Cinema e Serie TV

5 critiche (e speranze) sull’adattamento live action di Akira

Credo non ci sia bisogno di troppe presentazioni quando si parla di Akira: il lungometraggio animato del 1988 diretto da Katsuhiro Otomo, già autore del fumetto omonimo, è una pietra miliare della storia del cinema internazionale. I suoi meriti non sono unicamente tecnici e produttivi (detiene ancora oggi il primato come prodotto animato più complesso visivamente e con più frame di animazione della storia del medium) ma anche culturali: il film infatti è stato il primissimo anime a varcare i confini oceanici e raggiungere le sale cinematografiche in Occidente, aprendo così le porte a una seconda invasione di contenuti nipponici in tutto il mondo, sfatando il mito dei prodotti per bambini che si potevano trovare nelle emittenti televisive regionali con qualcosa di più maturo e violento.

Kaneda, Tetsuo, le guerre di strada fra bande di motociclisti, complotti militari, potenti esper e la magnetica versione cyberpunk  di (Neo) Tokyo sono divenuti dei capisaldi culturali per intere generazioni di otaku e appassionati in tutto il mondo, i quali proteggono a spada tratta una delle loro opere preferite, omaggiandola nei modi più assurdi possibili – vi basti pensare che esiste una versione del fumetto interamente rifatta con i personaggi dei Simpson! – ma soprattutto proteggendola da eventuali sequel o remake.

L’antagonista principale di questa storia è proprio Hollywood, che da più di 15 anni ha sempre accarezzato l’idea di adattare Akira in formato live action, insieme a tutte le proprietà intellettuali più famose provenienti dalla terra del Sol Levante. I primi esperimenti sono andati dal disastroso (Dragonball Evolution), passando per il mediocre (Ghost in the Shell) fino al decente (il recente Alita Angelo della Battaglia) e quasi mai supportati al box-office. Gli appassionati criticano ferocemente ogni cambiamento strutturale mentre il pubblico generalista li trova ancora troppo strani e alieni rispetto a quello a cui sono abituati di vedere in sala.

Dopo vari passaggi di testimone, registi e sceneggiatori, il progetto sembra stia finalmente per uscire dalla fase di pre-produzione, con Leonardo Di Caprio come produttore esecutivo e Taika Waititi (Thor Ragnarok) come regista e sceneggiatore. Pochi giorni fa, tramite un report di Production Weekly pubblicato su Instagram (e successivamente rimosso) è spuntata sul web quella che sembra la sinossi della pellicola, che solo con poche righe ha fornito abbastanza informazioni per scatenare il panico nel fandom:

“Quando l’esistenza di un giovane telecineta viene scoperta dall’esercito, il ragazzo viene catturato per essere trasformato in un’arma super potente mentre il fratello cerca in tutti i modi di salvarlo prima che la città di Neo-Manhattan venga distrutta dai suoi immensi poteri.
Kaneda è il proprietario di un bar a Neo-Manhattan che rimane scioccato nell’apprendere che suo fratello Tetsuo è stato rapito da alcuni agenti governativi guidati dal Colonnello. Nel disperato tentativo di salvare Tetsuo, Kaneda finisce per unirsi al gruppo rivoluzionario noto come Ky Reed, il cui scopo è quello di rivelare al mondo la verità riguardante la distruzione di New York City, avvenuta 30 anni prima, legata allo scatenarsi di poteri telecinetici da parte di un misterioso individuo. Il giovane ritiene che tali teorie complottiste siano ridicole, salvo ricredersi quando si incontra nuovamente con Tetsuo e lo vede utilizzare i suoi immensi poteri. Lo scopo di Tetsuo, secondo Ky Reed, è quello di liberare un ragazzo di nome Akira, il responsabile della distruzione di New York, che nel frattempo sembra aver preso il controllo proprio del giovane telecineta. Nel tentativo di salvare il fratello Kaneda, aiutato e spalleggiato dai membri del Ky, si scontrerà con il Colonnello non riuscendo però ad impedire ad Akira di prendere il totale controllo di Tetsuo. A questo punto la lotta non è solo per la salvezza del ragazzo, ma anche per impedire che New Manhattan venga rasa la suolo.”

