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Google pronta ad acquisire Twitter?

Presto Google potrebbe tornare a dare l'assalto al mercato dei social network – dove non ha mai sfondato – e potrebbe farlo cinguettando. Secondo indiscrezioni riportate da CNBC, il colosso di Mountain View starebbe valutando l'acquisizione di Twitter.

In realtà non è l'unica azienda che in queste ore sta facendo un pensierino al sito di microblogging. Tra i probabili interessati c'è anche Salesforce, che opera in altri settori ma potrebbe aggiungere Twitter ai suoi strumenti cloud e professionali.  In ogni caso, stando alle fonti citate da CNBC, le aziende sarebbero più interessate a Twitter per la mole di dati in suo possesso che non per il suo attuale ruolo di media company.

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Fino ad ora non ci sono state offerte ufficiali, che potrebbero però concretizzarsi presto, ma il solo interessamento di alcuni attori eminenti del Web ha già rilanciato il titolo, che ha guadagnato molto in borsa.

L'ultimo aggiornamento finanziario reso noto dall'azienda invece risale allo scorso 26 luglio e benché non proprio negativo non fu preso bene dal mercato, portando a un crollo di oltre il 10% del titolo a Wall Street.

L'azienda al cui comando è tornato già da un anno Jack Dorsey, aveva infatti fatto registrare 602 milioni di dollari di ricavi, una crescita del 20% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, ma non sufficiente secondo gli analisti, che si aspettavano una cifra superiore, pari a 606,8 milioni di dollari.  Perdita da 107 milioni di dollari nel secondo trimestre, previsioni non positive per il terzo e mancanza di crescita negli Stati Uniti hanno fatto il resto.

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Ora la sensazione è che i manager di Twitter sarebbero ben lieti di vendere ma che questa cosa non accadrà presto: alla fine è Twitter che ha fretta di vendere viste le brutte acque in cui naviga, mentre gli altri potrebbero voler attendere occasioni più propizie che potrebbero tradursi in offerte al ribasso. Del resto prima che si diffondessero le notizie di una possibile trattativa RBC Capital Markets aveva parlato di un forte rischio di crollo del titolo in borsa, anche del 25%, a causa degli scarsi introiti pubblicitari.