, il profilo del lunotto posteriore, questi sono i dettagli che trasportano l’osservatore al lontano 1964.

Le modifiche apportate nelle ultime due generazioni, imposte in nome del facelift e del miglioramento delle prestazioni aerodinamiche, sembrano aver smussato l’anima della vettura originale, sia dal punto di vista fisico che da quello, si fa per dire, “spirituale”. Per fare un parallelismo con la modellazione 3D, è come se Ford avesse deciso di incrementare il numero di passaggi del subsurface scattering in un modello tridimensionale dell’originale Mustang, mantenedo al contempo intatte le dimensioni di ciascun elemento della carrozzeria.

Le maggiori novità si trovano all’avantreno, dove la forma dei fanali è stata ridisegnata per seguire fedelmente il profilo spiovente della calandra. Nonostante in prima persona preferissi il disegno della scorsa generazione, ho apprezzato l’aggiornamento dei proiettori diurni e notturni a led, un passaggio quasi obbligato per una vettura capace di performance incredibili.

Mustang suscita, in chi la guarda, curiosità e timore. Da un lato il passo importante e le dimensioni complessive contribuiscono a dare nell’occhio, dall’altro avere un cofano motore che tocca gli 1,2 metri di estensione fa trasparire la pasta di cui il veicolo è fatto.

Meccanica e propulsore

Mustang, come tutte le muscle car statunitensi presenta due caratteristiche fondamentali: la trazione posteriore e un propulsore otto cilindri a V con un’angolazione di 90 gradi. IL più recente V8 sviluppato da Ford per l’olimpo della linea performance è il “coyote”, che fece il suo debutto nel lontano 2012 in occasione del rilancio del modello Mustang. Il propulsore, grazie al blocco realizzato in alluminio, è relativamente leggero se si considera la generosa cubatura e la potenza erogata, rimanendo tuttavia lontano dagli standard a cui noi europei siamo abituati. Il rapporto di compressione, 12.1:1 è stato incrementato rispetto all’ormai vetusto 4.6L montato sulle precedenti generazioni, garantendo maggiore potenza e coppia soprattutto ai bassi regimi. Anche l’ordine di accensione è stato modificato, passando dal classico 1-3-7-2-6-5-4-8 ad uno schema 1-5-4-8-6-3-7-2; questa modifica non ha portato cambiamenti a livello meccanico o prestazionale, tuttavia ha permesso agli ingegneri di ford di configurare minuziosamente le sonorità nel propulsore. L’evoluzione del coyote si ferma, per ora, alla terza revisione, vantando 460 cavalli e 569 Nm di coppia con un fondoscala pari a 7500 giri (!).

Bene, il propulsore è senza dubbio una della parti più originali della vettura, se non il baluardo del detto americano “there’s no replacement for displacement”, ma non ci troviamo alla fine degli anni novanta ed è importante valutare una sportiva anche per le doti telaistiche. Fortunatamente non si vede più l’ombra degli assali solidi e dei ponti torcenti che caratterizzavano le GT precedenti. La quinta generazione (e di conseguenza la sesta attuale) introdotta nel 2015 utilizza uno schema sospensivo completamente indipendente con soluzioni differenti all’anteriore e al posteriore.

Nella parte frontale la vettura è equipaggiata di uno schema sospensivo McPherson con barra stabilizzatrice, abbinato ad ammortizzatori coilover o (acquistando il pacchetto corrispondente) MagnaRide.

Il retrotreno è invece fornito di un (tipico per vetture ad alte prestazioni) sistema a doppio braccio oscillante (della tipologia A-arm) che integra un ponte aggiuntivo di controllo (che Ford chiama “integral link“). Lo scopo di questa scelta, al di là di supportare correttamente il peso della vettura, è quello di mantenere sotto controllo il retrotreno in situazioni di grandi accelerazioni laterali.

Emozioni alla guida

Guidare una Mustang è un’esperienza composta da diversi momenti, pervasi perlopiù da sorrisi e sghignazzate a profusione. Guardando l’auto per la prima volta ci si ritrova con un sorriso degno di Jack Torrance e, osservano le linee del corpo vettura, si orbita attorno all’avantreno e al retrotreno sezionando minuziosamente ogni dettaglio che la carrozzeria ha da offrire.

All’ingresso nell’abitacolo ci si ritrova in uno spazio stranamente ampio, sia in lunghezza che in larghezza. A primo acchitto, considerando le dimensioni esteriori della vettura, si immagina l’interno come un cubicolo stretto e soprattutto scomodo, un’impressione completamente errata dal punto di vista del conducente e del passeggero anteriore. I sedili, di dimensioni generose, sono di tipo contenitivo e avvolgono piacevolmente i fianchi, incastrando (in modo positivo) il conducente nella posizione di guida corretta.

