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McKinsey: l’innovazione in Italia? Varrà il +13% del Pil entro il 2030

Questi i risultati del McKinsey Global Institute (MGI), relativi al contributo che l’innovazione e l'IA potrebbero portare all’economia italiana entro il 2030

Un incremento del Pil pari al 13% nel prossimo decennio, equivalente a 228 miliardi di euro: è il contributo che l’innovazione, in modo particolare quella abilitata dall’intelligenza artificiale, può portare all’economia italiana entro il 2030.

A stimarlo è McKinsey & Company e il suo istituto di ricerca economica McKinsey Global Institute (MGI), presenti a “The Future Is Now”, dibattito in occasione dei 50 anni della società di consulenza in Italia.

Nel corso del convegno sono state presentate alcune tra le più avanzate soluzioni tecnologiche per il business in ambito intelligenza artificiale, Industria 4.0 e design thinking.

Entro il 2030, in Europa, le competenze tecnologiche occuperanno una fetta sempre più importante del tempo lavorativo: +40% per le skill avanzate e +65% per quelle di base. La comunità di ricercatori europei è più ampia di quella degli Stati Uniti e della Cina e il numero di programmatori software europei è cresciuto del 4-5% negli ultimi due anni e oggi raggiunge i 5,7 milioni.

Per l’agenzia, nei prossimi anni l’innovazione riguarderà sempre più il Business-to-Business, con il settore industriale che nel continente si configurerà come tra i più innovativi al mondo.

Anche il settore pubblico potrebbe fare da volano per lo sviluppo dell’innovazione in Europa: la spesa europea per i prodotti e servizi pubblici ammonta a circa 2.000 miliardi di euro l’anno (pari al 14% del Pil).

«L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità unica per la competitività e la crescita del nostro Continente. L’Europa, e con essa l’Italia, possono contare su diversi punti di forza» ha affermato Massimo Giordano, Managing Partner McKinsey Mediterraneo.

«Un settore industriale all’avanguardia, un ampio bacino di talenti nella ricerca e nel tech, un numero di startup in continua crescita. Sarebbe quindi un peccato perdere questa occasione. Non si tratta infatti di un tema astratto, ma di ricchezza concreta, che per l’Europa potrebbe valere 2.700 miliardi di euro» ha poi concluso.