ByteDance ha finalizzato la cessione dell'80,1% di TikTok a un consorzio di investitori americani guidato da Oracle, il fondo di private equity Silver Lake e il fondo sovrano MGX di Abu Dhabi, ponendo fine a una battaglia legale che ha tenuto in sospeso il futuro della piattaforma negli Stati Uniti per anni. L'accordo crea una nuova entità statunitense con un amministratore delegato americano, Adam Presser, e un consiglio di amministrazione a maggioranza americana, mentre ByteDance mantiene una quota di minoranza del 19,9%.
L'operazione si configura come una soluzione ibrida che fa sorgere molte domande sulla reale autonomia della nuova struttura: se da un lato la proprietà passa formalmente in mani americane, dall'altro ByteDance conserva asset strategici come il controllo sull'algoritmo di raccomandazione, che l'autorità cinese per la sicurezza informatica ha chiarito rimarrà sotto licenza cinese insieme ai diritti di proprietà intellettuale. Una contraddizione che potrebbe rivelarsi il tallone d'Achille dell'intero accordo.
Il nodo della vicenda risale al 2024, quando il Congresso ha approvato a larga maggioranza una legge che imponeva la vendita di TikTok a un acquirente statunitense o il divieto totale della piattaforma, motivato da timori sulla sicurezza dei dati degli utenti americani e sul possibile utilizzo dell'app da parte del governo cinese per raccogliere informazioni sensibili. La Corte Suprema ha confermato la legittimità del provvedimento nel gennaio 2025, ma l'intervento di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha cambiato le carte in tavola con una serie di ordini esecutivi che hanno prima sospeso e poi procrastinato ripetutamente l'entrata in vigore del bando.
La struttura finanziaria dell'operazione vede Silver Lake, Oracle e MGX detenere ciascuna una quota del 15%, con la partecipazione anche della società di investimento di Michael Dell, fondatore di Dell Technologies. Oracle assume un ruolo particolarmente delicato: supervisionerà l'algoritmo di raccomandazione per gli utenti statunitensi, che secondo l'azienda verrà riaddestrato utilizzando esclusivamente dati americani per garantire che il feed dei contenuti sia libero da manipolazioni esterne. Una promessa che dovrà confrontarsi con la realtà tecnica della proprietà intellettuale cinese sul codice.
Il consiglio di amministrazione della nuova entità, composto da sette membri tra cui esperti di cybersecurity e sicurezza nazionale, include figure di Oracle, Silver Lake, MGX, TPG e Shou Zi Chew, attuale amministratore delegato di TikTok. Presser, precedente general manager e responsabile globale delle operazioni e della sicurezza della piattaforma, guiderà operativamente la società.
Sul fronte geopolitico, l'accordo ha ricevuto il via libera sia dalla Casa Bianca che dal governo cinese, sebbene l'ambasciata cinese si sia limitata a dichiarare che la posizione di Pechino su TikTok rimane "coerente e chiara". Trump ha ringraziato pubblicamente il presidente Xi Jinping per aver "collaborato con noi e, in definitiva, approvato l'accordo", definendo la nuova proprietà come "un gruppo di grandi patrioti e investitori americani".
La legislazione del 2024, approvata sotto la presidenza di Joe Biden, vietava esplicitamente a ByteDance di mantenere legami operativi con una venture americana di TikTok, ma conferiva al presidente l'autorità di stabilire se un accordo rispetta i requisiti della legge. Un margine di discrezionalità che Trump ha sfruttato appieno, trasformando una questione di sicurezza nazionale in un'operazione di dealmaking che porta la sua firma politica.
L'impatto sui creator americani, che avevano mobilitato un'opposizione diffusa contro il divieto per la dipendenza economica dalla piattaforma, appare momentaneamente risolto. Tuttavia, la sostenibilità a lungo termine di una struttura in cui la tecnologia di base rimane sotto controllo cinese mentre la governance è americana resta da dimostrare, soprattutto di fronte a un Congresso che aveva espresso con chiarezza i propri timori sulla sicurezza nazionale.
L'architettura giuridica dell'operazione solleva questioni fondamentali sulla reale efficacia delle misure di sicurezza promesse: come garantire che un algoritmo sviluppato e licenziato dalla Cina possa essere effettivamente isolato da interferenze esterne? La dicotomia tra proprietà formale e controllo sostanziale della tecnologia rischia di trasformare questo accordo in un espediente politico più che in una soluzione strutturale, lasciando aperto il dibattito su quale sia il confine accettabile tra integrazione economica globale e sovranità digitale nazionale.