Software & Hardware

Suse presenta Enterprise Storage 6

Suse ha presentato Enterprise Storage 6, la nuova versione della soluzione software-defined storage basata sulla tecnologia Ceph. La novità principale è rappresentata dalle funzionalità dedicate al supporto dei workload containerizzati e in cloud, così per realizzare una migliore integrazione con i cloud pubblici e le capacità di protezione dati.

Basata sulla release Ceph Nautilus, Suse Enterprise Storage 6 permette ai clienti di godere di varie funzionalità business-oriented, ad esempio riducendo i silos di risorse storage, così da estrarre informazioni in maniera più semplice, seppur ancora avanzata.

“La grande attenzione che Suse ha dedicato a cloud e container all’interno di Suse Enterprise Storage 6 è in linea con la direzione che le aziende stanno seguendo oggi”, ha sottolineato Amita Potnis, research director della Enterprise Infrastructure Practice di IDC. “Le aziende stanno trasformando le proprie infrastrutture IT per approfittare della tecnologia cloud, pur dovendo affrontare i crescenti volumi di dati che allo stesso tempo favoriscono e rallentano attualmente l’innovazione. Le soluzioni software-defined storage di Suse faciliteranno questa trasformazione eliminando gli ostacoli, semplificando l’integrazione con il cloud e velocizzando l’innovazione per consentire alle aziende di soddisfare esigenze di business in mutamento”.

Tra i primi utenti della nuova release di Enterprise Storage 6 c’è l’Università del Maine, che sta usando la piattaforma in ambito HPC: “Suse Enterprise Storage ha già prodotto indiscussi miglioramenti per i nostri progetti di deep learning, uno dei quali richiedeva la presenza di due milioni di file all’interno della stessa directory. Inserire questi file in SUSE Enterprise Storage ha migliorato le performance di oltre dieci volte rispetto alla soluzione storage precedente. Grazie alla stabilità e alla facilità di gestione della soluzione Suse abbiamo potuto ridurre significativamente il tempo trascorso a gestire i dati live e quelli archiviati. Ciò lascia il nostro team libero di concentrarsi sulla creazione di nuovo valore per l’ateneo e per i suoi sofisticati progetti di ricerca – ha spiegato Steve Cousins, supercomputer engineer dell’Università del Maine.