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MongoDB e Roma Capitale per la smart city ‘eterna’

L’architettura, la cultura e il cibo rendono Roma uno dei luoghi più affascinanti al mondo. E come ogni antica città, ha bisogni in continua trasformazione, che seguono direttamente le necessità portate avanti dalla tecnologia.

Con oltre quattro milioni di cittadini, studenti e turisti, innovare non è semplice. Peraltro, la massa mette sotto pressione le centinaia di servizi che consentono alla metropoli di animarsi ogni giorno. Gestiti da Roma Capitale, l’organo amministrativo locale, tali sistemi hanno avuto la necessità di evolvere e tenere il passo con le richieste della popolazione.

L’aggiornamento della tecnologia, dell’utilizzo dei dati e di più strumenti digitali offre nuove opportunità per tutti. Va in questa direzione la recente collaborazione di Roma Capitale MongoDB, la piattaforma dati per uso generale, progettata per consentire a sviluppatori e applicazioni di sfruttare il potenziale del software e delle informazioni.

MongoDB ha sede a New York e ha circa 27 mila clienti in oltre 100 paesi. La piattaforma di database è stata scaricata più di 175 milioni di volte, mentre le registrazioni alla MongoDB University sono oltre 1,5 milione. I prodotti girano sui principali provider cloud, nei data center aziendali, e direttamente sui sistemi degli sviluppatori.

Insomma, due eccellenze che si ‘incontrano’. Raffaele Gareri è l’uomo che si è assunto l’onere di guidare la trasformazione di Roma Capitale in Roma ‘capitale digitale’. Ingegnere, è appassionato di tecnologia ed è Chief Digital Transition Officer e responsabile del Piano Roma Smart City.

“Sono arrivato 2 anni e mezzo fa con il mandato di guidare e rafforzare il processo di trasformazione digitale che l’amministrazione aveva avviato, sottolineato anche da un cambio di denominazione dell’unità da “Dipartimento Innovazione Tecnologica” a “Dipartimento Trasformazione Digitale” con la volontà di passare da un’azione più tradizionale rivolta verso l’interno (gestione dei sistemi informativi e delle reti, e dei gestionali), a un ruolo più in linea con la rivoluzione digitale in atto nella nostra società che sta trasformando tutti i comparti: mobilità, turismo, assistenza sociale”.

“Abbiamo intrapreso un percorso basato soprattutto sul dialogo, incontrando gli assessorati, le associazioni di categoria, le università per trovare un linguaggio comune e una condivisione di questi nuovi modelli urbani confrontandoci sui vari aspetti. Solo con una convergenza verso uno scenario unitario delle strategie di tutti gli attori di una regione o di una città si possono realizzare realtà come le smart cities”.

“Il tema dei dati è un tema chiave, perché le nuove tecnologie, tra l’IOT e big data, se applicate in un certo modo consentiranno non solo di pensare a nuove politiche ma anche di offrire servizi data driven in tempo reale per i cittadini”.

“In questo contesto di digitalizzazione pervasiva, oltre alla necessità di governare i dati, è emersa anche quella di gestire i documenti elettronici. Avevamo un sistema datato per la gestione elettronica dei documenti e avevamo bisogno di rinnovare il sistema con un database più flessibile, veloce e scalabile, in grado di orientarsi anche verso le logiche di trattamento dei big data”.

“In quest’ottica abbiamo individuato in MongoDB una tecnologia in grado di rispondere a queste esigenze, che ci ha consentito di trasformare questa infrastruttura tradizionale che andrà sempre più ad abbinarsi a quei servizi più smart che non sono procedimenti amministrativi”.

Il progetto della Smart City di Roma può fungere come esempio anche per altre città italiane. Città come Milano, Genova, Firenze, Venezia, Napoli sono già piuttosto attive su questi temi, anche se poi ogni realtà si concentra maggiormente su alcuni aspetti specifici e meno su altri.

“Ognuna ha le sue dinamiche, ma è fondamentale confrontarsi e condividere le proprie informazioni ed esperienze per poter raggiungere i propri obiettivi in modo più efficace”.

Una metropoli di dati

«Roma si è sempre contraddistinta per il forte senso di responsabilità al servizio dei suoi cittadini» ci dice Gareri. «“Con quasi quattro milioni di abitanti e un milione di turisti e pendolari in qualsiasi momento dell’anno, la città deve essere in grado di fornire un’ampia gamma di prestazioni in ambito legale, amministrativo e finanziario. E noi ne siamo orgogliosi».

Raffaele Gareri, Chief Digital Transition Officer di Roma Capitale
roma capitale

«Roma Capitale è stata a capo di iniziative locali diffuse per più di 10 anni e ha contribuito alla valorizzazione dei beni ambientali, al miglioramento dei programmi economico- sociali e all’arricchimento dello sviluppo urbano. “Ma c’era bisogno di fare di più e di migliorare i nostri servizi. Dovevamo acquisire un approccio più moderno».

