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Storie di ransomware: 5000 IT Manager raccontano com’è andata

Tutti conosciamo, anche solo per sentito dire, i famigerati Ransomware: sono software malevoli che colpiscono computer e server criptandone i file per poi chiedere un riscatto al malcapitato proprietario. Recentemente, questo tipo di attacco informatico è diventato uno dei preferiti per i criminali che mirano a rimpinguare il proprio portafogli, quasi tutti, perché nonostante sia un tipo di minaccia ormai ben conosciuto molte aziende fanno ancora fatica a mettere in pratica delle contromisure efficaci.

Lo stesso backup, che molti pensano sia “l’arma definitiva” contro il ransomware, in realtà non aiuta molto. Moltissimi degli attacchi ransomware che colpiscono le aziende sono ormai ‘mirati’, ovvero condotti in maniera attiva da pirati informatici che oltre a inviare il software, si preoccupano prima di infiltrarsi nella rete per cancellare le copie dei dati che andranno a crittografare.

Nei casi, invece, in cui i backup esistano davvero, le cose vanno sicuramente meglio, ma non troppo. I moderni ransomware, infatti, tendono a diffondersi sulla rete interna e non si limitano a colpire un solo computer. Questo vuol dire che in caso di attacco, l’IT Manager dovrà ripristinare molte postazioni, con relativa perdita di tempo e produttività aziendale che si traducono in mancato fatturato e spese vive.

Ma quanto è grave esattamente il problema? Sophos lo ha chiesto a 5000 IT Manager che lavorano in 26 Paesi del mondo, tra i quali l’Italia e presenterà i risultati in un webinar gratuito destinato ad aziende medio/grandi che si terrà mercoledì 21 maggio.

Se lavorate in un’azienda medio/grande e siete interessati a sapere cosa è successo alle altre aziende che hanno sofferto di un attacco, scoprendo anche come lo hanno contrastato, potete iscrivervi cliccando su questo link.