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UE, un consorzio per produrre batterie per auto elettriche

La prossima settimana il direttivo dell'Unione Europea incontrerà i dirigenti di alcune delle più importanti aziende automobilistiche, chimiche e ingegneristiche del continente, al fine di discutere la possibilità di avviare in loco la produzione delle batterie per le auto elettriche, mercato attualmente dominato unicamente da aziende asiatiche e in parte statunitensi.

La UE, che già lo scorso mese aveva affrontato la questione, si dice ora potenzialmente disponibile a investire fondi a favore di un consorzio di aziende, in modo da favorire lo sviluppo di questo tipo di industria. Tra i partecipanti ci saranno colossi come BASF per il settore chimico, Siemens per quello ingegneristico e Renault, Volkswagen e il gruppo Daimler.

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"‎La nostra ambizione è di avviare una produzione reale in Europa", ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea Maros Sefcovic. "Una catena industriale completa, che comprenda anche il riciclo. ‎Sostenere il recupero delle batterie esauste è del resto un imperativo se vogliamo seriamente passare alla mobilità elettrica".

Il responso da parte delle realtà industriali d'altro canto sembra molto buono. Per Volkswagen, ad esempio, si tratta " dell'iniziativa giusta al momento giusto", mentre Umicore, che produce materiali per le batterie e l'industria automobilistica ha parlato senza mezzi termini della necessità di realizzare un "airbus delle batterie".

Se le vendite dei veicoli elettrici andranno aumentando nei prossimi anni, come molte case automobilistiche si aspettano, sviluppare la capacità di produrre batterie in Europa potrebbe costare qualcosa come 30 miliardi di dollari, come sostengono gli analisti di Bernstein Research. ‎"Come potrebbe mai l'industria costruire abbastanza batterie e comprare o reperire materie prime in quantità sufficienti nel momento in cui la domanda per i veicoli elettrici aumenterà? Si tratta di un tassello cruciale nel puzzle, che attualmente è assente", si legge nella loro nota.

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Le aziende automobilistiche europee, come sappiamo, hanno intenzione di accelerare la svolta verso la produzione di veicoli ad emissioni zero, alla luce di un prossimo inasprimento dei regolamenti UE sulle emissioni delle automobili a carburante fossile. Non è un caso infatti che alcune case come ad esempio Volvo abbiano già annunciato la morte definitiva dei motori Diesel, le cui emissioni ormai sarebbero troppo difficili da far rientrare in parametri ancora più stringenti.

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La strada tuttavia resta in salita. Nonostante la domanda di veicoli elettrici sia infatti in crescita resta ancora debole, sia a causa dell'assenza di un'infrastruttura affidabile per la ricarica dei veicoli durante i viaggi o anche in città, sia a causa del costo ancora elevato dei modelli con motore elettrico. Secondo gli analisti quest'ultimo è comunque destinato a scendere nel tempo, mentre parallelamente quello delle auto a benzina aumenterà proprio a causa dell'introduzione di nuovi parametri sulle emissioni, che farà crescere i costi di ricerca e sviluppo.

Tuttavia gran parte dei costi delle auto elettriche sono legati proprio alle batterie. Il progresso tecnologico farà certamente la sua parte nel diminuirne i costi di produzione industriale, ma ovviamente un ruolo di primo piano lo svolgerebbe anche la possibilità di produrle in proprio.

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Resta poi sempre attuale l'appunto mosso nei giorni scorsi dall'amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, che ha evidenziato la necessità di sviluppare soluzioni effettive per la produzione di energia da fonti rinnovabili, altrimenti la crescita del mercato delle auto elettriche non farà che provocare un ulteriore incremento dell'inquinamento. Una posizione che del resto è stata già espressa diverse volte da molti scienziati e studiosi del clima.   ‎


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