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I consumatori vogliono hi-tech che semplifichi la vita

Il rapporto Ketchum Digital Living Index conferma che la maggioranza dei consumatori desidera dispositivi hi-tech facili da usare, capaci di semplificare la vita. In ogni caso ogni valutazione è condizionata dalla propria cultura.

I consumatori vogliono hi-tech che semplifichi la vita

Smartphone, tablet, home theater ed elettronica di consumo dovrebbero rendere la vita più semplice, non complicarla. Questo chiede la maggioranza dei consumatori, almeno secondo l'ultima ricerca "Ketchum Digital Living Index", condotta da Ketchum. Su un campione di 6.000 consumatori di sei Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Cina) il 76% ha detto di non essere molto soddisfatto della capacità della tecnologia di rendere la vita più semplice.

"I consumatori intervistati hanno rivelato che preferiscono una tecnologia facile da usare (54%) e che semplifichi la loro vita (46%), piuttosto che una tecnologia che li faccia divertire (35%) o li aiuti a comunicare meglio al mondo se stessi, i loro ruoli e posizioni (11%)", si legge nel comunicato ufficiale.

E tu che nativo digitale sei?

"La scoperta più sorprendente dello studio è il desiderio travolgente di semplificazione. È intuitivo pensare che la tecnologia renda sempre più grande o migliore o più veloce un'esperienza, ma i dati mostrano che ciò che la gente vuole veramente è comprendere come tutti questi dispositivi tecnologici possano rendere le esperienze che desiderano più facilmente accessibili", sostiene Esty Pujadas, Partner e Direttore della Global Technology Practice di Ketchum. "I produttori hanno bisogno di usare meno espressioni gergali e comunicare di più l'esperienza umana, non solo l'oggetto in sé."

Da sottolineare ad esempio che il ritmo di presentazione e commercializzazione di nuovi dispositivi è ormai incalzante: si stima che per i 20mila nuovi gingilli presentati all'International Consumer Electronics Show 2012 ci vorrebbero non meno di 55 anni per provare un nuovo prodotto ogni giorno.

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"Quando è stato chiesto di valutare le loro impressioni generali sulla tecnologia personale, gli utenti rispondono in modo oltremodo positivo, sebbene i livelli di gradimento differiscano molto da paese a paese; ad esempio la percentuale di cinesi che amano gli smartphone (44%) è quasi il doppio di quella in Francia (24%)", continua Pujadas.

Non meno importante il peso della cultura, che di fatto condiziona gusti e valori delle esperienze. "Ad esempio in Cina la gestione delle relazioni e della salute sono fortemente influenzate dall'uso della tecnologia. Per i francesi, la gestione delle relazioni è meno importante della creazione intenzionale di nuove esperienze, come divertirsi con gli amici. Gli americani invece hanno evidenziato una maggiore propensione rispetto alla media all'uso di tecnologie per segnalare chi sono, che è un modo per attirare persone con valori simili ai propri, al fine di costruire una tribù di riferimento" ha spiegato l'antropologa Emma Gilding, che ha collaborato con Ketchum nel disegnare lo studio e nell'interpretare i risultati.

L'indice identifica quattro tipi di nativi digitali:

  • Il gruppo più numeroso è costituito dagli "Entusiasti" (37% della popolazione globale dello studio), appassionati di tecnologia e disposti a sacrificare la semplificazione per l'empowerment personale
  • Il secondo maggiore gruppo è costituito dagli "Infomaniaci" (25%), che ritengono la raccolta di informazioni e la scoperta di nuove esperienze più importante rispetto ad una migliore capacità di relazionarsi con le altre persone.
  • I "Pragmatici" (22%), meno propensi ad amare la tecnologia, ma le danno valore quale strumento per meglio relazionarsi con gli altri, fare cose, gestire la propria salute e benessere.
  • I "Disconnessi" (16%) sono decisamente meno appassionati alla tecnologia, ma le conferiscono un alto valore per la capacità di semplificazione, piuttosto che strumento per acquisire potere o ricchezza.

"Questo modo di categorizzare gli utenti rafforza l'importanza dell'esperienza umana", ha osservato Pujadas. "Piuttosto che guardare all'età, al sesso o a quali caratteristiche dei dispositivi tecnologici vengono utilizzati, questo tipo di inquadramento consente piuttosto alle aziende di stimolare la creazioni di legami emotivi parlando ad ogni tipo di utente attraverso l'esperienza che egli vuole dal suo prodotto".

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