Bug dei processori, è tempo di class action contro Intel

Le falle di sicurezza legate al funzionamento dei microprocessori, che colpiscono più o meno tutti nell'industria tecnologica (chi più, chi meno come visto in precedenti articoli), potrà essere definitivamente risolta solo sviluppando architetture differenti.

Gli sforzi dell'intera industria per mitigare il problema e portarlo ai minimi termini, illustrati in varie notizie di questi giorni, vanno nella giusta direzione e secondo tutte le aziende che sinora si sono esposte, da Google a Intel passando per Amazon e Microsoft, l'impatto prestazionale dei fix sarà minimo o nullo. Tutto dipende dal tipo di carico di lavoro, in particolare in ambito enterprise, mentre gli utenti PC tradizionali non dovrebbero subire conseguenze.

intel

Le prime indiscrezioni sul grave problema dei processori indicavano un calo prestazionale tra il 5% e il 30% in seguito ai fix. Attualmente non sembra essere così, ma negli Stati Uniti c'è qualcuno che non ha perso tempo e ha colto l'opportunità per depositare cause, che potrebbero divenire class action, contro Intel. Sarebbero almeno tre stando a Gizmodo.

In tutte le denunce contro Intel (una in California, una in Oregon e una nell'Indiana), oltre a sottolineare che l'azienda non prevede rimborsi, i querelenti lamentano il fatto di aver acquistato i prodotti Intel negli ultimi mesi senza essere informati del problema, malgrado l'azienda ne fosse a conoscenza (dal giugno scorso). Come sappiamo però c'era un embargo che tutte le aziende si erano impegnate a mantenere, in modo da parlarne solo dopo aver emanato i correttivi.

Nei documenti si legge inoltre che il fix del problema porterebbe a un drastico calo delle prestazioni. Tesi che al momento non è verificata (ma verosimilmente i querelanti si sono basati sulle prime indiscrezioni di stampa) e - sempre per ora - è rigettata dalle principali aziende del settore.

A ogni modo la notizia da registrare è: qualcuno ha denunciato Intel per ottenere rimborsi. Cosa del tutto prevedibile, e forse i procedimenti saranno più di tre alla fine. Intel ha confermato di essere a conoscenza delle class action, ma "poiché tali cause sono in corso, sarebbe inappropriato commentare".

xbox

Un'altra informazione da incamerare arriva da Microsoft e riguarda le console varie Xbox One su mercato. Stando a quanto dichiarato su Twitter dal Corporate Vice President della divisione Gaming di Microsoft, Mike Ybarra, le console della casa di Redmond sono immuni ai recenti problemi dei microprocessori grazie alla loro architettura di sicurezza.

Ricordiamo che il cuore di queste console è un chip personalizzato basato su architettura Jaguar di AMD, ma non è chiaro se le difese dagli attacchi Meltdown e Spectre siano legate proprio all'architettura del chip o ad altre soluzioni.

Infine registriamo la posizione della RISC-V Foundation, secondo cui le CPU RISC-V non sono vulnerabilità alle falle di sicurezza Meltdown e Spectre. Per capire cos'è RISC-V, bisogna sapere che nel mondo del computing di solito si parla di due instruction set architectures (ISA), x86 e ARM.

risc v

Per quanto riguarda x86 ci troviamo davanti a un complex instruction set (CISC), mentre quando si parla di ARM si parla di reduced instruction set (RISC). L'ISA RISC-V è una variante creata dalla University of California, Berkeley ed è unica in quanto open source. Fanno parte della RISC-V Foundation diverse aziende tra cui AMD, Nvidia, Micron, Qualcomm e Microsoft.

Chiunque può quindi creare una propria CPU implementando l'ISA RISC-V. Finora non sono in molti ad aver scelto di abbracciare questa ISA, ma Nvidia (per un Fast Logic Controller che sarà integrato nelle future GPU e che serve a svolgere molteplici funzioni) e Western Digital hanno annunciato che la useranno nei loro prodotti.

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