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Scarseggiano in azienda gli strumenti per la mobilità

La diffusione esplosiva di dispositivi mobili, dagli smartphone ai tablet ai portatili nelle loro varie versioni porterebbe a supporre che i dipendenti di un'azienda si lamentino per la sovrabbondanza di dispositivi, che implica complicazione, difficoltà di allineamento, peso, diversità di formato nell'accedere alle informazioni e così via. Ma è davvero così? Ebbene, sembrerebbe proprio di no, o quasi.

Ma cominciamo dall'inizio. Una ricerca realizzata da Vanson Bourne per conto di VMware ha evidenziato come poco meno del 60% dei dipendenti italiani abbia salvato, inoltrato, ricevuto o modificato un documento aziendale utilizzando un proprio dispositivo personale, secondi in questo come percentuale solo ai Paesi Nordici. Da parte loro invece, oltre l'80% dei responsabili IT di aziende italiane ha scelto o ha in programma di adottare soluzioni per il BYOD.

Se i risultati evidenziano la complessità della gestione dell’uso dei dispositivi mobili e delle applicazioni nelle aziende europee quello che colpisce è però che, dati alla mano, quasi i due terzi dei dipendenti (65% per l'esattezza) ritenga che la propria azienda non stia fornendo loro gli strumenti mobili o le applicazioni adatte per essere produttivi ed efficienti o, altresì, abbia stabilito delle policy in ambito mobile che forniscano la giusta flessibilità al fine di lavorare in modo realmente efficace e produttivo quando si è in movimento.

Se questa è la posizione degli utenti, non è il caso che si aspettino a breve la soluzione dei loro problemi, perlomeno stante quanto emerso nella ricerca. I dipartimenti IT, infatti, appaiono o si dichiarano al momento incapaci di far fronte alle richieste dei dipendenti in chiave di apertura per quanto riguarda i dispositivi mobili personali. Alla domanda se la divisione IT sia in grado o meno di far fronte alle richieste da parte dei dipendenti di aver accesso alle applicazioni da più dispositivi mobili, circa la metà dei responsabili IT italiani (45%) non ritiene che il proprio dipartimento sia realmente in grado, sic stanti bus rebus (leggi i quattrini disponibili), alle esigenze di mobilità del personale aziendale.

In fondo al tunnel si intravede però la luce. Le aziende, infatti, riconoscono che policy adeguate in chiave BYOD per quanto concerne i dispositivi mobili possono dare contribuire ad incrementare la produttività e la soddisfazione del dipendente e si stanno adeguando inproposito. La tendenza è sostanziata dal fatto che oltre l'80% dei responsabili IT in Italia (a fronte di una media europea di poco superiore al 70%) dichiara di aver implementato o di avere in programma di implementare soluzioni a sostegno del BYOD, il che lascia supporre che i budget necessari siano stati decisi ed allocati. Inoltre, il 62% dei responsabili IT italiani intervistati ha dichiarato che nel corso del 2013 saranno predisposti sistemi e policy che avranno come norma e non come eccezione che i dipendenti siano mobili e accedano ai dati da remoto.

"C’è una chiara tendenza che vede emergere una classe di ribelli della mobility con una motivazione reale, una nuova ondata di dipendenti che usano i dispositivi mobili a proprio vantaggio per lavorare più efficacemente e guidare l’innovazione", ha dichiarato Alberto Bullani, Regional Manager di VMware Italia. "Molte aziende si stanno mettendo al passo con questa tendenza; se i lavoratori non hanno a disposizione le risorse mobili che richiedono, molti di loro prenderanno l’iniziativa per cambiare da soli la situazione. Le aziende più all’avanguardia ne sono consapevoli e stanno dando la priorità a strategie mobile formali per controllare l’iniziativa della propria forza lavoro mobile e offrire loro un vantaggio competitivo".

Alberto Bullani

La ricerca ha anche fatto emergere i pericoli legati alla sicurezza che i dipartimenti IT devono affrontare. Quasi il 60% dei responsabili IT pensa che le informazioni aziendali vengono salvate su dispositivi personali, ma solo il circa la metà di questi sospetta che queste informazioni possano essere commercialmente sensibili, rispetto al 50% della media europea.In sostanza, correlando i dati, si evince uno scollamento fra i responsabili IT e i dipendenti, perché oltre il 30% dei dipendenti intervistati pensa che i dati salvati nei propri dispositivi personali non siano commercialmente sensibili.

Secondo i decisori IT, la maggior parte (70%) dei responsabili aziendali in Italia è consapevole del problema legato ai dati commercialmente sensibili conservati negli smartphone, ma la cosa non li preoccupa o non ritengono sia una priorità occuparsene. Il livello di indifferenza rispetto a questa questione in Italia è il più alto d’Europa, dove la media è del 45%.

"Le aziende devono trovare un equilibrio fra l’adozione e la promozione di una cultura del lavoro flessibile e la protezione della proprietà intellettuale dell’azienda e i dati dei clienti. La crescita del mobile è un dato di fatto che sta creando una vera e propria sfida per la gestione e la sicurezza ai dipartimenti IT", ha dichiarato Bullani.


I risultati in pillole:

  • Più della metà dei dipendenti (53%) ha preso in considerazione quali implicazioni per la sicurezza comporti salvare dati aziendali su servizi di file hosting online free, ma il 45% di quelli che sono consapevoli dei rischi ha caricato comunque un documento dell’azienda sul sito.
  • La maggioranza degli intervistati (86% in Italia) che hanno accesso ai dati dell’azienda dal proprio smartphone afferma che tale accesso non è regolato dal proprio responsabile o dalle Risorse Umane.
  • Le prime cinque richieste da parte dei dipendenti, secondo i responsabili IT italiani, sono:

         * Avere accesso alla posta elettronica da dispositivo mobile 51%
         * Avere accesso alla Intranet aziendale 50%
         * Avere accesso alla VPN 39%
         * Avere accesso a social network aziendali come Yammer 26%
         * Avere accesso alla gestione delle spese 24%