Bitcoin è una bolla? Cerchiamo la risposta nella Storia

Bitcoin è una bolla? Cerchiamo la risposta nella Storia

Bitcoin è una bolla? Cerchiamo la risposta nella Storia

È opportuna una premessa. Le prime righe di questo articolo sono state riscritte molte volte. Così tante volte, in effetti, che se volessimo contarle sulle dita delle mani ci vorrebbero quelle dell'autore, del nonno e dello zio. Succede a tutti quelli che scrivono per mestiere, arriva il giorno in cui ti interroghi sulla tua capacità di essere imparziale - a volte anche i migliori falliscono, figuriamoci se si tratta di me. Mi sono sforzato quanto più possibile per essere più super partes.

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Bolle di sapone: LCalek / Depositphotos

Tempo fa ebbi il piacere di apprezzare una teoria quantomeno singolare, la "Teoria dei corsi e dei ricorsi", formulata da Giambattista Vico - filosofo e giurista vissuto tra il XVII e il XVIII secolo. Questa teoria sosteneva che alcuni accadimenti si ripetessero con le stesse modalità, anche dopo anni, decadi, secoli. E ciò non avveniva casualmente, ma era un disegno della divina provvidenza. Un'idea che sembra curiosamente adeguata al tema di cui si occupiamo oggi.

Il carbone nel canale

Torniamo per un istante nell'Inghilterra di fine diciottesimo secolo: venivano posti i primi tasselli per l'inizio della prima rivoluzione industriale che sarebbe poi divampata di lì a qualche decade, certo, ma l'attenzione ricadrà oggi su un altro fenomeno: la cosiddetta "Canal Mania". Mania dei canali.

A partire dal 1750 circa, si fece piuttosto pressante il problema del trasporto del carbone. Le ferrovie si starebbero sviluppate solo alcuni anni dopo, e il cavallo non era sufficiente. Così il duca di Bridgewater pensò di rispolverare l'antica arte della costruzione di canali e collegare così Manchester e Liverpool, grandi città industriali già all'epoca.

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Grand Junction Canal e stazione di Berkhamsted (Wikimedia)

Detto, fatto. Il prezzo del carbone praticamente dimezzò, ma il patrimonio del duca aumentò drasticamente negli anni successivi grazie a questa intuizione. Nacque una vera e propria moda: i canali sembravano lo strumento più idoneo per trasportare grandi quantità di merci. Venne addirittura costituita una borsa valori a Liverpool (il London Stock Exchange nasce solamente nel 1801) per scambiarsi azioni che avrebbero costituito quote di partecipazioni in opere di quel tipo.

Le azioni del "Grand Junction Canal", schizzarono nel solo mese di ottobre 1792 da 100 a ben 472 sterline. Un aumento decisamente vertiginoso. La febbre però non sarebbe durata a lungo: nel gennaio dell'anno successivo la Francia dichiarò guerra all'Inghilterra e, si sa, le guerre sono il nemico numero uno dello sviluppo economico. Le conseguenze furono brutali: il mostro dell'inflazione portò il costo della vita alle stelle e gli investitori liquidarono in fretta e furia i loro investimenti in quote di canali portando il prezzo delle stesse azioni ad un prevedibile tracollo.

Potremmo dire che le azioni Grand Junction Canal, dunque, furono una bolla economica vera e propria. Ma saremmo più adeguato parlare di bollicina, in proporzione a ciò che sarebbe accaduto dopo.

Il trenino nella bolla

Ritorniamo immediatamente in Inghilterra per parlare di un fenomeno piuttosto analogo a quello appena descritto; analogo perché scaturente dalla stessa medesima necessità: trasportare merci prima, e persone poi. Parliamo della bolla delle ferrovie. Quando nacquero, circa 200 anni fa, era una tecnologia disruptive tanto quanto, forse di più, lo sono oggi Hyperloop o blochckain.

arenaphotouk
Immagin: arenaphotouk / Depositphotos

Nel 1767, a Coalbrookdale venne posata la prima ferrovia in acciaio, mentre nel 1801 venne completata a Surrey la prima ferrovia realmente disponibile al pubblico (fonte: "The British Newspaper Archive"). I vantaggi della ferrovia erano innumerevoli: i costi all'inizio erano elevati, ma si poteva trasportare molta più merce e lo si poteva fare tutto l'anno - mentre i canali d'inverno gelavano. Le strade erano soggette ad ingorghi, le ferrovie no.

