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6 Underground: l’adrenalina di Michael Bay scorre su Netflix

Pochi giorni fa, Netflix era al centro dell’attenzione collettiva per l’ingresso nel suo palinsesto di The Irishman, ultima pellicola di Martin Scorsese. La presenza di una produzione simile sul servizio streaming di Reed Hastings è stata la dimostrazione di come la qualità dell’offerta volesse prendere una maggior spinta, dopo alcune cocenti delusioni, sia nel comparto film che in quello seriale. A ribadire questo intento, lo scorso week end è arrivato un altro titolo di spessore, 6 Underground, firmato da Michael Bay.

Ecco, Michael Bay. Il nome che divide il pubblico, tra chi lo venera come il re degli action movie e chi invece come la pietra di paragone negativa. Va bene che i gusti sono gusti, ma al buon Bay va riconosciuto il merito di sapere costruire una narrazione visiva che si adatta a meraviglia agli action movie moderni. Da quando regalò quella chicca del primo Bad Boys, Bay ha cercato sempre di alzare l’asticella, affrontando al costruzione di scene d’azione che imprigionassero lo spettatore, unendo un’invidiabile concezione del movimento della camera alle migliori tecnologie disponibili. Che si tratti dei Transformers o delle Ninja Turtles, le scene d’azione a marchio Bay sono, al netto del gradimento complessivo del film, una vera gioia visiva.

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L’arrivo di una figura come Bay su Netflix non poteva quindi passare in sordina. 6 Underground era un predestinato, un film che avrebbe riacceso la disputa tra i fan di Bay e i suoi detrattori. Per correttezza, devo ammettere che adoro il modo in cui Bay realizza le scene più concitate dei suoi film, una peculiarità che mi porta a considerarlo uno dei maestri indiscussi del cinema action. Forte di questa convinzione, da 6 Underground mi aspettavo un altro tasso di adrenalina e una storia che fosse una base sufficientemente solida, ma mai inattacabile.

Nella morte, la vita e la redenzione

Il titolo del film è riferito ai sei protagonisti che, giunti ad un certo punto della loro esistenza, hanno deciso di diventare dei fantasmi. Simulando la propria morte, hanno dato l’addio alla propria vita per unirsi in una squadra di operativi indipendenti intenti a rendere il mondo un luogo migliore, andando ad eliminare le minacce peggiori. Ovviamente, questo team è composto da uomini e donne con abilità speciali e formazioni militari, che li rendano combattenti letali e con qualche dote non proprio comune.

A rendere possibile tutto questo è Uno (Ryan Reynolds), miliardario e fondatore della squadra. Uno ha deciso, dopo una vita passata ad inventare tecnologie che sperava avrebbero migliorato il mondo, di non attendere che altri utilizzassero il suo genio, ma di scendere in campo in prima persona. E di creare la sua squadra di fantasmi, con cui agire al di fuori dei canali consentiti.

E cosa può esserci di meglio di un bel dittatore asiatico da deporre per avviare una duratura e solida collaborazione?

6 Underground, azione e ironia senza fronzoli

Sin dalle prime battute, 6 Underground non vuole presentarsi per ciò che non è, ma anzi mette subito in bella mostra il proprio DNA. Nella sequenza inziale, vediamo il team guidato da Uno impegnato in un inseguimento mozzafiato per Firenze, tra derapate sul Lungarno e drift al limite dell’impossibile negli Uffizi. Il tono è volutamente esagerato, rumoroso nel ruggito dei motori e estremizzato dalle battute dei protagonisti. In questi primi istanti è condensato non solo l’anima del film, ma il cuore della produzione di Bay: spettacolarità, adrenalina e ironia.

Già in passato i film di Bay hanno puntato a bilanciare esagerazione visiva con una serie di battute che smorzassero una visione traboccante, ma con 6 Underground ci si spinge oltre. Solitamente attento a non strafare con le conseguenze delle sparatorie, Bay a questo giro non si risparmia qualche incursione nello splatter con delle morti eccessive e grottesche, preparate a puntino e culminate in litri di sangue con cui condire una risata.

