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Philip Dick al cinema

Pagina 3: Philip Dick al cinema

Si sono così affermati due approcci nel tradurre su pellicola le opere di Philip K. Dick. Il primo sulla falsa riga del capolavoro di Ridley Scott prende l'impianto generale della trama, qualche personaggio, la tematica principale toccata nel libro, vi aggiunge una sana dose di azione e fa una rigenerante azione di normalizzazione sui dialoghi. Questo approccio ci ha donato nella sua forma migliore film come il già citato Blade Runner e nella sua versione più deteriore robaccia ai confini del B-movie come Paycheck.

Philip K Dick
Philip K. Dick

A parte il film di Ridley Scott, gli adattamenti successivi hanno avuto un enorme difetto: hanno preso l'opera di Dick spogliandola eccessivamente delle sue riflessioni filosofiche ed esistenziali. Negli adattamenti restano le intuizioni geniali dell'autore, ma l'anima troppo spesso si perde.

L'altro approccio, di gran lunga il più seguito, è quello di prendere l'anima dei libri di Dick e svilupparne i temi secondo un approccio originale. Da Terminator allo splendido Inception, passando per Matrix e The Truman Show la lista delle opere che riprendono i topoi dickiani è lunghissima. È interessante notare come spesso in queste opere non direttamente derivative, sebbene trama e personaggi siano diversi, si respiri maggiormente il sapore del misticismo dickiano.

A Scanner Darkly

ATTENZIONE: ALCUNI SPOILER PIÙ AVANTI

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Nel panorama di adattamenti dickiani forse quello più fedele all'anima e alla forma dell'autore è A Scanner Darkly. Si tratta di un film del 2006 diretto da Richard Linklater (Boyhood, Fast Food Nations, Before Midnight), che riesce nell'ardua impresa di rendere sulla pellicola l'effetto straniante della narrazione di questo gigante della fantascienza.

Che cosa vede uno scanner? Vede dentro la testa… vede dentro il cuore… vede dentro di me… dentro di noi. Vede in modo chiaro e oscuro. Spero che veda in modo chiaro perché io non riesco più a vedere dentro di me. Io vedo solo tenebre.

Bob Arctor

Per rappresentare il mondo allucinato creato dalla Sostanza M, Richard Linklater ha girato il film in rotoscope, una tecnica di animazione in cui alle immagini degli attori girate dal vivo si sovrappone un effetto cartone animato. La tecnica riesce a rendere abbastanza efficacemente la percezione di una realtà generata dalla droga, che si sovrappone alla realtà effettiva, impedendone la percezione.

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La storia si concentra su Bob Arctor (Keanu Reeves) un agente della narcotici infiltrato in un gruppo di tossicodipendenti, che monitora attraverso un sistema di microtelecamere, gli scanner appunto, sparsi in tutta la sua abitazione. Quando Bob torna al suo lavoro di poliziotto è costretto a indossare una speciale tuta, che ricombina continuamente il suo aspetto, rendendo impossibile associarlo alla sua identità reale. Quando lavora come poliziotto Arctor ha anche un nome in codice per nascondere la sua vera identità.

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Se tra i suoi colleghi Arctor usa una maschera che lo nasconde, è paradossalmente nel suo ruolo di infiltrato che usa la sua vera identità. In questo ruolo egli si finge qualcun altro essendo sé stesso – una tipica complicazione dickiana.

La realtà di Bob così sembra essere la sua tossicodipendenza, mentre il suo lavoro di poliziotto pare essere la finzione.

La sostanza M inizia a deteriorare sempre più la mente del poliziotto. Così tanto che Fred, l'alter ego che frequenta la stazione di polizia, osserva le riprese degli scanner e arriva a pensare che Bob Arctor sia il peggiore dei criminali inquadrati. L'appartamento stesso diventa un riflesso del mondo interno di Bob: un tempo era un'ordinata villetta suburbana abitata da Bob e la sua perfetta famiglia americana. Poi l'epifania di un banale incidente domestico ha fatto prendere al poliziotto consapevolezza dell'assurdità della propria esistenza, distruggendo ogni equilibrio.

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Ora la casa di Bob è un ricovero di drogati completamente sottosopra. Tra i frequentatori dell'abitazione spiccano Barris (Robert Downey Jr.), un paranoico confidente della polizia, Ernie Luckman (Woody Harrelson) e Charles Freck (Rory Cochrane), due tossici persi in logorroici deliri, e Donna (Winona Ryder), una narcotrafficante che è anche l'interesse romantico di Bob.

La storia procede mostrando il disfacimento mentale e fisico di Bob, che finisce per raggiungere l'ultimo grado della propria dipendenza e perdere completamente il controllo delle proprie capacità cognitive.  Finirà per raggiungere uno stato del tutto dissociato e il suo principale lo manderà a una clinica Nuovo Cammino. Significativo il fatto che il capo, Hank, usa anche lui una tuta disindividuante e potrebbe tranquillamente essere uno dei tossici che dividono l'abitazione con Bob.

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Viene così rivelato che anche Donna è un agente sotto copertura della narcotici e che si sospetta che il Nuovo Cammino sia il produttore della Sostanza M. Il Nuovo Cammino utilizzerebbe i tossici della Sostanza M, ormai ridotti ad automi privi di coscienza, come coltivatori della mors ontologica. In perfetta sicurezza grazie agli accordi col Governo, che vietano ispezioni nei suoi locali. Prima di affidarlo alla clinica di riabilitazione, Donna chiede ad Arctor di procurargli delle prove del coinvolgimento del Nuovo Cammino nella produzione della Sostanza M.

Arctor entra nella clinica, dove gli viene assegnata un'ulteriore identità quella di Bruce. Sarà sottoposto a vari trattamenti, che invece di riabilitarlo tendono a limitarne il libero arbitrio e a renderlo completamente sottomesso agli ordini dei supervisori. Nel finale Nuovo Cammino invia Arctor a una delle proprie fattorie, dove viene assegnato alla coltivazione della mors ontologica. Il fiore cresce nascosto sotto campi di granturco, rendendone impossibile la rilevazione aerea. In un istante di lucidità Arctor nasconde un fiore nei suoi scarponi, per consegnarlo a Donna in occasione della Festa del Ringraziamento.

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Durante i titoli di coda, come nel romanzo, scorrono i nomi dei "caduti" in questa guerra. Sono i nomi degli amici di Philip K. Dick, tra cui è annoverato lui stesso. Lo scrittore in effetti ha avuto una vita complessa, molto influenzata dall'uso di droghe.