La mania sale, ma negli anni '30 dell'800 una recessione si abbatte sull'Inghilterra, ed allora gli investimenti frenano. Solo la Banca d'Inghilterra potrà fare in modo che il ciclo economico si inverta e ritorni al boom. Come? Semplicemente tagliando i tassi di interesse. Il basso costo del capitale incentiva l'indebitamento e l'investimento, ed allora la mania degli investimenti in industria pesante si risveglia più vigorosa di prima, complice anche la deregulation di quegli anni che concesse a chiunque la possibilità di costruire una ferrovia.

Le aziende spuntano come funghi, e per incentivare ad investire non solo i più abbienti ma anche il ceto medio viene data la possibilità a chiunque di diventare detentori di azioni pagando con un esborso iniziale di appena il 10% del valore azionario, spacciando tali azioni come "quasi prive di rischio". Le prospettive di crescita allora sembravano infinite, i facili guadagni attiravano chiunque, ed i fiumi di capitale iniziarono a convergere verso quest'unica tipologia di valore azionario. In barba a tutti i dettami riguardanti la diversificazione tanto approfonditi nei corsi di finanza.

grafico 1

Ma la crescita ovviamente non può essere infinita. Non lo è mai, in effetti. Nel 1845, la Banca d'Inghilterra temendo un surriscaldamento dell'Economia alza i tassi di interesse, e questo rende il costo del capitale nuovamente alto. Questo rese inoltre i bond governativi - essi davvero "quasi risk-free" - nuovamente attraenti ed agli investitori e divenne chiaro che la "crescita potenzialmente infinita" sarebbe cessata di lì a poco, dal momento che il ritmo di costruzione avrebbe dovuto notevolmente rallentare.

grafico 2

Decisero quindi di materializzare i profitti nel modo più immediato vendendo le azioni detenute. Per via della politica del 10% iniziale descritta prima, questa volta anche la famigerata "casalinga di Voghera" finì per vedere azzerati o quasi i propri risparmi. A voi l'interpretazione del grafico sottostante.

La bolla dotcom

Bolle più o meno grandi si sono inseguite fino ai giorni nostri, e questo può verificarlo chiunque abbia voglia di indagare un po' sul tema - noi ci limiteremo agli esempi citati finora. Noi saltiamo alla fine del terzo millennio e a un altro momento storico, quello che alcuni ricorderanno come "bolla delle dotcom".

Ciò che successe in effetti ha un curioso valore aneddotico: qualsiasi azienda si quotasse con un suffisso in .com o un nome che iniziava per "e" oppure "i" riceveva immediatamente le attenzioni degli specul ..., ehm, investitori. Era una situazione davvero incredibile.

Pets[1]

Internet prometteva ponti d'oro, la prospettiva di diventare milionari o addirittura miliardari attraverso di ingolosiva facilmente, ed allora ecco lo sbarco di realtà come boo.com, o addirittura pets.com, uno dei casi più emblematici in effetti.

Pets.com prometteva di diventare l'ecommerce di riferimento per chiunque avesse un animale domestico; ma l'idea rivoluzionaria, a sentir loro, era quella di spedire gli animali vivi in tutto il mondo. Avrebbero rivoluzionato il mercato e generato ricchezza in un battibaleno, si diceva.

Si sa, nulla come i facili profitti annebbia la razionalità delle persone. Sia che queste siano parrucchieri, sia che lavorino in prestigiose boutique di alta finanza newyorchesi. Nel 2000 l'azienda organizzò un IPO che le vale ben 82 milioni di dollari: perfino Amazon finì per credere alla favola per cui spedire levrieri dall'altra parte della nazione avrebbe potuto essere un business concreto e sostenibile, di conseguenza ne acquistò il 30% delle azioni. Azioni che però da un massimo di 14$ raggiunsero un punto di minimo a 0.22$. E così anche quella storia finì nella storia delle bolle.

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