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19.999 Leghe sotto i Mari, quando Verne incontra Disney: la recensione

Arriva nella collana Parodie Disney De Luxe, 19.999 Leghe sotto i Mari che, come lascia facilmente intuire il titolo, vede i personaggi Disney interpretare il classico della narrativa d’avventura di Jules Verne 20.000 Leghe sotto i Mari. La storia, firmata da Francesco Artibani ai testi e Lorenzo Pastrovicchio alle matite, è uscita originariamente in due parti su Topolino 3355 e 3356 a marzo 2020 e ora viene riproposta in un lussuoso volume cartonato ricco di extra.

19.999 Leghe sotto i Mari, recensione

Potete già scoprire le novità Panini Disney di agosto 2021 grazie al nostro articolo dedicato.

Il segreto del mostro marino e una impresa impossibile

New York, 1870. Dal porto della città sta per salpare la fregata Alabama, la sua missione, finanziata dal Museo di Storia Naturale, è svelare il segreto del presunto mostro marino che sta attaccando le navi in tutti gli oceani conosciuti. Il professor Michel de Topolin (Topolino) si unisce così all’equipaggio guidato dal risoluto Capitano Faraboot (Macchianera) e dal burbero baleniere Ned Gamb (Gambadilegno) che hanno tutte le intenzioni di scovare e uccidere la creatura.

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Ma de Topolin, biologo, è più intenzionato a studiare il fenomeno ed infatti stringe amicizia con O’Quack (Paperino), mozzo al suo primo imbarco. Dopo giorni di navigazione, la Alabama finalmente si imbatte nel mostro che non esita a speronare la nave facendo cadere fuoribordo de Topolin, Faraboot, O’Quack e Gamb. Con grande sorpresa degli uomini in mare però quello che si trovano davanti non è un titano degli abissi in carne e ossa ma una gigantesca e prodigiosa nave.

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Accolti al suo interno, i 4 ammirano stupefatti l’incredibile tecnologia della nave, capace di viaggiare completamente inabissata senza problemi, diventando ospiti del misterioso Capitano Nemo (Pippo). Il nome della nave è Nautilus e la sua missione è esplorare le profondità sconosciute degli oceani.

Ovviamente la tecnologia della nave e le ricchezze accumulate da Nemo non sfuggono a Faraboot e Gamb che si alleano attendendo il momento opportuno per un ammutinamento. Quando il Nautilus si incaglia fra i ghiacci del Polo Sud, Nemo è costretto ad un manovra di emergenza all’esterno della nave con degli avveniristici batiscafi. È proprio in quel momento che Faraboot e Gamb provano a prendere possesso della nave.

19.999 Leghe sotto i Mari: quando la parodia è un omaggio

Dal punto di vista della sceneggiatura, più che una vera e propria parodia quello di Francesco Artibani è un limpidissimo omaggio a Jules Verne ed al senso di meraviglia dei suoi romanzi d’avventura che rappresentano, ancora oggi, una fonte inesauribile di ispirazione e non solo per scrittori di ogni latitudine del globo. In questo senso la sceneggiatura e il plot di 19.999 Leghe sotto i Mari seguono pedissequamente quelle del romanzo originale permettendosi solo di cambiare qualche piccolo dettaglio come l’introduzione del Capitano Faraboot (alla guida della fregata Alabama, già Lincoln nel romanzo originale, e secondo antagonista insieme a Ned Gamb) e quella del mozzo O’Quack (che sostituisce di fatto il Conseil del romanzo originale).

Se l’amore di Artibani per il materiale originale è lapalissiano sin dalle prima pagine, questo non gli impedisce di realizzare un finale tanto rocambolesco quanto adrenalinico ma sicuramente meno “brusco” rispetto a quello del romanzo originale e decisamente più aperto e avventuroso (19.999 Leghe sotto i Mari ha già goduto di un seguito intitolato L’isola Misteriosa e apparso su Topolino 3385, 3386 e 3387).

Per rileggere il romanzo originale inoltre Artibani sembra aver scavato a fondo nella tradizione degli scrittori disneyani che hanno fatto della Parodia la loro massima espressione. Nello specifico è evidente come lo sceneggiatore abbia ben metabolizzato la lezione di Carlo Chendi e Luciano Bottaro inserendo una certa ironia di fondo molto sottile che serpeggia per tutto il racconto (oltre all’immancabile comic relief affidato alle slap stick gag di Paperino/O’Quack) e che trova valvola di sfogo non tanto nel twist che apre di fatto il terzo atto quanto invece nell’incredibile “casting” di Nemo e Faraboot.

19.999 Leghe sotto i Mari, recensione

Artibani gioca tutto su una inversione di ruoli, che ovviamente si “riassorbe” procedendo nella lettura, fra gli interpreti di Faraboot e Nemo. Macchianera infatti non interpreta, come si potrebbe facilmente ipotizzare, lo scontroso Nemo che invece viene interpretato in maniera efficacissima da un Pippo estremamente determinato, geniale ma mai troppo burbero (se non forse nel momento del suo ingresso in scena) e capace di far trasparire benissimo quella sete di conoscenza disinteressata che muoveva teoricamente anche la sua controparte originale.

Nel mezzo ovviamente ci sono Michel De Topolin, punto di vista privilegiato delle vicende, e Ned Gamb, inossidabile antagonista che rappresenta idealmente la forza reazionaria che cerca di arpionare, come fosse un animale selvaggio, il progresso della tecnica che è il Nautilus.