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Bay in 6 Underground regala forse la sua miglior forma visiva. Esagerato, ipercinetico e capace di sfruttare al meglio le capacità dei propri attori, almeno nella loro muscolarità. Scene come l’inseguimento sui tetti di Firenze o la missione di salvataggio a Hong Kong sono picchi adreanlinici perfetti, costruiti mettendo a buon uso tutti gli elementi a propria disposizione, con un uso intelligente di illuminazione e movimenti di camera.

Tanta azione e poca storia?

Certo, tutto questo travolgente spettacolo visivo non deve distrarci dal valutare anche la storia che anima questi funambolici operativi. La sceneggiatura di Rhett Reese e Paul Wernick non è stata pensata per offrire approfondimenti dei personaggi o regalarci una spy story originale e mai vista, il loro scopo era creare una trama che rendesse possibile creare un film in cui un’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio può fare il diavolo a quattro nelle strade fiorentine. E ci riescono, perché il ritmo adrenalinico di inseguimenti e combattimenti non lascia spazio allo spettatore per farsi domande sui personaggi, complice l’inserire qualche piccolo dettaglio sulle loro vite, giusto per non lasciare la sensazione di aver dimenticato che dietro questi fantasmi ci sono delle persone reali.

Ovviamente, se cercate un film con profondità e storia inattaccabile, quando vedete 6 Underground nella home di Netflix dovete proseguire e cercare altro.  Tutto su gioca su dinamismo e ironia, con Ryan Reynolds che oramai prigioniero del suo volto da mascalzone da action movie ci guida tra un inseguimento e una sparatoria con una sequela di battute ed ironiche osservazioni che non lo abbandonano mai, diventando il legante tra questi combattenti.

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Coralmente, la squadra di Uno funziona perché amalgama al meglio le diverse capacità e spinte indidividuali, creando una sinergia che si alimenta di prese in giro e di una crescente sensazione di famiglia che culmina con l’arrivo di Sette. In mezzo a tutto questo frastuono, infatti, si fanno strada piccole scintilla di umanità, come i rimpianti di avere abbandonato tutto o il senso di perdita per un compagno caduto prematuramente. Non sono sufficienti a costruire un impianto narrativo ricco e solido, ma sono comunque degli aspetti gradevoli all’interno di un film che è al 99% azione e umorismo spiccio.

Bay: amore e odio

Torniamo ora al discorso inziale, l’amore e odio per Bay. 6 Underground non può certo cambiare le impressioni personali sul regista americano, considerato come sia, in realtà, la sua più autentica manifestazione. Bay non sarà mai il nome da film impegnato sotto il punto di vista narrativo, probabilmente non è nemmeno suo interesse esserlo, ma è l’uomo giusto per darci una narrazione visiva rumorosa, spettacolare e ipercinetica. Se si accetta questo principio, si possono vedere le incredibili doti di un occhio dietro la cinepresa capace di abusare dello slow motion senza essere mai manicheo o fuori luogo, al punto che si può anche sorvolare su alcune piccole concessioni (come Siena che diventa un quartiere di Firenze). La mia idea è che per apprezzare un film, si debba prima accettare lo stile e l’intenzione di chi dirige quel film, accettandone l’idea. Bay sarà sempre la risposta giusta per un bel film action in cui la trama è un fronzolo.

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L’arrivo su Netflix di Bay con il suo 6 Underground non deve esser una tentazione per godersi questa avventura estrema in mobile. La praticità di Netflix, nel caso di 6 Underground, rischia di esser un difetto, visto che una simile potenza visiva e sonora deve essere goduta appieno, quindi con un buon audio e i giusti pollici su cui vedere un passo correre sui tetti fiorentini.