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C'era una volta la magica Commodore ma poi fallì. Perché?

Fosse andata diversamente, oggi avremmo tutti un Commodore. "Sulla cresta del baratro. La spettacolare ascesa e caduta della Commodore" è un libro di Brian Bagnall che racconta la storia, finita male, di un mito dell'informatica. Avvincente.

C'era una volta la magica Commodore ma poi fallì. Perché?

C'era una volta Commodore, la prima azienda al mondo a vendere un milione di personal computer multimediali a basso costo, molti anni prima di Apple e dell'avvento di Internet. Era il 1981 quando l'azienda fondata vent'anni prima dall'ebreo polacco Jack Tramiel, scampato all'olocausto durante la prigionia nel campo di concentramento nazista di Auschwitz, produsse il VIC-20, una macchina da collegare al televisore già dotata di grafica e suoni. Costava 299 dollari. L'anno dopo arrivò il gioiello Commodore 64 - ne furono venduti 22 milioni di esemplari - e, nel 1985, sbarcò sul mercato il Commodore Amiga.

L'azienda sembrava non avere rivali ma nel 1994 fallì. Perché? Clamorosi e incredibili errori di gestione e marketing. Una meteora raccontata con dovizia di particolari da Brian Bagnall nel voluminoso libro "Sulla cresta del baratro. La spettacolare ascesa e caduta della Commodore", edito in Italia per iniziativa dell'associazione culturale Apulia Retrocomputing.

Per i lettori meno giovani Commodore è stato il primo approccio all'informatica. Avere per le mani un VIC-20 o un 64 era come indossare le ali per spiccare il balzo verso un nuovo mondo. Ebbene, gran parte di quella storia è finita nell'oblio, messa da parte per celebrare i fasti di altre aziende che ancora oggi dominano il mercato. Quello che è accaduto a Commodore potrebbe succedere ad altri? Quanti e quali epic fail possono determinare un'ascesa così spettacolare e una caduta così vertiginosa?

Il libro di Brian Bagnall ricostruisce nei dettagli tutto il percorso, con interviste ai protagonisti, dai manager agli ingegneri, ai lavoratori. Utile per chiunque ami riflettere su cosa accade nel fantasmagorico mondo della tecnologia. Il fondatore Jack Tramiel, oggi sconosciuto ai più, era un visionario con il pallino degli affari. Fosse andata diversamente, sarebbe più famoso di Steve Jobs. Peccato che Tramiel si sia rifiutato sempre di dire la sua. Anche a Bagnall, che ha cercato invano di intervistarlo prima della sua morte, nel 2012.   

Sulla cresta del baratro. La spettacolare ascesa e caduta della Commodore

Una storia di cattiva finanza che ha prevalso sull'aspetto industriale. L'autore del libro-inchiesta sostiene che dietro il fallimento di Commodore ci sia la longa manus di Irving Gould, il capitalista che finanziò l'azienda in un momento difficile e che da quel momento interferì in ogni attività. Tra le interviste più belle, quella a Peddle Chuck, il mitico ingegnere che con altri creò il microprocessore a 8 bit MOS 6502, messo in vendita nel 1975 a 25 dollari, a quei tempi la più economica CPU disponibile sul mercato.

Scoprirete, leggendo questo libro, perché i floppy disk erano così lenti e perché tantissimi Amiga furono mandati al macero (valevano milioni di dollari!) a causa di una parolaccia inserita nella ROM da un dipendente arrabbiato con l'azienda. Non aggiungo altro per non togliervi il piacere della lettura. Un grazie agli amici di Apulia Retrocomputing per aver strappato all'oblio una storia così triste e affascinante.

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