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Red Hat, la strategia resiliente incontra l’open organization

“Ogni CIO deve diventare un operatore cloud”. Con questa ammissione, derivata direttamente da Paul Cormier, CEO di Red Hat, Gianni Anguiletti, Vice-President Med Region di Red Hat, ha sottolineato la nuova tendenza del business che interessa il gruppo statunitense.

Sono diversi i mantra inscritti nella cosiddetta “Open Hybrid Cloud Vision” di Red Hat. Tra questi, la necessità di continuare l’innovazione, per attrarre nuovi clienti, così da affrontare concretamente la concorrenza delle compagnie “digital first”. Secondo Red Hat, il cloud aperto è l’unica piattaforma che permette alla information technology di essere abilitatore strategico a supporto delle iniziative di business delle imprese.

Proprio l’Open Hybrid Cloud è la strategia suggerita da Red Hat per raggiungere velocità, scalabilità e stabilità, necessarie a raggiungere gli obiettivi nella nuova normalità. Per rendere realtà concreta tale visione, Red Hat ha continuato ad investire, oggi come mai prima, nello sviluppo delle macro componenti che disegnano la visione del cloud ibrido aperto.

«Si parte dallo sviluppo di applicazioni moderne, cloud native, containerizzate e basate su microservizi, che possano far leva su paradigmi come l’IA, il machine learning, l’edge computing, per adattarsi in maniera elastica alle condizioni operative mutevoli nelle quali le aziende si trovano» spiega Anguiletti.

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Altro tassello è rappresentato dalle tecnologie per la comprensione e realizzazione di infrastrutture cloud ibride aperte, così da sfruttare ogni tipologia di risorsa computazionale.

Nuovo approccio verticale

«Red Hat, conscia del fatto che senza una concreta applicazione, la tecnologia è fine a sé stessa, ha analizzato il mercato odierno arrivando a formulare il concetto di “open organization”, per svolgere il ruolo di catalizzatore delle comunità aperte, e sviluppare soluzioni economicamente adottabili ma anche innovative».

«Il futuro vedrà un’ulteriore accelerazione dello scenario tecnologico di cui Red Hat è sempre stato protagonista. Siamo convinti che gli ambiti che andranno ad esprimere il maggiore potenziale saranno proprio l’edge computing e l’intelligenza artificiale, contesti su cui siamo già attivi da tempo» prosegue Anguiletti.

Un esempio concreto è il progetto con IBM “Mayflower Autonomous Ship”, che si propone di dimostrare le capacità dell’IA a bordo di una nave senza equipaggio, che compirà la traversata dei padri pellegrini 400 anni fa, dal porto di Plymouth in Regno Unito all’omonimo in Massachusetts.

Il mercato italiano sta dando a Red Hat un bel po’ di soddisfazioni. Il reparto della cybersecurity è cresciuta del 9%, quello del mobile business del 4,4%, ma soprattutto il cloud, avanti del 20,4% rispetto alla rilevazione precedente.

«A seguito della pandemia, il mercato ha perso lo 0,6% ma il recupero è arrivato presto, con un +0.3%, conseguenza dei driver tecnologici che portano i numeri verso l’alto» sottolinea Rodolfo Falcone, Country Manager at Red Hat Italia.

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«Peraltro nel Pnrr vi è un 40,73 miliardi di euro in fondi stanziati alla digitalizzazione, tale da toccare diverse industry e settori e la promessa di portare in avanti fortemente la pubblica amministrazione. Ciò porterà un miglioramento tangibile nel nostro sistema di vita e di interazione con gli enti».

Red Hat ha dunque deciso di operare nel nostro Paese procedendo con una razionalizzazione della struttura. Tre team diversi saranno focalizzati su diversi segmenti. Un team di venditori e tecnici per compagnie enterprise e white space; uno dedicato al mid-market e un terzo alle PMI.

«La focalizzazione non è risposta solo alle dimensioni del mercato ma anche alla verticalità dello stesso. Abbiamo visto che creare un expertise diviso per industria permette di qualificare meglio l’approccio e ottenere case studies di qualità» conclude Falcone.