Manager

Dall’Ipse Dixit a Internet e ritorno

L'era digitale, con la disponibilità quasi illimitata di contenuti accessibili gratuitamente via Internet, ha suggerito l'idea che l'informazione fosse una "commodity" facilmente accessibile e usufruibile. Tuttavia, mai come oggi, si sente l'esigenza di riuscire a districarsi attraverso una quantità di informazioni enorme per individuare e discriminare, nel mucchio, contenuti con le caratteristiche richieste.Si tratta di un'esigenza sentita dall'anima "commerciale" di Internet, alla ricerca di nuove metodologie per sfruttare le opportunità di marketing offerte dal Web 2.0 e dai social network, caratterizzati da informazioni destrutturate che sfuggono a una categorizzazione basata sui modelli tradizionali e che richiedono nuovi strumenti di analisi tecnologica che, gli sviluppatori di soluzioni IT stanno, non senza qualche difficoltà, predisponendo.

Parimenti rappresenta un'esigenza ancora maggiore per l'anima "colta" del Web, rispetto alla ricerca di contenuti di qualità nel mare magnum delle informazioni presenti in rete. Da questo punto di vista Internet può essere vista come la concretizzazione dell'utopia di rendere accessibile a tutti (ammesso che abbiano una connessione attiva) il sapere umano, che si realizza sulla base di presupposti per certi versi simili e opposti a quelli che ispirarono Diderot e D'Alambert nella realizzazione dell'Enciclopedia.

L'Enciclopedia di Diderot e D'Alambert

Internet ha frantumato l'idea che la conoscenza, per essere accessibile a tutti, debba essere unificata. Grazie alla sua capacità di annullare tempo e distanze il Web, invece di condensare il sapere per un audience distribuita, ha condensato attorno a sé l'audience distribuendo l'informazione.

La crescita incontrollata del volume di informazioni induce però a cercare di predisporre uno schema per ordinare tutti questi dati e renderli accessibili all'interno di strutture correlate, interpretabili e consultabili. Per fare ciò il metodo più utilizzato attualmente è di tipo ontologico ovvero basato su una rappresentazione formale e condivisa del modo con cui diversi schemi vengono combinati in una struttura dati, contenente tutte le entità rilevanti e le loro relazioni all'interno di uno specifico dominio.

Questo approccio, tuttavia, ha un problema intrinseco legato alla difficoltà di definire un modello di dati associabile a una quantità di categorie così ampia ed eterogenea.

Nell'antichità, la verità era garantita dall'autorevolezza di chi l'aveva sostenuta: il richiamo all'Ipse dixit arrestava sul nascere qualsiasi discussione che potesse sorgere su un'affermazione sostenuta da Aristotele. Nell'era di Internet, dei social network e dell'eccesso di informazioni, paradossalmente, si sente nuovamente l'esigenza della presenza di Aristotele ovvero di un esperto che faccia da garante. 

Statua di Aristotele

L'esperienza di progetti come Wikipedia ha cercato di spostare questa responsabilità sulla coscienza collettiva e ha dimostrato che, rispetto a un approccio enciclopedico, questo modello funziona e riesce a essere più accurato e aggiornato delle più blasonate enciclopedie.

Tuttavia, nel momento in cui la verità di un'affermazione è garantita dalla condivisone della maggior parte delle persone, le idee innovative, che si allontanano dal sapere condiviso e storicamente sono artefici del progresso, tendono a essere schiacciate.
Va rimarcato che Internet non è la sola fonte per la diffusione del sapere e della conoscenza ma qualcuno potrebbe dire: per ora.

La tecnologia sta cercando di fornire una risposta a questo problema sollevato dalla tecnologia stessa. Alcuni interessanti studi sono indirizzati a realizzare questo garante in forma digitale, cercando di ricondurre a un modello ripetibile il meccanismo di ricerca e di analisi critica delle informazioni su Internet adottato da esperti di specifiche materie, in grado di utilizzare in modo ottimale Internet per recuperare informazioni.

Resta però un dubbio. Diceva Albert Einstein: "non si possono risolvere i problemi dell'umanità con la stessa mentalità che ha portato alla loro nascita".

Il "buon vecchio" Albert