Senza alcuna conferma della veridicità o meno di questo testo, possiamo soltanto indicare qualche punto di riflessione e di critica riguardo quanto scritto.

5) Taika Waititi, un regista (potenzialmente) controverso

Prima ancora di analizzare quanto scritto nella sinossi, vogliamo soffermarci sulla figura del regista, il neozelandese Taika Waititi già regista del piccolo cult Vita da Vampiro – What We Do in the Shadows e ancora più noto per il controverso Thor Ragnarok, una pellicola che ha diviso i fan del Marvel Cinematic Universe per come ha riscritto in chiave più ironica il personaggio e il mondo del dio del fulmine.

Non vogliamo ovviamente mettere in discussione l’estro creativo e la bravura registica di Waititi – lo stesso Ragnarok dal punto di vista estetico e di montaggio presenta moltissimi punti apprezzabili – ma la sua figura si è accostata ad altri registi emergenti che hanno preso in carico franchise amatissimi e hanno smantellato le aspettative del pubblico, rimodellando e dissacrando aspetti amatissimi dell’opera originale. Esempi come Shane Black con Iron Man 3 e il tanto discusso Ryan Johnson con Star Wars VIII: Gli Ultimi Jedi hanno provato che personalità eccentriche e fuori dagli schemi rappresentano una grossa incognita nello sviluppo di un progetto, e nel caso di Waititi con Akira stiamo parlando di un uomo (anche piuttosto bizzarro, se vedete le sue interviste) che lavorerà con l’equivalente di un testo sacro dell’animazione nipponica. Il timore che qualcosa venga stravolto è alta, ma auguriamo lo stesso un buon lavoro a Waititi!

4) Neo-Manhattan come ambientazione

L’elemento che ha più colpito gli appassionati e acceso più critiche è il cambio di ambientazione, che si sposterà da Neo-Tokyo a una Neo-Manhattan e in più generale una versione distopica di New York City. Ma questo è probabilmente il cambiamento più interessante, visto con un’ottica estetica.

La Neo-Tokyo del manga e anime era una versione ricostruita da cima a fondo della Tokyo originale dopo l’esplosione causata 30 anni prima durante la Terza Guerra Mondiale, fatta per assomigliare in tutto e per tutto a una metropoli occidentale. Fra grattacieli che toccano il cielo, strade ampie e tentacolari, insegne olografiche al neon e smog in quantità industriali, l’urbanistica immaginata da Otomo più di 30 anni fa era una degenerazione in chiave cyberpunk delle grandi città americane, che stilisticamente hanno contaminato e fagocitato pure i ritmi, consumi e usanze giapponesi.

Facendo un discorso simile, una Neo-Manhattan ricostruita da zero dopo una catastrofe perderebbe ogni tratto caratteristico della Grande Mela originale. Con la pressione economica e culturale che sentiamo oggi da parte di multinazionali asiatiche, una nuova Manhattan potrebbe assomigliare a una Pechino odierna (che già oggi sembra uscita da Blade Runner) ma esasperata all’ennesima potenza. Rivisitare una skyline tanto iconica come quella di NYC potrebbe rappresentare un esperimento visivo di indubbio interesse, anche al di fuori del mero adattamento occidentale.

3) La questione etnica del cast

Nei vari adattamenti cinematografici di opere nipponiche, uno degli argomenti più criticati è il cosiddetto whitewashing dedicato ai suoi protagonisti. Dopo il caso eclatante di Scarlett Johansson nei panni del Maggiore Kusanagi di Ghost in the Shell (che in realtà trova una spiegazione nel corso del film stesso) la mancanza di rappresentazione etnica nei blockbuster è diventato un argomento spinoso da affrontare ad Hollywood, dove il pubblico pagante è in maggioranza caucasico e molte minoranze non si sentono rappresentate. La sinossi (e le dichiarazioni di Waititi in passato) ha messo in chiaro che i due protagonisti Tetsuo e Kaneda probabilmente manterranno la loro etnia originale, un grande passo in avanti rispetto al passato. Ma tutti gli altri personaggi della pellicola?

