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Le novità di Google per l’accessibilità

«La grande promessa della tecnologia è dare a tutti la stessa possibilità di raggiungere i propri obiettivi. Fino a quando ci saranno degli ostacoli per qualcuno, il nostro lavoro non potrà dirsi finito». Questo aveva detto tempo fa Sundar Pichai, CEO di Google. Ed è il motivo per cui il colosso del web e del digitale ha deciso di portare ancora una volta in Italia il suo programma di accessibilità. Dopo la prima esperienza, anche quest’anno Big G ha un bel po’ di novità a supporto di chi, al mondo, è portatore di disabilità ma non per questo fa a meno di utilizzare la tecnologia.

Eve Andersson, Direttrice del team Accessibility, ha presentato i nuovi prodotti di Google pensati per l’accessibilità, alcuni dei quali disponibili già altrove. Oltre a ciò, anche una panoramica sulle attività principali del suo team, in merito alle sfide sollevate dalla pandemia e alle soluzioni ideate per aiutare le persone con disabilità a restare in contatto. Lorenzo Caggioni, Cloud Engineer e inventore di DIVA, ha inoltre raccontato come trasformare un dispositivo fisico in un bottone digitale per renderlo ancora più accessibile: Action Blocks. Del resto, di necessità virtù, anche quando si tratta di accessibilità che, di fatto, non di rado guida l’innovazione, laddove un limite odierno può trasformarsi in un’opportunità domani.

Eve Andersson, Direttrice del team Accessibility di Google
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«L’accessibilità è un tassello importante per Google perché è insita nella mission principale del gruppo. Quando parliamo di accessibilità ci riferiamo a due aspetti principali. Il primo è quello che concerne il mondo digitale, considerano che un miliardo di persone è portatore di disabilità. Il secondo punto è come possiamo migliorare con la tecnologia la vita sul piano fisico. Quello che facciamo è dunque assicurarci che i nostri prodotti lavorino bene per chiunque, unendo i due livelli sopra descritti».

«Il mio team centrale lavora con il resto di Google per far si che prodotti e servizi siano pieni di quell’innovazione di cui abbiamo bisogno per ridurre le barriere tecnologiche all’ingresso e favorire l’accessibilità appunto». Un buon esempio di quanto Google si impegni nel paradigma del supporto all’accessibilità arriva dalle collaborazioni con progetti di terze parti, tra cui Action Blocks, che è una estensione digitale di DIVA, che era un pulsante fisico da premere per avere delle risposte da parte dell’Assistente Google.

A spiegarlo è il suo sviluppatore, Lorenzo Caggioni. «Situazioni come quelle generate dal Covid-19 hanno reso ancora più evidenti le difficoltà che certe persone vivono anche nel compiere operazioni quotidiane». Action Blocks può essere pensato come la risposta di Google a Siri Shortcuts o Alexa Routine, perché l’app consente di creare rapidamente e facilmente routine che possono essere abilitate con la semplice pressione di un pulsante. Fondamentalmente, ogni azione che si può chiedere all’Assistente Google ha di fatto l’opportunità di essere automatizzata e trasformata in un widget o una mini-app da posizionare nella schermata principale del dispositivo Android. Per esempio, un’icona con la foto di un familiare sulla schermata iniziale del telefono permetterà di chiamare quella persona. Un’altra icona potrà attivare il proprio video preferito su YouTube, oppure elencare gli appuntamenti della mattina. Un’altra ancora accenderà o spegnerà la luce della stanza, se questa è connessa all’Assistente Google.

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«Una persona con difficoltà nel toccare lo schermo ed effettuare alcuni passaggi può trovare sicuramente utile il poter premere solo un tasto per far compiere al telefono un’azione complessa». Ma non solo: Action Blocks comprende anche delle funzionalità in beta che estendono ulteriormente le possibilità di interazione semplificate. Tra le tante Lookout, finalmente in italiano, che comprende una “Etichetta prodotti alimentari” che, tramite l’uso della fotocamera, riconosce il testo inquadrato e la tipologia di prodotto.

«Ho avuto, in un certo senso, la fortuna di avvicinarmi alla disabilità con un’esperienza diretta, con l’opportunità di poter lavorare a stretto contatto con altre persone portatrici di handicap. Questo ti tiene, giorno dopo giorno, costantemente attivo e pronto a migliorarsi, con la convinzione di poter far qualcosa di concreto per gli altri».

Come ha sottolineato Google: «Siamo inoltre felici di annunciare due integrazioni per la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) con Tobii Dynavox, una delle realtà più importanti nel settore. Da oggi, infatti, attraverso Snap Core First di Tobii Dynavox, pensato per le disabilità del linguaggio, sarà possibile utilizzare l’Assistente Google per svolgere attività domestiche, come per esempio accendere l’illuminazione smart e attivare un dispositivo connesso. Inoltre, un’integrazione con Action Blocks permetterà di utilizzare gli oltre 40.000 simboli per la comunicazione aumentativa di Tobii Dynavox sui propri schermi Android, per rendere Action Blocks più familiare e utile».