Premere il pulsante start può essere paragonato ad accarezzare figurativamente la criniera del purosangue che ci si appresta a cavalcare. Stringendo il volante e la leva del cambio si nota subito il nascere di una connessione meccanica con la vettura, un rapporto di simbiosi degno di essere definito “naturale”. Il suono al minimo, proveniente principalmente dallo scarico, è roco e sincopato. premendo con dolcezza sul pedale dell’acceleratore si altera completamente il timbro, trasformando la melodia precedente in un rombo viscerale che scuote, oltre che la vettura, anche l’ego del conducente.

Ma quindi, come si guida? In verità la modalità di guida è simile a quella di un’auto tradizionale, quello che cambia è la rosa di possibilità che Mustang offre al conducente. Con un tale livello di performance non esiste l’Aut Aut “guida quotidiana” e “guida sportiva”, ma tra i due stili ci sono diversi livelli. Mi è capitato di districarmi nel traffico Milanese attorno alla stazione centrale, mi è capitato il frangente dinamico in autostrada, ho avuto la possibilità di togliermi delle soddisfazioni sulle strade secondarie delle campagne che mi circondano.

Venendo alla parte tecnica, come si comporta nella guida dinamica? Egregiamente, ma con delle pecche. Il motore è corposo e instancabile, sempre disponibile, al punto che ci si chiede se ci sia un intervallo di giri in cui esca dal regime di coppia ottimale. Il cambio, ancora più analogico e “meccanico”, è complementare all’erogazione lineare e piatta del propulsore, risultando in un ottimo compromesso tra utilizzabilità quotidiana e pura accelerazione. Lo chassis è degno delle biposto sportive odierne, con alcuni accorgimenti per arginare il problema principale: il peso.

Il “problema” del peso si è palesato percorrendo una serie di tornanti in viaggio verso Germignaga; nonostante l’impostazione sportiva dello schema sospensivo e l’innata rigidità torsionale del telaio, rapidi cambiamenti di direzione, specialmente percorrendo una strada con una media pendenza, sono eseguiti talvolta con riluttanza, talvolta con ritardo. Il problema del peso si nota, nel medesimo contesto, anche considerando le prestazioni del sistema franante. I dischi da 380mm (con pinze a 6 pistoncini) all’anteriore e da 330mm al posteriore sono, anche grazie alle dimensioni estremamente generose, più che adatti a rallentare la vettura in condizioni tradizionali, mentre soffrono decisamente in situazioni come quella proposta.

Sorvolando questo difetto, la vettura è puro divertimento in qualsiasi situazione dinamica. il passaggio dall’inserimento preciso in curva al leggero sovrasterzo in uscita è dolce e graduale, una dote che rende Mustang estremamente divertente nei percorsi misti. Non è necessario togliere controlli elettronici o cambiare la modalità di guida, anche in normal la vettura si comporta nel medesimo modo, limitando parzialmente l’aggressività del conducente e la potenza disponibile alle ruote. Se, tuttavia, si decide di premere il pulsante apposito sul volante, inserendo la modalità sport o circuito, la vettura si concede totalmente al conducente, limitando il meno possibile le scelte di quest’ultimo. In questa modalità è possibile cimentarsi in un burnout amatoriale o nel compiere donut in un parcheggio, le possibilità sono molteplici.

 

Le mie conclusioni

Mustang è un’auto per tutti? No. Si tratta della vettura sportiva definitiva? No. Allora cosa rappresenta? Prima di essere un veicolo Mustang è un pezzo di cultura americana, un frammento della libertà e della frugalità degli anni 60′ e 70′ riproposto in un involucro moderno ed inevitabilmente adattato alle necessità odierne. Ha bisogno della tecnologia di cui è dotata? A mio parere no, ma l’inclusione di ADAS e infotainment la rende, dal punto di vista del valore percepito, competitiva con altre sportive.

Guidare una Mustang in una città affollata, captando le occhiate interessate e i pollici alzati degli ammiratori, non ha prezzo. Il livello di riconoscimento che questo pezzo di storia automobilistica possiede è semplicemente incredibile, ed è la testimonianza del tramandarsi di generazione in generazione della passione per le automobili.

Mustang è un’auto di nicchia, dedicata a chi prova nostalgia per quegli anni e a chi, pur non avendoli conosciuti, sente di appartenervi. Purtroppo l’infelice tassazione italiana rende a dir poco impratico possedere e mantenere questa vettura che, altrimenti, rappresenterebbe un ottimo investimento dal punto di vista dei cosiddetti “smiles per gallon. Non è all’avanguardia della tecnica, ne tantomento ai vertici del tempo sul giro al nurburgring, ma credo che nel panorama automobilistico riesca a trasmettere con maggiore autenticità l’amore nei confronti della guida più pura.