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Aelita, film di fantascienza sovietico da riscoprire

Tra melodramma borghese, realismo sociale, detective story, commedia proletaria e film di fantascienza, Aelita è uno schizofrenico, affascinante mix di generi girato da Jakov Protazanov nei primi anni del cinema sovietico.
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Nota del curatore. Se fossi un detective appena promosso della polizia di Gotham City, non mi sarebbe permesso credere alle coincidenze. Ma sono l’umile curatore di una rubrica settimanale dedicata alla narrativa fantastica, e posso credere a quello che mi pare – alla faccia tua, Gordon.

Succede così che Omar Serafini mi propone l’articolo di oggi, e preparandolo noto la curiosa somiglianza con Alita, prima manga di Yukito Kishiro e poi, recentemente, film di Robert “El Mariachi” Rodriguez e di James “Terminator” Cameron.

Ohibò, mi dico, che strana coincidenza, che questi nomi si somiglino. E invece mi toccherà darti ragione, caro il mio vecchio Gordon: pare proprio che Yukito Kishiro abbia in qualche modo voluto riconoscere a Aleksej Nikolaevič Tolstoj i suoi meriti. Che non saranno quelli dell’altro e più famoso Tolstoj (quello di Guerra e Pace) , ma son pur sempre qualcosa di cui vale la pena parlare su Retrocult.

Buona lettura e alla settimana prossima

Valerio Porcu

Omar Serafini

Classe 1965, è laureato in Ingegneria Elettronica e in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla Storia e critica della filmografia di Godzilla del periodo Showa. Ha curato molti prodotti dedicati al genere kaiju eiga, e ha collaborato con Fantascienza.com, e Università dell’Insubria di Varese nell’ambito dei seminari Scienza & Fantascienza. Nel 2011 crea il podcast FantascientifiCast (Facebook – Twitter), già vincitore di diversi riconoscimenti. Potete seguire Omar su Twitter.

 

Ad Alessia, che ha reso un po’ più “fantastico” il mio mondo…

 

Aelita è acclamato come il primo melodramma spaziale della storia, oltre che come il primo film di fantascienza sovietico. Le scene dei lavoratori in rivolta contro i padroni saranno riprese e citate negli anni Trenta dalla serie della Universal Flash Gordon.

Il pregio maggiore di Aelita, comunque, resta il suo sguardo prezioso, audace e oggettivo sulla vita urbana secondo i canoni del socialismo. La vita su Marte ricalca quella sulla Terra, e in breve tempo l’Unione Marziana delle Repubbliche Socialiste Sovietiche avvia una grande rivoluzione contro la classe dominante, fino a scatenare il finimondo. Le istanze politiche del film si esprimono anche nel difficile inserimento degli ex aristocratici nella società nuova: essi sono ritratti in modo negativo anche se con un tocco di compassione.

Letture e visioni consigliate

In questo film di fantascienza sovietico, la lotta socialista raggiunge lo spazio profondo. Tratto dal romanzo di Aleksej Tolstoj, il film segue la storia dell’ingegnere sovietico Los (Nikolai Tseretelij) che sogna di viaggiare verso altri mondi, e immagina che nelle sue esplorazioni lo attenda una bellissima donna di nome Aelita (Julija Solntseva). Dopo aver captato un misterioso messaggio radio da Marte, Los decide d’improvvisarsi ingegnere aerospaziale e costruisce una navicella per imbarcasi nel primo viaggio diretto al pianeta rosso. Al suo arrivo, scopre che Aelita esiste davvero ed è una regina (il film venne distribuito anche con il titolo Aelita regina di Marte). Tuttavia, le tensioni politiche che Los ha abbandonato sulla Terra esistono anche su Marte: il proletariato marziano cerca infatti di ribellarsi e prendere il potere. Los si trova ancora una volta stretto fra i vertici dirigenti e i lavoratori in lotta per la libertà.

Un buffet variegato

Tra i fondatori del cinema russo pre-bolscevico, Jakov Aleksandrovič Protazanov all’inizio degli anni Venti si era trasferito in Europa occidentale, muovendosi tra Parigi e Berlino. Venne convinto a tornare in Unione Sovietica dalla Mezhrabpom-Rus (casa di produzione e interessantissimo esperimento di società russo-tedesca, specializzata in cinema popolare e commerciale, rivolto al grande pubblico) e il suo primo film del rimpatrio fu per lappunto Aelita.

Girato nel 1924 ma ambientato nel 1921, in un momento storico ancora di grande confusione in Russia, dove imperversava la guerra civile, la pellicola racconta schizofrenicamente più cose senza sceglierne una precisa: la gelosia dell’ingegnere Los nei confronti della moglie, gli sforzi dell’uomo per raggiungere il pianeta Marte e il suo sognare la regina Aelita che a sua volta sogna lui e spera di incontrarlo, la vita rivoluzionaria di una coppia di sempliciotti (lei fa l’infermiera, lui il militare e suona sempre la sua fisarmonica), il rimpianto della stagione pre-rivoluzionaria da parte di alcuni personaggi (messi comunque in ridicolo), l’indagine di un poliziotto a proposito di un omicidio. Di carne al fuoco ce n’è fin troppa.

