Ripple ha presentato istanza per ottenere una licenza di Electronic Money Institution (EMI) nell'Unione Europea. La società californiana intende espandere la propria presenza nel Vecchio Continente e l'ottenimento di questa licenza è fondamentale perché permetterebbe a Ripple di emettere moneta elettronica e fornire servizi di pagamento in tutti gli stati membri dell'UE. In un contesto dove la direttiva MiCA sta ridefinendo i confini del settore crypto, posizionarsi come entità autorizzata garantisce una stabilità operativa necessaria per attrarre partner istituzionali e bancari.
L'Europa, grazie a un quadro regolatorio più chiaro, sta diventando il terreno d'elezione per le società che sviluppano soluzioni basate su ledger distribuiti come Ripple. Il focus resta la trasmissione di valore in tempo reale, abbattendo i costi e i tempi delle transazioni internazionali che ancora oggi affliggono il sistema finanziario tradizionale.
Per Ripple potrebbe comunque essere difficile sfidare i competitor, a partire dall’Euro Digitale. Ma avere una licenza approvata è se non altro il primo passo per iscriversi al campionato.
L'architettura dei pagamenti digitali nel mercato unico
Il processo autorizzativo richiede standard elevati in termini di protezione dei fondi e procedure antiriciclaggio. Ripple ha già dimostrato di voler seguire questa strada ottenendo licenze simili in altre aree, come Singapore. Sicuramente è un bel salto rispetto allo scenario “da far west” tipicamente associato alle criptovalute. Forse è un segno di maturità dell’intero settore, ma più probabilmente indica solo che Ripple sta seguendo una strada diversa.
Per le aziende del settore, d’altra parte, la capacità di offrire servizi regolamentati è ormai un requisito minimo di sopravvivenza. Non si può pensare di convincere aziende e privati senza offrire una solida compliance normativa. Allo stesso tempo, la frammentazione normativa globale spinge player come Ripple a cercare porti sicuri dove le regole del gioco sono scritte in modo inequivocabile ed è qui che un mercato come l’Europa diventa quello da preferire: regole solide e affidabili che garantiscono prevedibilità e certezza. Che è precisamente ciò che serve al mondo finanziario per prosperare. La sicurezza dei pagamenti digitali rimane una priorità assoluta per le autorità europee, e Ripple dovrà dimostrare la solidità della propria infrastruttura tecnologica.
L’Europa al centro dell’innovazione finanziaria?
Il mondo finanziario ha più bisogno di regole per una ragione molto semplice: nessuno è pronto a mettere il proprio denaro dove non ci sono certezze. Dunque, la strategia di Ripple può suggerire come la geopolitica delle licenze stia ridisegnando la mappa dell'innovazione finanziaria: mentre gli USA faticano a fornire linee guida coerenti, l'Europa si propone come un hub attrattivo per chi vuole scalare soluzioni di finanza decentralizzata (DeFi) all'interno di un perimetro certo. In altre parole, si può affermare che decentralizzato non significa selvaggio, e questo non può che piacere a investitori di ogni categoria.
Solo con le giuste garanzie, assicurate da licenze e autorizzazioni, le grandi aziende non possono integrare questi strumenti nei loro processi di tesoreria.
Tuttavia, resta da vedere come Ripple gestirà la concorrenza delle valute digitali delle banche centrali (CBDC), un ambito in cui la stessa azienda è molto attiva. Il rischio è che la licenza EMI sia solo un passaggio intermedio in un mercato che diventerà estremamente affollato e competitivo. Ripple, o qualunque altro attore in questo settore, dovrà dimostrare che il proprio protocollo offre un vantaggio competitivo reale rispetto alle soluzioni di trasformazione digitale delle imprese già implementate dai giganti del settore bancario.