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Tablet, smartphone e BYOD sovraccaricano la rete

Ogni evoluzione tecnologica o cambio di abitudini si presenta all'inizio come un processo evolutivo gradito e in grado di apportare benefici per l'azienda a costo zero, ma poi può finire con il presentare aspetti non previsti e onerosi. Il diavolo, spesso, si nasconde nei dettagli.

È questo quello che si sta verificando con la forte diffusione in azienda di terminali portatili quali tablet e smarthpone, che nelle loro ultime generazioni costituiscono dei potentissimi strumenti di comunicazione a larga banda ed in grado di abilitare, complici anche la grande capacità trasmissiva delle reti wireless pubbliche, sia il trasferimento di file di grossa dimensione, quali i video in alta definizione, che applicazioni di unified communication multimediali in cui il video la fa sempre più da padrone.

Questa sensazione, che era già da tempo nell'aria, è confermata da studi recenti che mettono in guardia dal procedere ad una evoluzione incontrollata della comunicazione aziendale in chiave BYOD, ovverossia quel paradigma in base al quale un dipendente può utilizzare il dispositivo che meglio crede.

Ad esempio, nell'ambito di un recente studio, Blue Coat Systems, una società che opera nel segmento della sicurezza Web e dell'ottimizzazione della reti geografiche, ha rilevato la larghezza di banda impiegata da un dipendente che utilizzava per le sue attività due dispositivi iOS, uno un iPhone e l'altro un iPad. È stato rilevato che, nel breve lasso di tempo di un paio di settimane, l'impatto sulla rete aziendale era stato superiore ai 53 GB.

Per le reti attuali a prima vista può sembrare un traffico supportabile ma può non esserlo se lo si moltiplica per centinaia di dipendenti che l'eccesso di traffico lo generano contemporaneamente. Il collo di bottiglia che ne risulta può portare a rallentamenti critici nel funzionamento delle applicazioni business critical qualora non si proceda ad un efficace controllo. Il problema però rimane se quel sovraccarico è generato proprio nell'utilizzo di applicazioni critiche, come quelle di unified communication.

I dati di fatto, evidenzia lo studio, sono che a partire dal 2009 l'adozione dei dispositivi BYOD è aumentata di 15 volte, con oltre un miliardo di dispositivi in circolazione previsti entro la fine dell'anno.

Secondo il recente studio "Global Mobility Study", condotto da IDG Research Services, il 71% dei dipendenti dichiara poi di accedere alla rete aziendale utilizzando il proprio smartphone personale. In un mese, il peso di questi dispositivi sulla larghezza di banda aziendale può variare da 4 a oltre 200 GB.

Si tratta di dispositivi che consumano una notevole quantità di banda e che finiscono con l'impattare anche pesantemente sulla rete e di conseguenza sulle prestazioni delle altre applicazioni business. In definitiva, se da un approccio BYOD si ipotizza un risparmio di costi e un incremento della produttività, se il processo non è valutato bene in tutti i suoi aspetti e se non si adegua la rete si può facilmente ottenere il risultato opposto, maggiori costi, disservizi e inefficienza.

Ma quali sono le attività degli smartphone che comportano un consumo della banda in modo potenzialmente critico? Ad esempio applicazioni quali:

– Aggiornamenti del sistema operativo: gli utenti richiedono che i dispositivi vengano connessi a un computer o a una rete Wi-Fi, affinché sia possibile eseguire il download di sistemi operativi.

– Download di applicazioni: Un utente scarica in media più di 40 applicazioni da iTunes, Apple e Google Play, le cui dimensioni possono variare da una quantità minima a migliaia di megabyte. Va poi considerato che gli aggiornamenti sono file di immagine a forte impatto sulla banda.

– Caricamento di foto e video: le fotocamere integrate negli smartphone sono capaci di acquisire immagini, la maggior parte delle quali ad alta risoluzione, e poi caricarle su piattaforme come iCloud o Flickr per condividerli con i propri colleghi, amici o familiari.

– Download di video e risorse multimediali: si tratta dei contenuti video resi disponibili per il download attraverso iTunes, Amazon e siti simili. Un video su YouTube richiede 500 Kbps per essere scaricato, pertanto, un singolo utente in un ufficio remoto con una connessione E1 (circa 2 Mbps) occuperà il 25% della larghezza di banda per tutta la durata del video.

– Backup sul cloud: iCloud offre agli utenti 5 GB di spazio di archiviazione gratuita nel cloud per la sincronizzazione di contenuti come foto, e-mail, musica, video e applicazioni con tutti i dispositivi connessi. I backup incrementali vengono eseguiti quotidianamente e variano da pochi kilobyte fino a raggiungere i 20 megabyte, a seconda della quantità di nuovi dati da sincronizzare.

Cosa si può fare per contenere l'impatto che la propensione al BYOD ha sulla rete? Tra i punti suggeriti vi è ad esempio:

– Realizzare il monitoraggio in tempo reale di tutte le applicazioni e dei contenuti Web sulla rete aziendale in modo da rilevare il traffico generato dal BYOD su siti di contenuti multimediali e di applicazioni.

– Definire policy QoS che limitino la banda utilizzabile per il downstream BYOD e il traffico upstream, abilitando la fruizione della banda necessaria solo per applicazioni connesse al core business, ad esempio videoconferenze con clienti.

– Ottimizzare i protocolli e i download delle applicazioni o dei contenuti multimediali on-demand

A questo punto, ripreso il controllo della situazione, si può cominciare a pensare ai benefici apportati dal BYOD ed alla maggior soddisfazione dell'utilizzatore di un proprio terminale, che a questo punto può avvenire non a scapito dell'azienda e dei suoi bilanci.