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10 cose che (forse) non sapevi su Il mio vicino Totoro

Nel 1988, il geniale Hayao Miyazaki, considerato il moderno padre dell'animazione giapponese, scrisse e diresse un capolavoro senza tempo: Il mio vicino Totoro, sotto l'ala produttiva di Studio Ghibli, con il quale cominciò a collaborare dopo l'ottimo successo ottenuto con il bellissimo Lupin III: il castello di Cagliostro. Il mio vicino Totoro rappresenta un momento fondamentale […]

Nel 1988, il geniale Hayao Miyazaki, considerato il moderno padre dell'animazione giapponese, scrisse e diresse un capolavoro senza tempo: Il mio vicino Totoro, sotto l'ala produttiva di Studio Ghibli, con il quale cominciò a collaborare dopo l'ottimo successo ottenuto con il bellissimo Lupin III: il castello di Cagliostro.

Il mio vicino Totoro rappresenta un momento fondamentale per l'animazione nipponica, ma anche e soprattutto per l'animazione in generale, che al di la delle produzioni Disney non era mai riuscita, salvo rarissimi casi, ad arrivare al cinema con la giusta dignità e considerazione.

Miyazaki e Studio Ghibli, lavorando di pari passo per la reciproca consacrazione, diedero vita, grazie a Il mio vicino Totoro, a un movimento silenzioso che portò la grande animazione cinematografica nipponica nelle sale di tutto il mondo, grazie anche alle uscite di altri due capisaldi Ghibli. Il sognante e meraviglioso Laputa – il castello nel cielo, ed il più duro e commovente Una tomba per le lucciole.

poster totoro

Sono passati 30 anni dall'arrivo di Re Totoro nelle sale, ma per noi gli anni sono molti di meno. Era infatti il 18 settembre del 2009 quando, con uno scarto di ventun anni, il mio vicino Totoro è arrivato anche nei nostri cinema, dopo esser circolato più o meno legalmente per il circolo home video in lingua rigorosamente inglese (e giapponese ovviamente).

A distanza di quasi un decennio, abbiamo quindi deciso di offrirvi qualche curiosità in più su Totoro e sul film, nella speranza che, qualora non lo abbiate mai fatto, vi dedichiate al più presto alla visione di questo straordinario e fiabesco capolavoro. Pronti? Queste sono 10 cose che (forse) non sapevi su il mio vicino Totoro. 

L'edizione italiana

Come detto, il film è arrivato in Italia con una distanza enorme rispetto alla sua uscita originale, la qual cosa in realtà è successa per buona parte dei vecchi film di Studio Ghibli. I motivi sono ignoti, ma vi basti sapere che un'edizione doppiata in italiano era, in realtà, già pronta nel 2000, sebbene il film fosse privo di distribuzione.

Si dovette aspettare che Lucky Red si interessasse al film, acquistandone i diritti solo molto tempo dopo e portandolo, finalmente, in sala nel 2009.

La stessa compagnia, che ancora ne detiene i diritti, ha poi riportato Totoro al cinema per soli due giorni, in un evento speciale, il 12 e 13 dicembre del 2015. Parte del cast di voci scelto per il doppiaggio del 2000 fu mantenuto.

Una storia autobiografica

miyazaki

Come specificato più e più volte nel corso degli anni, l'ispirazione per la storia venne a Miyazaki da alcune esperienze della sua stessa vita.

Quando il regista era piccolo, lui e i suoi fratelli passarono molto tempo in ospedale ad accudire la madre che, purtroppo, si ammalò di tubercolosi spinale. Miyazaki decise quindi, forse per catarsi, di utilizzare quel fatto della propira vita come incipit alla vicenda.

Le due piccole protagoniste, Satsuki e Mei, sono infatti alle prese con lo stesso dramma, da cui "fuggono" scoprendo la natura circostante l'ospedale abitata di meravigliose creature. Miyazaki ha più volte detto che furono presi in considerazione due piccoli protagonisti maschili, ma il pensiero di associare in modo ancor più forte il film alla vicenda della sua vita gli avrebbe provocato una grande sofferenza.

La città

totoro 1

Il mio vicino Totoro si svolge in una città realmente esistente in Giappone, quella di Tokorozawa, nella prefettura di Saitama. Anche questo dettaglio fa riferimento all'infanzia di Miyazaki che ha vissuto parte della sua infanzia a Tokorozawa e ad essa è rimasto profondamente legato.

Lo stesso Totoro è diventato il simbolo di un movimento locale per la preservazione delle aree rurali attorno alla città, ricchissime di fauna e flora boschiva in costante pericolo di urbanizzazione. Amante della natura e dei territori circostanti la zona urbana, Miyazaki ha quindi devoluto in beneficenza all'ente locale di preservazione della natura ben 3 milioni di dollari, ricavati dalla vendita di un libro chiamato Totoro no Furusato National Trust Movement. 

Che cos'è Totoro?

totoro 2

Totoro non è ovviamente un animale reale. Per crearlo Miyazaki si è ispirato principalmente a diverse creature, dandogli un background poco approfondito, forse volutamente, per mantenere intatto lo stesso spirito di curiosa meraviglia che scaturiva dalle creature di Alice nel paese delle meraviglie, che servì al regista come spunto narrativo.

E dunque per la creazione di Totoro ci si ispirò alla figura dei troll del folclore scandinavo, che abitavano i boschi nascosti dagli esseri umani, e per le caratteristiche fisiche ci si ispirò a diversi animali quali la talpa, il procione e ovviamente l'orso.