«A tal fine, il team doveva prima di tutto costruire una piattaforma dati centralizzata per la città, un ampio ecosistema che fosse in grado di inserire e contenere quantitativi enormi di dati diversi. Questo avrebbe consentito di ottenere informazioni in modo molto più semplice e rapido, consentendo il potenziamento dei servizi stessi».

«Il vero successo di ogni progetto Smart City è costituito dalla sua capacità di connettere tutte le parti interessate della città, quelle stesse parti che dovevano muoversi in modo indipendente durante l’era analogica» continua Gareri.

«La collaborazione tra pubbliche amministrazioni, aziende private, università, grandi enti locali e altro ancora, è un must. E ancora una volta, non è affatto un compito semplice».

«La nostra idea per il progetto della piattaforma dati per la città poggiava su quattro pilastri: centralità dell’utente (pensando ai nostri cittadini, ai turisti, agli studenti e ai lavoratori), sostenibilità, condivisione dei dati e precisione. Era necessario possedere tutti questi elementi portanti per garantire il sistema dati più adeguato».

Uno dei primi passaggi è stato quello di modernizzare il sistema di gestione documentale e dei contenuti della città, noto in Italia come GED Gestione Elettronica Documentale, apparato che ha più di vent’anni e che contiene tutti i dati della metropoli. «Originariamente costruito su un database relazionale proprietario oggi rappresenta uno strumento su cui i tecnici faticavano a lavorare».

Dal vecchio database al modello funzionale

«I dati erano impostati su un modello rigido e poco flessibile e per questo i membri del team avevano difficoltà nell’acquisire informazioni«. Poi è arrivata MongoDB. «MongoDB ci ha impressionato immediatamente facendo leva sull’elevata scalabilità e su un modello dati flessibile».

«Con loro, avevamo l’opportunità di gestire i dati in maniera più intuitiva, e ciò ha fatto una grande differenza. Per la prima volta siamo stati in grado di operare con varie tipologie di dati (dettagli relativi al trasporto, documenti legali, dati sul welfare ecc.) ottenendo prestazioni eccellenti».

roma capitale

Integrando milioni e milioni di punti dati su un’unica piattaforma, la squadra operativa ha potuto interrogarli e consultarli in tempo reale. Ciò ha iniziato a consentire di sviluppare applicazioni molto più rapidamente, così che Roma Capitale potesse rendere visibili le informazioni ai cittadini, migliorando l’interazione sociale.

Questo aspetto di efficienza e velocità si è rivelato essere un elemento critico quando la pandemia si è diffusa in Italia. Durante quei momenti difficili (e ancora oggi), la disponibilità dei dati tramite MongoDB ha fatto sì che servizi quali la sanità pubblica e la previdenza sociale diventassero più efficienti ed efficaci.

«Proprio con MongoDB, abbiamo cominciato a creare un magico mix di dati, una visione d’insieme con informazioni provenienti da fonti diverse e in forme differenti tra loro» ha aggiunto Gareri. «Bisognava farlo trovando un modo che garantisse efficienza e produttività a tutte le operazioni da noi svolte, un ecosistema che si muovesse alla velocità della nostra città».

Il funzionamento della piattaforma prevede la condivisione di un unico data lake, a cui i vari dipartimenti possono accedere per effettuare le inferenze del caso. Secondo Gareri, questo può portare anche a considerazioni prima impossibili, o applicabili solo dopo un lungo lavoro di incrocio dei dati. Ad esempio, durante il secondo lockdown, si è potuto mettere in relazione l’apertura dei negozi con l’afflusso di persone, grazie ai dati trasparenti degli operatori, per ottimizzare meglio la vita civica.

Verso la casa “digitale” del cittadino

Oggi, il nuovo ecosistema dati di Roma Capitale gestisce più di 110 milioni di documenti, ai quali ogni anno se ne aggiungono altri 10 milioni. Si tratta di oltre 50 TB di dati, utilizzati da migliaia di utenti, servizi online e applicazioni attraverso il sistema GED.

Questo ha consentito a Roma di passare dal quindicesimo al quarto posto nella graduatoria 2020 delle Global Smart Cities. Insieme a MongoDB, Roma Capitale è stata in grado di trasformare i sistemi e i servizi back-end per le infrastrutture, agevolando i cittadini e migliorando l’efficienza delle operazioni nella città.

Gareri e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale pensano ora all’espansione del progetto verso la cosiddetta “Casa Digitale del Cittadino”. L’idea è quella di collegare senza soluzione di continuità l’infrastruttura dati di MongoDB ad applicazioni front-end facili da usare, per dare nuove opportunità ai singoli, imprese e turisti.

“Presto tutti i cittadini potranno monitorare e tracciare l’avanzamento della propria documentazione e delle applicazioni personali per mezzo di un cruscotto interattivo. L’esperienza web-based sarà agile, di facile accesso e disponibile a tutti. Grazie ad una forte componente self-service, tutte le funzionalità saranno integrate con SPID, il sistema pubblico di identità digitale a disposizione dei cittadini.”