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Summit Tilt: perché è così difficile innovare in Italia?

Durante il Summit Tilt, tenutosi a Trieste, è emerso che innovare in Italia è molto difficile, ma resta l'unico modo per superare le crisi.

Il Summit Tilt è un evento organizzato a Trieste da Teorema, azienda triestina che offre soluzioni per la digitalizzazione del business, al quale hanno partecipato il presidente della regione Debora Serracchiani, il sindaco della città Roberto di Piazza, Stefano Casaleggio (direttore generale di Area Scienze Park), il Regional Manager Nord Est di Unicredit Sebastiano Musso, l’amministratore delegato di Microsoft Italia Carlo Purassanta e, ovviamente, Michele Balbi, Presidente di Teorema.

Data la forte presenza politica e di enti di zona, l’evento ha avuto una forte caratterizzazione locale, ma molti temi sono comunque condivisibili a livello nazionale.

Su tutto, è apparso chiaro che tutti i partecipanti fossero d’accordo sul fatto che dalle crisi si esce investendo in innovazione, ma anche che innovare è tutt’altro che semplice.

Teorema è una software house che ha un robusto reparto di ricerca e sviluppo e la sua testimonianza è piuttosto sorprendente: “Sembra paradossale” – dice Michele Balbi – “ma un grosso freno all’innovazione viene proprio da quelle aziende che di innovazione dovrebbero vivere”.

“Nella nostra regione” – continua – “le aziende attive nello sviluppo del software e nel comparto informatico sono circa 700, ma sono realtà che hanno una grande conoscenza e competenza solo nelle soluzioni che vendono. Questo le rende molto focalizzate sul ‘presente’ e piuttosto resistenti nello studiare e abbracciare soluzioni nuove”.

Debora Serracchiani punta il dito anche sul tessuto culturale della regione: “Sebbene la Regione stia facendo molto per promuovere l’innovazione, finora molti sforzi si sono infranti contro la difficoltà che si incontra a far collaborare aziende di zone diverse, a causa di forme di campanilismo che hanno radici molto antiche.”

“Per fortuna” – continua – “davanti alle difficoltà imposte dalla crisi degli anni passati molti imprenditori sono riusciti a superare le loro divergenze e unire le forze. Quindi un risvolto positivo c’è stato, con conseguente ricaduta sul mercato”.

Secondo la presidente della Regione, il governo italiano si è anche mosso bene nei confronti delle start-up, adottando per l’80% le misure indicate dalla comunità europea.

Su questo punto, però, Michele Balbi resta comunque scettico: “La situazione delle startup sul nostro territorio è quantomeno difficile. I dati che mi sono pervenuti parlano, per il 2016, della nascita di 96 startup a fronte della chiusura di 490 (si spera per lo più aperte negli anni passati, ma non c’è un dato esatto a proposito – ndr)”.

Una difficoltà che trova conferma anche nei numeri del bando stesso promosso da TILT. A fronte di 30 potenziali start-up selezionate per un’opera di incubazione e promozione, solo 3 sono state presentate durante l’evento.

“Uno dei problemi principali” – dice Carlo Purassanta di Microsoft – “sta nella distribuzione dei fondi. In Italia ci sono oltre 100 incubatori che seguono circa 6000 start up. In questo modo è difficile fare networking e concentrare le risorse. Bisognerebbe ridurre il numero di incubatori per attrarre più Venture Capital, che in Italia latita.”

Secondo dei numeri dichiarati durante il summit, infatti, in Italia verrebbero investiti dalle società di Venture Capital solo 200 milioni all’anno contro i 2 miliardi della Francia e i 25 miliardi della sola area di New York.

Eppure, le potenzialità nel nostro Paese non mancano, come testimoniano le tre società selezionate da Tilt.

startup

La prima startup presentata si chiama Foodchain ed è un sistema di tracciabilità della catena dei prodotti agricoli basata sulla tecnologia del blockchain. Grazie alla sua particolare struttura, si può applicare a qualsiasi prodotto, ma il primo settore di applicazione è stato quello dei vini, dove la tracciabilità delle materie prime è importantissima. La visione del fondatore è quella di creare un sistema grazie al quale il consumatore possa, un giorno, conoscere la storia di qualsiasi cibo veda in un supermercato.

Mysnowmaps, invece, è un sistema software destinato alla previsione di disponibilità idrica in fiumi e falde, un dato importantissimo per organizzare e mettere in opera le irrigazioni delle colture. Tutto parte da un sistema di rilevamento della quantità di neve in zone coperte da sensori e dalla stima della copertura nevosa in quei luoghi dove non sono presenti sistemi di rilevamento.

Emoji, infine, è una applicazione dedicata all’analisi delle reazioni della clientela che passa davanti a vetrine e prodotti.