Di conseguenza il film passa in maniera sfrenata da un genere allaltro: turbamenti psicologico-esistenziali da dramma borghese, atmosfere fantascientifiche, realismi da dramma proletario e improvvise virate da detective story. In più, non solo Protazanov non sembra in grado di gestire questo mix micidiale in poderoso anticipo rispetto alla post-modernità, ma anche il controllo della coralità del racconto pare sfuggirgli di mano in continuazione: personaggi che spariscono e poi ritornano, intermezzi con altri personaggi che non si sa bene a cosa servano, ecc.

Unopera di fantascienza socialista con motivi costruttivisti e cubisti
James Newman

Eppure, alla lunga, questo umorale sbandamento di toni si rivela come l’elemento di maggior fascino di Aelita, quasi l’espressione del tentativo di sondare quale stile fosse più adatto per il nuovo mondo sovietico. Così Protazanov prova uno stilema, poi un altro e un altro ancora, vagheggiando fughe nell’altrove e finendo piuttosto per arrendersi (come il suo protagonista) alla realtà un po’ grigia di un presente-futuro in cui bisogna comportarsi bene, contribuire alla crescita economico-produttiva della patria ed eliminare tutti i vecchi vizi, dai balli decadenti ai furenti attacchi di gelosia.

Letture consigliate

In questo Protazanov riesce ad assestare alcune zampate magari ideologicamente confuse ma simbolicamente pregnanti: si pensi ad esempio alla scena del ballo segreto dove ci si presenta vestiti da straccioni perché sotto sono celati degli sgargianti abiti da sera. Questa sequenza, che da un lato mette sotto accusa il personaggio della moglie di Los perché si lascia andare al lassismo borghese, dall’altro ci descrive un paese dittatoriale dove giustappunto il ballo di gala è stato vietato dalle autorità.

Con spirito caustico, Protazanov sembra voler ironizzare su tutto. Anzi, vuole essere il primo a non prendere sul serio la storia (e le storie) che racconta e, forse, persino, si fa beffe del sistema produttivo in cui si è ritrovato a lavorare. Ce lo suggerisce un momento furbescamente meta-cinematografico in cui un personaggio esalta in maniera grottesca il fatto che da adesso in poi bisognerà lasciare al loro destino gli attori professionisti e far recitare la gente comune, parodiando così l’ingenua (ma sanamente comunista) ossessione del teatro e del cinema bolscevichi verso il non-professionismo.

Uno dei meriti principali della produzione riguarda le scenografie e i costumi per le sequenze su Marte. La direzione artistica è di eccezionale complessità per l’epoca, le scenografie e i costumi marziani di Aleksandra Ekster e Isaak Rabinovich ancora oggi risultano visivamente efficaci: dal cappello della regina si irradiano pungiglioni, le porte si aprono come il diaframma di una macchina fotografica, rampe di scale partono in una direzione per incurvarsi in altre, l’ancella di Aelita indossa un copricapo a spirale che sembra sorgere dalla sua fronte e avvolgersi intorno alla testa. Il design stilizzato contribuisce a comunicare più di quanto appaia sullo schermo. In definitiva, Aelita ha segnato il modello per le future pellicole di fantascienza sovietiche grazie al suo utilizzo del genere come metafora per rappresentare questioni più psicologiche e terrene.  Il film ebbe un tale successo in Unione Sovietica che molti genitori chiamarono le loro neonate Aelita.

Conclusioni

Non è esagerato affermare che Aelita è stato un creatore di immaginario, almeno per la sua parte fantascientifica. Non solo il vestito scollato della regina sembra anticipare il bikini della principessa Leila, ma anche i soldati meccanici marziani paiono i progenitori degli stormtrooper sempre di Star Wars; per non parlare dell’aria di oppressione dittatoriale che si respira nella Marte di Aelita, molto simile al regime imposto dall’Impero galattico nella saga di Lucas.

E, infine, forse la cosa più sorprendente e geniale di tutte: una frase in codice (“Anta… Odeli…Uta») che all’inizio del film si ipotizza essere stata diffusa via radio dagli alieni, mentre nel finale viene svelato che si trattava della bieca operazione pubblicitaria di un costruttore di pneumatici. Una gag come questa è la conferma dell’approccio laico di Protazanov su qualsiasi argomento, dalla rivoluzione al progresso scientifico passando naturalmente per il capitalismo. Ma ci ricorda anche qualcos’altro: il codice alieno “Klaatu, Barada, Nikto” di Ultimatum alla Terra, titolo capitale della fantascienza americana degli anni Cinquanta, dove erano proprio i sovietici ad essere diventati i minacciosi nemici provenienti dal Pianeta Rosso. Corsi e ricorsi della storia (e delle storie). Paradossi temporali, ideologici e cinematografici…

Retrocult cover

Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

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