Senza fare troppe speculazioni sul world building di Neo-Manhattan, a differenza di un cast interamente asiatico come ci si aspetta da una citta asiatica, le nuove versioni del live action potrebbero, anzi dovrebbero rappresentare il multiculturalismo della città più grande e iconica degli Stati Uniti, dove ti basta fare una passeggiata nel centro di Times Square per incontrare persone di qualunque colore della pelle, genere, età ed estrazione sociale.

2) La relazione Tetsuo – Kaneda

Se l’attinenza fisica al materiale originale sembra esserci, quella che è cambiata, in modo neanche troppo velato, è la relazione fra Tetsuo e Kaneda, qui platealmente mostrati fin da subito come fratelli di sangue, invece di amici di lunga data come nell’originale.

In mezzo a telecinesi, regimi militari e esperimenti falliti il cuore di Akira è sempre stata la amicizia/rivalità fra i due protagonisti, con un rapporto molto più complesso e tipicamente “nipponico” di un semplice legame familiare come lo intendiamo noi occidentali. Tetsuo e Kaneda sono due orfani che sono cresciuti insieme, con il secondo che ha sempre guardato le spalle del primo fin da piccoli e che continua a farlo con un salvataggio disperato dalle grinfie dei militari. Nella pellicola di Otomo tramite brevi ma incisive sequenze flashback apprendevamo il loro profondo legame di amicizia, in cui condividevano sogni e speranze verso il futuro, nonostante le evidenti differenze di carattere.

La stessa rivalità viene accesa proprio dal sentimento di inferiorità che Tetsuo ha sempre covato nei confronti del più forte Kaneda, il quale ha assunto il controllo della baby gang di cui fanno parte e a cui il piccolo vuole sottrarre il ruolo di alfa per dimostrare di essere indipendente. Una rapporto molto meno scontato da rappresentare su schermo di comuni battibecchi fra fratelli, il cui legame di sangue rende quasi scontate certe dinamiche. Sempre parlando al condizionale, una revisione così netta di questo rapporto cambia significativamente il senso stesso dell’opera. E non è neanche la revisione che mette più a rischio il film…

1) Moto, gang di strada e la ribellione giovanile

Dalla sinossi c’è solo una frase che approfondisce uno dei protagonisti ed è quella legata alla professione di Kaneda come proprietario di un bar a Neo-Manhattan. Nel resto del comunicato non vi sono menzionati due degli aspetti più iconici di Akira: le gang di strada e le battaglie con le moto.

Molto probabilmente l’enorme e retro futuristica moto rossa di Kaneda sarà presente nella pellicola – sarebbe una spaventosa zappata sui piedi per la produzione altrimenti – ma l’idea che Kaneda, Tetsuo e tutti i loro amici non siano più  “spiriti liberi” della strada può cambiare drasticamente il messaggio di ribellione giovanile verso società e istituzioni dell’opera originale. Vivere solo su due ruote seguendo solo la strada e  uniti solamente dal cameratismo fra compagni di sella è l’unica filosofia di vita che Tetsuo e Kaneda conoscono e li definisce come emarginati di una distopia allo sbando, dove solo i legami di amicizia resistono nonostante le avversità.

Ci sono ovviamente tanti altri interrogativi che possiamo sollevare (in primis il ruolo più marcato e definito che Akira sembra avere sulla vicenda) ma queste sono le nostre riflessioni con quanto svelato. Che ne pensate? Siete dei fondamentalisti dell’opera originale o accettate questi cambiamenti? Fatecelo sapere!

Siete fra i pochi che non hanno mai visto il film animato originale? Recuperatelo subito!