Il nome "Totoro" deriva invece dalla traslitterazione giapponese della stessa parola "troll", la cui pronuncia sarebbe "tororu", che diventa "totoro" per bocca della piccola Mei, spesso incapace di pronunciare correttamente le parole.

Su Totoro Miyazaki ha detto: "Non è uno spirito: è semplicemente un animale. Credo viva di ghiande. Presumibilmente è il custode della foresta, ma è solo un'idea raffazzonata, una vaga approssimazione."

Il Gattobus

gattobus

Una delle più curiose creature del film è certamente il Gattobus, ovvero uno stravagante incrocio tra un gatto ed un autobus, che può spostarsi velocemente trasportando con sé dei passeggeri. Gattobus è forse la creatura che più è stata ispirata dai racconti di Carroll, e si rifà palesemente al più noto Stregatto.

Non bastasse questo, come da tradizione per Miyazaki, il Gattobus ripesca comunque dal folclore nipponico tanto caro all'artista (ed a tutto lo Studio Ghibli). Secondo una antica credenza popolare, infatti, i gatti più anziani possiedono caratteristiche magiche che maturano con l'età.

Questi, oltre a disporre di grande saggezza, possono mutare forma, decidendo di trasformasi in quello che vogliono. Gattobus, insomma, sarebbe un gatto particolarmente antico che ha deciso di mutare sé stesso… in un autobus!

Il simbolo di Studio Ghibli

studio ghibli logo

Si potrebbe pensare che Totoro sia stato un grande successo di Studio Ghibli, e in effetti e così, ma non lo fu subito, lo divenne con il tempo. Il film, infatti, realizzò degli incassi modesti.

Studio Ghibli, per altro, a causa dei costi di produzione dei film, cominciò col tempo a versare in una situazione economica precaria, senza riuscire a trovare una soluzione. Si decise allora di vendere i diritti di sfruttamento del personaggio ad un produttore di giocattoli che, dopo circa due anni di distanza dal film (che intanto in Giappone aveva acquistato popolarità), mise in commercio dei peluche del personaggio.

Le vendite furono strepitose, e parte dei guadagni dei pupazzi andarono ovviamente a Studio Ghibli che, così, poté risollevarsi economicamente. Totoro in persona, in pratica, ha salvato Ghibli dalla bancarotta, motivo per cui il personaggio divenne il simbolo dello studio di animazione. 

Le tematiche

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Da sempre appassionato del volo, della natura e dell'Italia, anche con Il mio vicino Totoro, Miyazaki confezionò un'opera carica di tematiche, nascoste in una vicenda ispirata ad Alice nel paese delle meraviglie che fosse fruibile a grandi e piccini.

Tra queste certamente la scoperta della natura circostante, carica di creature meravigliose demandate alla sua protezione, ma anche l'infanzia e il senso di meraviglia che scaturisce dalla scoperta. Miyazaki, da sempre maestro nella costruzione di intrecci carichi di riflessioni, non mancò neanche di avvicinarsi ad una delicatissima tematica che affliggeva il Giappone dai lontani anni '60: quella del rapimento e della scomparsa dei bambini.

La colonna sonora

La colonna sonora di Totoro fa quasi storia a sé nella tradizione dei film Studio Ghibli. Fu scritta, come da tradizione, dal musicista e compositore Joe Hisaishi, che vanta tra le sue collaborazioni alcuni dei più ammirevoli film di Takeshi Kitano (tra cui L'estate di Kikujiro). Il tema principale "Tonari no Totoro" (il titolo del film) è diventato, negli anni, così popolare da essere insegnato persino nelle scuole. 

Il mese di Totoro

Anche Totoro ha un suo mese adibito ai festeggiamenti, ed è il mese di maggio, in riferimento ai nomi delle due piccole protagoniste, Mei e Satsuki. Il nome di entrambe è costituito da un modo diverso di pronunciare, in giapponese, il mese di maggio.

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La prima come una traslitterazione della pronuncia inglese "may", la seconda in riferimento alla parola "sanaedzuki" che tradizionalmente fa riferimento proprio al mese. Maggio, in Giappone, è un mese dedicato tradizionalmente alla natura, alla primavera, con festival che pullulano su tutta l'isola.

Un riferimento che è quindi facilmente rinconducibile al tema del film e che, almeno in parte, spiegherebbe la curiosa scelta dei nomi. Casuale, ma altrettanto ideomatico, il fatto che "satsuki", sia anche la parola con cui in Giappone ci si riferisce ad un particolare tipo di fiore primaverile: la azalea indica.

Non esiste un solo Totoro

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Totoro è parte di una specie animale, e in quanto tale non è unico. Già nel film possiamo infatti vedere tre creature diverse riferibili a Totoro, caratterizzate da aspetti unici e differenti.

La versione più grande, che normalmente consideriamo propriamente "Totoro", è chiamata O-Totoro, che letteralmente significa "grande Totoro" o "Re Totoro". È pigro e di colore grigio scuro e pare abbia circa 1300 anni.

Il secondo Totoro è di misura intermedia e si chiama "Chu-Totoro", ovvero "Totoro medio", è di colore blu ed ha oltre 670 anni.

Il terzo, di colore bianco è "chibi Totoro", ovvero "piccolo Totoro" ed ha "appena" 109 anni.

Nel corso degli anni Studio Ghibli ha prodotto diversi materiali promozionali che suggeriscono molti altri membri della famiglia, sebbene, comunque, ci si riferisca a Totoro solo tramite il più grande di questi. Tradizionalmente le tre versioni del personaggio hanno persino nomi propri: rispettivamente Miminzuku, Zuk e Min.


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