Collateral, una miniserie inglese che affronta l'attualità

Quasi due anni dopo il referendum per la Brexit, la Gran Bretagna si trova nell'occhio di un ciclone politico e sociale, con molte contraddizioni e discussioni di cui non vedremo una fine nel breve periodo. Era solo questione di tempo prima che questo clima di incertezza raggiungesse la narrazione popolare contemporanea, sia al cinema che in televisione. E se parli di televisione, non puoi ignorare l'imponente BBC, emittente nazionale che da sola ha prodotto fra i serial televisivi più interessanti e profondi degli ultimi anni quali Sherlock, Doctor Who o Peaky Blinders.


Oltre alle serie (più o meno) stagionali, la BBC produce numerosi film e miniserie televisive di qualità, spesso usate all'estero come chiavi di lettura per comprendere il clima socio-politico dell'isola. Collateral - da non confondersi con il film omonimo del 2004 con Tom Cruise - rappresenta un buon esempio di narrativa televisiva che sfrutta l'intrattenimento e i tempi del piccolo schermo per inquadrare la realtà di instabilità che al di là della Manica si sta vivendo negli ultimi tempi, fra xenofobia e chiusura delle frontiere.

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L'omicidio rappresenta sempre un punto di inizio forte e d'impatto per una storia, e Collateral inizia con un caso quantomeno insolito: il fattorino extracomunitario di una pizzeria viene assassinato a colpi di pistola nel pieno centro di un quartiere benestante di Londra, appena dopo una consegna. Tutto fa pensare ad una esecuzione, forse al delivery man sbagliato. Per risolvere il caso è richiamata dalla maternità la detective Kip Glaspie, che fin da subito si insospettisce per l'interesse al caso mostrato dalle istituzioni e i servizi segreti.

A partire dall'omicidio si dipanano diverse storie, più o meno connesse al caso, che forniscono una buona visione generale della società inglese degli ultimi anni, specialmente in materia di immigrazione. Quest'ultima rimane il punto focale di tutta la serie, e non solo del caso di omicidio. L'assassinio del fattorino è solo la punta dell'iceberg di un sistema clandestino che si arricchisce sulla tratta dei migranti e fa leva sul razzismo insito nel cuore della società inglese.

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I personaggi sullo schermo sono tanti e ricoprono numerosi ruoli, considerato che si tratta di una mini-serie: seguiamo ad esempio la vicenda familiare di un deputato laburista (il bravo John Simm) che reprime i suoi ideali in cambio dell'approvazione del partito, i segreti di una sacerdotessa omosessuale, e lo stress post-traumatico e i soprusi subiti da una militare in caserma. Non tutte le storie sono collegate fra loro o al caso principale, e sebbene sia evidente la volontà dello sceneggiatore David Hare di dipingere un affresco generale della società inglese, il poco minutaggio concessogli non permette a tutti i suoi personaggi di splendere o di rappresentare ogni sfumatura della loro storia.

Su tutti spicca ovviamente il personaggio di Kip, interpretata dalla bravissima candidata al premio Oscar Carey Mulligan, che finalmente porta in scena un personaggio diverso dai suoi precedenti ruoli e passa da essere una donna quasi vittima degli eventi a un personaggio più forte e carismatico. Purtroppo anche per la protagonista la sceneggiatura non ha il respiro sufficiente per rappresentare al meglio i suoi retroscena di atleta professionista o le aspettative di futura madre. Ne risulta un personaggio interessante solo sulla carta, mosso solo da empatia verso le vittime della vicenda e un senso di giustizia un po' da manuale.

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La stessa sorte è riservata ai cattivi della vicenda, presentati come burattinai abbastanza anonimi e senza grosse motivazioni se non il vile denaro, caratterizzati in modo bidimensionale, senza le sfumature necessarie a renderli interessanti quanto gli altri personaggi.

Collateral soffre quindi del problema opposto a quello che affligge molte altre serie TV: ha tanto da raccontare ma poco tempo per farlo. Nemmeno i mezzi offerti dalla co-produzione con Netflix hanno offerto la possibilità di svilupparlo in una serie fatta e finita. L'investigazione risolve il caso un po' troppo velocemente, in pratica basandosi su un singolo testimone. Un gran peccato, perché aveva le carte in regola per diventare una visione consigliatissima per tutti.


Tom's Consiglia

Se volete apprezzare un altro lavoro della Mulligan, consigliamo lo sconosciuto Suffragette.

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