19.999 Leghe sotto i Mari: il Verne steampunk di Lorenzo Pastrovicchio

È difficile trovare un altro disegnatore che esprima al meglio il fumetto Disney contemporaneo oltre a Lorenzo Pastrovicchio. Il disegnatore friulano, oltre a sostenere i ritmi di una produzione notevole di pagine, è anche in grado di piegare il suo stile, riconoscibile e robusto, sia alle diverse esigenze narrative che alle diverse declinazioni in cui vengono calati di volta in volta i personaggi dal supereroismo e dalla fantascienza di PK passando per il fantasy di Wizards of Mickey (solo per citare i due fronti che lo vedono impegnato con più regolarità, rileggete la nostra recensione del volume L’Oscura Profezia) fino ad arrivare alla “parodia” come in questo caso specifico.

Se la sceneggiatura era un omaggio più che una parodia tout-court, anche graficamente, si può dire che Pastrovicchio prenda spunto dal materiale originale virando poi verso una personalissima ed efficacissima rilettura. Da un lato si parte con una certa aderenza all’ambientazione storica originale (vedasi il puntualissimo design di Michel De Topolin o quello di Ned Gamb) ma nel corso della narrazione e con l’ingresso in scena di Nemo (qui molto vicino ad un’altra sua versione fumettistica, quella realizzata da Kevin O’Neill per La Lega degli Straordinari Gentleman di Alan Moore) e del suo Nautilus risulta evidente come l’immaginario di Verne venga radicalmente riletto ma sempre con grande rispetto.

La lente attraverso cui Pastrovicchio effettua questa operazione è quella del genere steampunk che offre la possibilità di spingere in maniera più marcata sulla tecnologia. Il Nautilus allora diventa un prodigio della tecnica con tanto di equipaggio robotizzato che, abbandonando la descrizione originale che lo avvicinava come design a quello di un serpente marino o di uno squalo dal naso seghettato, diviene un macchina imponente come una balena meccanica che solca i mari quasi come la Enterprise (la nave della saga fantascientifica di Star Trek) faceva con gli angoli più reconditi del cosmo. Sì perché in fin dei conti le due missioni sono simili: “arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”.

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Questo ovviamente permette al disegnatore anche di inserire robot e mecha di varie forme e dimensioni, vedasi l’ottima sequenza nel terzo atto del volume in cui c’è l’inseguimento fra due batiscafi pilotati da Faraboot e Ned Gamb da una parte e Nemo e De Topolin dall’altra.

Dal punto di vista del tratto e della costruzione della tavola, Pastrovicchio opta per un approccio essenziale con un sintesi estremamente efficace in termini di storytelling. Le tavole sono ripartite in maniera regolare non eccedendo mai i sei riquadri (nel classico schema 3×2 rimaneggiato con singole orizzontali doppie o in taluni casi con singole quadruple che occupano mezza pagina) permettendo al disegnatore di dare alla narrazione sin da subito un ritmo incalzante ma senza “strappi” e che riesce idealmente ad inserirsi nel solco dello stile di Verne.

19.999 Leghe sotto i Mari, recensione

Il disegnatore opta per una linea continua che rende le figure plastiche ed estremamente espressive forte anche di una ricerca per il dettaglio che viene sapientemente dosata (vedasi gli sfondi sia degli ambienti marini che quelli interni del Nautilus) non ingolfando mai la tavola ma al contrario essendo lo strumento prediletto, soprattutto nell’ultima parte del volume, per evidenziare l’eccezionalità dell’impresa di Nemo e del suo riluttante equipaggio. Da segnalare anche l’ottimo lavoro ai colori che vengono stesi in ampie campiture piatte riducendo al minimo l’utilizzo di sfumature ed esaltando così le chine decise e puntuali del disegnatore.

Il volume

Pregevolissima la cura carto-tecnica del volume cartonato realizzato da Panini Disney. Si tratta di un volume di grande formato dalle particolari dimensioni 20.5×31.5 cm (in pratica un volume più alto che largo) che esalta il lavoro grafico di Lorenzo Pastrovicchio le cui tavole beneficiano notevole dell’ingrandimento di questa edizione De Luxe così come i colori molto brillanti su carta patinata ma non eccessivamente lucida. Il volume inoltre gode di una evocativa copertina inedita firmata dallo stesso Pastrovicchio.

Ricchissimo l’apparato redazionale del volume. Si parte con un prefazione di Francesco Artibani che illustra la genesi del progetto e l’ispirazione dietro il rimaneggiamento del classico Verne. In chiusura invece troviamo una intervista a Lorenzo Pastrovicchio e alcuni suoi studi preparatori su personaggi e veicoli. C’è spazio anche per un’altra breve intervista a Stefano Zanchi, disegnatore che ha curato invece la realizzazione del modellino del Nautilus ovvero il gadget in allegato proprio ai numeri del settimanale Topolino su cui è stata serializzata inizialmente la storia.

19.999 Leghe sotto i Mari


Dal punto di vista della sceneggiatura, più che una vera e propria parodia quello di Francesco Artibani è un limpidissimo omaggio a Jules Verne ed al senso di meraviglia dei suoi romanzi d'avventura. Dal punto di vista grafico invece è difficile trovare un altro disegnatore che esprima al meglio il fumetto Disney contemporaneo oltre a Lorenzo Pastrovicchio che prende spunto dal materiale originale virando poi verso una personalissima ed efficacissima rilettura che vira verso lo steampunk meno estremo.

Pro

  • Un fedelissimo omaggio al romanzo originale di Jules Verne
  • Francesco Artibani azzecca benissimo "l'inversione" di ruoli fra Pippo e Macchianera
  • Prova ineccepibile ai disegni di Lorenzo Pastrovicchio

Contro

  • i fan più puristi di Jules Verne potrebbero storcere il naso per qualche licenza sul materiale originale