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Tesla, quando l’innovazione deve confrontarsi con i conti

Tesla ha chiuso il quinto trimestre consecutivo in segno negativo. Nei primi tre mesi del 2018 l'azienda di Elon Musk ha registrato una perdita di 710 milioni di dollari, leggermente inferiore alle attese ma comunque sufficiente a far sorgere nuovi dubbi sul modello di business messo in piedi dall'imprenditore sudafricano.  La questione sul futuro di […]

Tesla ha chiuso il quinto trimestre consecutivo in segno negativo. Nei primi tre mesi del 2018 l'azienda di Elon Musk ha registrato una perdita di 710 milioni di dollari, leggermente inferiore alle attese ma comunque sufficiente a far sorgere nuovi dubbi sul modello di business messo in piedi dall'imprenditore sudafricano. 

La questione sul futuro di Tesla è da tempo uno dei temi caldi nel settore. Se da una parte l'azienda ha introdotto un modo nuovo di concepire l'auto elettrica, grazie anche a tutta una serie di innovazioni, dall'altra parte ha mostrato grossi limiti dal punto di vista della capacità produttiva.

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Elon Musk

In questo momento stanno pesando sulle sorti dell'azienda i ritardi accumulati nella produzione della Model 3. Si tratta di una berlina full-electric, che dovrebbe essere posizionata a partire da 35.000 dollari, dunque ad un prezzo decisamente più contenuto rispetto agli standard Tesla. Un automobile che, soprattutto per questo motivo, ha immediatamente catalizzato l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori.

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Nel corso del 2017, Tesla ha venduto 102.807 veicoli dal costo medio di rica 100mila dollari. Questo fa comprendere l'importanza strategica della Model 3 che, non a caso, ha già ricevuto qualcosa come 500mila prenotazioni. Elon Musk ha più volte promesso di raggiungere la produzione di 5.000 unità alla settimana entro la seconda metà del 2018 per questo modello. Peccato che attualmente l'azienda sia ferma a 2mila unità al mese.

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Tesla Model 3

Elon Musk ha adottato una strategia di comunicazione basata essenzialmente sull'hype, cioè sull'attesa generata nel pubblico dai nuovi modelli Tesla. È successo con la Model 3, è successo con Semi, il primo camion full-elettric dell'azienda, è successo in passato. Presentazioni in stile Keynote di Apple, studiate nei minimi dettagli, ma a differenza del gigante californiano prodotti (in questo caso le automobili) non disponibili nell'immediato sul mercato.

Rispetto ai primi anni però, il contesto in cui opera Tesla è profondamente mutato. I big del settore hanno fatto passi importanti verso l'alimentazione dei veicoli con l'elettricità, potendo però contare su capacità produttive e strutture decisamente superiori all'azienda di Elon Musk. Un cambiamento che ha fatto precipitare le previsioni degli analisti.

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Tesla Semi

Si, gli analisti, gli stessi che l'imprenditore sudafricano ha quasi zittito nella giornata di ieri, durante la conference call sui risultati trimestrali. Musk ha dribblato le domande definendole "stupide e noiose", e questo non è piaciuto agli investitori, con il titolo Tesla che ha perso oltre il 7% in Borsa. Questo nonostante le rassicurazioni sulla Model 3, per la quale si è parlato di progressi significativi.

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È vero, il fatturato di Tesla è salito a 3,41 miliardi di dollari, rispetto ai 2,70 del 2017 e ai 3,28 previsti dagli analisti. Questo però non basta, e la sensazione è che l'innovazione portata dall'azienda statunitense non sia più sufficiente, da sola, a calmare le acque. Il mercato adesso chiede concretezza, affinché la società del visionario Musk si trasformi in una realtà solida, in grado di realizzare un business economicamente vantaggioso.