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I robot ci ruberanno il lavoro e ci ammaleremo di noia

Pagina 11: I robot ci ruberanno il lavoro e ci ammaleremo di noia

Ben prima del nostro Federico Pistono (I robot ci ruberanno il lavoro ma ci ridaranno la vita) Asimov prevedeva che l'automazione avrebbe via via ridotto il numero di posti di lavoro disponibili, contaminando inevitabilmente anche la scuola e altri ambienti.

Questa previsione è realizzata solo in parte: i robot sono presenti in abbondanza in molte fabbriche, ma stanno cominciando solo ora a uscirne per svolgere compiti più complessi, come le consegne, i trasporti o le pulizie domestiche (vedi anche WALK-MAN: ecco com'è fatto e a cosa serve un robot umanoide).

Con il ridursi dei lavori disponibili Asimov, come anche Pistono, prevedeva che gli esseri umani avrebbero dovuto affrontare il crescente problema della noia. E se lo scrittore ha sbagliato i tempi l'idea è ancora quella giusta: presto o tardi dovremmo comprendere che sono necessari nuovi principi che reggano la società, perché non potremo più dare valore alle persone in funzione del lavoro che fanno o di quanto producono.

A dirla tutta valutare una persona in base a quello che fa è sbagliato anche oggi, ma con il diffondersi dell'automazione e dei robot "i pochi fortunati che saranno coinvolti in attività creative di ogni genere saranno la vera élite del genere umano, perché solo loro faranno qualcosa di diverso dal servire una macchina".

Un concetto che lo scrittore ha tra l'altro espresso in molti dei suoi racconti, e che sostiene un sogno: quello di un'umanità che ha imparato prima di tutto a cercare la felicità, non la produttività. Quello di un mondo dove le macchine ci hanno liberato da oneri noiosi legati al sostentamento, e ci hanno resi liberi di perseguire obiettivi più alti.

Questo sarebbe il modo bello di vedere la situazione, ma per Asimov non era una buona prospettiva, e infatti ecco come conclude il suo articolo nel 1964: "senz'altro la più oscura speculazione che posso fare sul 2014 è che in una società di ozio forzato la parola più gloriosa del vocabolario sarà diventata lavoro!".