Quando Demis Hassabis ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica dalle mani del re di Svezia lo scorso dicembre, ha ammesso di aver provato una sensazione "molto surreale". A 49 anni, figlio di padre greco-cipriota e madre cinese-singaporiana, cresciuto in scuole pubbliche del nord di Londra, non incarnava esattamente l'immagine tradizionale del premio Nobel. Eppure, come direttore di Google DeepMind, questo uomo dalla personalità apparentemente normale si trova oggi al centro di quella che potrebbe essere la rivoluzione tecnologica più significativa della nostra epoca.
La storia di Hassabis inizia in modo inaspettato: a quattro anni era già un prodigio degli scacchi, e gareggiava nelle squadre giovanili inglesi nella categoria fino a tredici anni. "Quando fai una cosa del genere a un'età così giovane, plasma il modo in cui funziona il tuo cervello", spiega nel suo ufficio londinese, circondato da scacchiere autografate da leggende come Garry Kasparov e Magnus Carlsen. Quella formazione precoce nel pensiero strategico e nella gestione della pressione si rivelerà fondamentale per il suo futuro approccio all'intelligenza artificiale.
Con i soldi vinti negli tornei di scacchi, il giovane Demis acquistava i primi home computer come il Sinclair ZX Spectrum e il Commodore Amiga, imparando a programmare in un'epoca in cui pochi si interessavano ai computer. A diciassette anni creò Theme Park, un videogioco di successo in cui i giocatori dovevano costruire un parco divertimenti virtuale che reagiva alle loro decisioni.
La nascita di una visione rivoluzionaria
Nel 2010, dopo aver studiato informatica a Cambridge e conseguito un dottorato in neuroscienze all'University College London, Hassabis fondò DeepMind insieme a Shane Legg e Mustafa Suleyman. La missione era tanto semplice quanto ambiziosa: "Risolvere l'intelligenza e poi usarla per risolvere tutto il resto". L'azienda attirò rapidamente l'attenzione della Silicon Valley, dimostrando nel 2014 un'intelligenza artificiale capace di imparare a padroneggiare i videogiochi Atari senza alcuna conoscenza preliminare.
Fu durante questo periodo che Hassabis incontrò Elon Musk, allora concentrato principalmente sui suoi progetti spaziali. Durante un pranzo nella fabbrica di SpaceX in California, Musk spiegò la sua priorità di raggiungere Marte "come pianeta di riserva, nel caso qualcosa andasse storto qui". Hassabis gli fece notare un difetto nel ragionamento: "E se fosse proprio l'AI la cosa che va storta? Allora stare su Marte non ti aiuterebbe, perché se ci arrivassimo noi, sarebbe ovviamente facile per un'AI arrivarci attraverso i nostri sistemi di comunicazione". Musk rimase in silenzio per un minuto, riflettendo, e poco dopo divenne anch'egli un investitore in DeepMind.
Il trionfo di AlphaFold e il dilemma dell'accelerazione
Nel 2014 Google acquisì DeepMind per 400 milioni di sterline, una scelta motivata non solo dall'accesso a risorse finanziarie e hardware, ma anche dalla visione condivisa: i fondatori Larry Page e Sergey Brin vedevano Google "fondamentalmente come un'azienda di AI". La decisione di Hassabis di mantenere la sede a Londra, nonostante le pressioni per trasferirsi in California, rifletteva la sua convinzione sull'importanza di un approccio globale all'intelligenza artificiale.
Il breakthrough che ha portato al Nobel è arrivato con AlphaFold, il sistema che ha risolto il mistero delle strutture proteiche, mattoni fondamentali della vita. DeepMind ha ora decodificato oltre 200 milioni di proteine, rendendo questa risorsa disponibile pubblicamente e aprendo la strada a innumerevoli progressi medici. "Se avessi fatto a modo mio, l'avremmo tenuto in laboratorio più a lungo e avremmo fatto più cose come AlphaFold, magari curare il cancro", ammette Hassabis.
La corsa verso l'AGI e il futuro dell'umanità
Il panorama dell'AI è cambiato drasticamente nel 2022 con il lancio di ChatGPT, che ha colto di sorpresa anche Google. "Hanno puntato tutto sul potenziamento, quasi scommettendo tutto, il che è impressionante per una startup", riconosce Hassabis. "Tutti noi avevamo sistemi molto simili nei laboratori principali, ma potevamo vedere i difetti, come le allucinazioni. Nessuno aveva capito completamente che ci sarebbero stati questi casi d'uso straordinari".
Oggi la corsa è aperta: DeepMind è diventata "la sala macchine di Google", con l'AI integrata in ogni aspetto del business, dalla ricerca agli assistenti smart, dalla generazione di immagini agli occhiali intelligenti. I concorrenti stanno alzando la posta: Mark Zuckerberg offre stipendi da 100 milioni di dollari per i migliori ricercatori, mentre Microsoft ha recentemente sottratto più di 20 ingegneri a DeepMind.
Hassabis prevede che l'Intelligenza Generale Artificiale (AGI) - il punto in cui l'AI eguaglierà l'intelligenza umana - potrebbe arrivare "nei prossimi cinque-dieci anni, possibilmente verso il limite inferiore di questa stima". In altre parole, ci troviamo negli ultimi anni della civiltà pre-AGI, dopo i quali nulla potrà più essere come prima.
La sua visione è decisamente ottimista: "Assumendo che la guidiamo nel mondo in modo sicuro e responsabile, dovremmo trovarci in un mondo di quella che a volte chiamo abbondanza radicale". Parla di progressi medici, superconduttori a temperatura ambiente, fusione nucleare, avanzamenti nei materiali e nella matematica. "Dovrebbe portare a una produttività incredibile e quindi prosperità per la società", aggiunge, immaginando un futuro in cui l'umanità potrà viaggiare verso le stelle.
Tuttavia, le preoccupazioni non mancano: il consumo energetico astronomico dei futuri datacenter AI, la disoccupazione di massa, i deepfake, la disinformazione. Hassabis mantiene il suo "ottimismo cauto": "Se ci viene dato il tempo, credo nell'ingegnosità umana. Penso che riusciremo a farlo bene. Gli esseri umani sono infinitamente adattabili. La differenza qui è che sarà dieci volte più grande della Rivoluzione Industriale, e forse dieci volte più veloce".