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Suzuki Swift Sport Hybrid: nostalgia di un’era dimenticata

Dopo aver recensito la versione “cittadina” di Swift, abbiamo messo le mani sulla sua evoluzione diretta: Swift Sport. Dopo l’introduzione di questa versione speciale nel 2017 in occasione del salone di Francoforte, Suzuki ha implementato anche su questo allestimento il sistema ibrido SHVS a 48V, il medesimo utilizzato sul resto della gamma di utilitarie.

Nonostante la somiglianza esteriore, Swift Sport è l’altra faccia della madaglia di Swift, a partire dal restyling dettagliato del frontale e del posteriore.

Esterni

Confrontando direttamente i due allestimenti si nota subito la maggior aggressività della variante Sport. Lo spoiler anteriore e la calandra unificata sostituiscono le medesime componenti nella variante tradizionale, conferendo un look tagliente e spigoloso al tempo stesso. Nonostante sia stata mantenuta la copertura di plastica della barra di assorbimento frontale le dimensioni della calandra sono state ampliate, forse per garantire un maggiore flusso d’aria al sistema di raffreddamento.

Passando alla sezione laterale si nota il continuo di colore tra lo spoiler anteriore e le minigonne laterali, realizzate in plastica con una texture in stile “fibra di carbonio”.

La vera sorpresa è lasciata alla porzione posteriore della vettura, grazie al paraurti completamente rivisto. Rispetto alla controparte tradizionale, il paraurti della versione Sport presenta una dualità di colori pensata per accentuare l’effetto estetico dell’estrattore posteriore. Questo contrasto porta subito all’occhio il doppio scarico terminato all’interno del paraurti stesso.

Se la variante originale era già di per se “sportiveggiante”, il paraurti di Swift Sport comunica subito le intenzioni corsaiole della vettura.

Interni

Passando all’interno questa idea viene ulteriormente rafforzata. I sedili anteriori sono stati sostituiti con della varianti più contenitive e appariscenti. Si ritrova più volte la sigla “Sport”, cucita sugli schienali anteriori e inserita all’interno del quadro strumenti.

Le modifiche ai componenti interni non sono state estensive, ma hanno toccato gli aspetti che più resituiscono l’idea di sportività e di performance.

Effettuando una comparazione con l’allestimento “tradizionale” troviamo diversi accenti rossi e le cuciture a contrasto sull’ecopelle che riveste sia il pomello del cambio che la corona del volante.

Il quadro strumenti è semi-digitale, caratterizzato da contagiri e tachimetro analogici e da un display centrale che mostra, in tempo reale, dati sulla vettura. Swift Sport presenta alcune modalità aggiuntive, come la visualizzazione della pressione di sovralimentazione, un grafico dell’accelerazione laterale e un cronometro. Lo sfondo della strumentazione analogica è rosso, una nota piacevole che separa ancora di più la versione sportiva e quella “normale”.

Il sistema di infotaiment è rimasto invariato, ereditando i problemi descritti nella prova di Ignis e della stessa Swift “tradizionale”.

Impressioni alla guida

Mettendosi alla guida di Swift Sport si nota immediatamente un dettaglio: la vettura sembra pesare come una bicicletta. Con una massa netta di circa 1020 chilogrammi non si tratta certamente di una iperleggera da cronoscalata, ma questa caratteristica non deve essere sottovalutata.

Il peso contenuto permea qualsiasi altro pregio di questa vettura, costituendone contemporaneamente causa e conseguenza. Come si traduce ciò nella guida sportiva occasionale? La parola che meglio riassume Swift Sport è nostalgia. Nostalgia verso cosa? verso un periodo della storia automobilistica che non ho avuto modo di vivere.

Mettendosi alla guida si provano le stesse emozioni che provò chi, durante gli anni 90′, fece esperienza dell cosiddette “bare su ruote”. Questo epiteto non deve essere preso alla lettera, sebbene l’infelice nomea fosse derivata da numerosi incidenti che coinvolsero questa categoria di vetture.

I tempi erano differenti, e gli obbiettivi delle case automobilistiche non erano da meno. Offrire nella propria gamma un modello sportivo era quasi un obbligo per ogni marchio e l’attenzione dell’opinione pubblica era riposta su questo tipo di auto, accessibili ai più e capaci di numerose occasioni di divertimento.

Guidare Swift Sport mi ha fatto vedere uno spiraglio di quel periodo e della libertà che lo ha caratterizzato, eliminandone completamente gli aspetti negativi. Nessuna vettura prima d’ora aveva lasciato in me tale segno, indipendentemente dal pregio o dalla potenza.

Parlando di potenza, con 127 cavalli questo allestimento si posiziona al di sopra della versione tradizionale senza oltrepassare il limite dell’utilizzabilità in strada. L’accelerazione da fermo avviene senza sforzi fino all’inserimento della sesta marcia, merito principalmente del peso contenuto e dell’ottimo posizionamento dei rapporti. Il 1400cc boosterjet a benzina è carente solo dal minimo ai 1500 giri, dove il turbocompressore inizia a funzionare nel suo intervallo di massima efficienza. Il risultato è un netto “calcio” che sopraggiunge al passaggio dalla prima alla seconda marcia.

Il peso ridotto non aiuta Swift Sport solamente nella fase di accelerazione, ma anche in frenata; grazie all’impianto frenante adeguatamente dimensionato non è stato necessario implementare soluzioni spesso trovate su modelli più performanti, come baffatura e foratura dei dischi. I “normali” dischi autoventilati all’anteriore permettono a Swift di mordere l’asfalto senza provocare scomposizioni o strattoni al volante.

Come si inserisce il sistema ibrido nel quadro di Swift Sport? Se nella variante normale l’elettrificazione porta una riduzione più o meno tangibile dei consumi, in questo caso il sistema è stato tarato per aumentare le performance della vettura. Alla pressione decisa dell’acceleratore e dalla seconda marcia in su il motorino elettrico fornisce coppia aggiuntiva, facilitando il propulsore endotermico nella fase di accelerazione.

Complessivamente l’esperienza di guida è paragonabile a quella di un go-kart; sebbene le velocità raggiunte non siano mozzafiato la vettura è in grado di gestire accelerazioni laterali ben superiori al G, dimostrandosi perfetta per itinerari caratterizzati da frequenti cambi di regime e di velocità.

Considerazioni finali

Swift Sport si posiziona in una nicchia di mercato interessante; da una parte le dimensioni contenute la pongono in diretta concorrenza alle alternative di Ford e Volkswagen, dall’altra il sistema ibrido rappresenta una novità non indifferente nel settore delle hot hatch.

Pur essendo in svantaggio dal punto di vista della potenza, è in grado di competere grazie al peso contenuto e al passo corto, creando un compromesso quasi unico. Il 1.4 BoosterJet rimane relativamente parco, con un consumo medio pari a circa 17 Km/l, pur essendo capace di divertire in qualsiasi situazione.

Con un prezzo di partenza pari a 23.850 euro l’allestimento Sport si stacca nettamente dalla versione tradizionale, ma potrebbe essere adatto a chi cerca un’utilitaria da tutti i giorni che possa occasionalmente dare soddifazioni sul misto-stretto.