Cinema e Serie TV

Al Pacino, l’italiano che sbarcò il lunario a Hollywood

A oggi viene considerato come uno dei migliori attori di sempre, tra Premi Oscar e interpretazioni di spessore rimasti impressi nella storia del cinema moderno e nella cultura pop. Tra un indimenticabile gangster come Michael Corleone nella trilogia de Il padrino di Francis Ford Coppola, un sindacalista in The Irishman (2019) e un poliziotto in Serpico, ricordiamo nel giorno del suo compleanno l’attore Al Pacino, di umili origini italiane, che ha visto la luce il 25 aprile 1940, qualche anno prima della medesima giornata in cui il mondo conosceva la Liberazione dall’invasione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale. Ripassiamo insieme i punti salienti della biografia di un piccolo, grande uomo che ha saputo rivestire ruoli immortali nel mondo hollywoodiano.

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Al Pacino, il Bronx e la povertà

Alfredo James Pacino, questo il nome per intero dell’attore, è nato nel quartiere di East Harlem a New York City, figlio di italo-americani, Rose Gerardi e Salvatore Pacino. I suoi genitori divorziarono quando aveva due anni, dunque si trasferì con la madre nel Bronx per vivere con i genitori di lei, Kate e James Gerardi, immigrati italiani di Corleone. Il padre di Pacino era invece originario di San Fratello, sempre in Sicilia, e si trasferì a lavorare come venditore di assicurazioni e ristoratore a Covina, in California.

Nella sua adolescenza, Pacino era conosciuto come “Sonny” dai suoi amici; ambiva a diventare un giocatore di baseball ed era anche soprannominato “The Actor”. Frequentò la Herman Ridder Junior High School, ma presto abbandonò la maggior parte delle sue lezioni, e frequentò la High School of Performing Arts, dopo aver ottenuto l’ammissione tramite audizione. Sua madre non era d’accordo con la sua decisione e così, dopo alcune discussioni, lasciò casa sua. Per finanziare i suoi studi di recitazione, Pacino si è dedicato a lavori poco retribuiti, tra cui il fattorino, il cameriere, il bidello e l’impiegato postale.

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Crescendo nel Bronx, il giovane è stato anche protagonista in alcune risse occasionali ed è stato un piantagrane a scuola. All’epoca inoltre recitò in spettacoli nell’underground teatrale di New York, ma fu rifiutato da adolescente dall’Actors Studio. Si unì all’HB Studio, dove incontrò l’insegnante di recitazione Charlie Laughton, che divenne il suo mentore e migliore amico. In questo periodo, era spesso disoccupato e senza casa, e talvolta dormiva per strada, nei teatri o a casa di amici. Nel 1962, la madre di Pacino morì a soli 43 anni, seguita l’anno successivo dal nonno James . Pacino lo ricordò come il punto più basso della sua vita: “Avevo 22 anni e le due persone più influenti della mia vita se ne erano andate, quindi questo mi mandò in tilt.”

Dopo quattro anni all’HB Studio, Pacino fece con successo un’audizione per l’Actors Studio, un’organizzazione che riunisce attori professionisti, registi teatrali e drammaturghi nel quartiere di Hell’s Kitchen a Manhattan. Pacino studiò Metodo di recitazione con l’insegnante Lee Strasberg, che apparve con Pacino nei film Il padrino parte II e in …E giustizia per tutti. Durante alcune interviste successive, l’uomo parlò di Strasberg e dell’effetto dello studio sulla sua carriera.

L’Actors Studio ha significato così tanto per me nella mia vita. A Lee Strasberg non è stato dato il credito che merita… Oltre a Charlie, mi ha lanciato nel mondo dello spettacolo. L’ha fatto davvero. È stato un punto di svolta notevole nella mia vita e direttamente responsabile per avermi fatto lasciare tutti quei lavori e rimanere a recitare.

La carriera sul palcoscenico…

Nel 1967, l’allora giovane attore trascorse una stagione alla Charles Playhouse di Boston, recitando in Awake and Sing! (il suo primo stipendio importante: 125 dollari a settimana) e in America Hurrah di Jean-Claude Van Itallie. Durante i lavori di questo spettacolo, incontrò l’attrice Jill Clayburgh, con la quale ebbe una storia di cinque anni e tornarono a vivere insieme a New York City. Nel 1968, recitò in The Indian Wants the Bronx di Israel Horovitz all’Astor Place Theatre, interpretando Murph, un punk di strada. L’opera aprì il 17 gennaio 1968 e durò per 177 rappresentazioni; fu messa in scena con It’s Called the Sugar Plum di Horovitz, con Clayburgh.

Pacino vinse un Obie Award come miglior attore per il suo ruolo, assieme a John Cazale che vinse come miglior attore non protagonista e Horowitz come miglior nuovo spettacolo. Martin Bregman vide lo spettacolo e divenne il manager di Pacino, una collaborazione che si rivelò fruttuosa negli anni a venire. Tra i principali risultati ottenuti da questa unione, l’incoraggiamento del manager per fare sì che l’attore prendesse parte al cast de Il padrino, Serpico, e Quel pomeriggio di un giorno da cani.

Riguardo la sua carriera teatrale, Pacino disse: “Martin Bregman mi ha scoperto … Avevo 26, 25 anni … mi ha scoperto ed è diventato il mio manager. Ed è per questo che sono qui. Lo devo a Marty, davvero“. L’attore portò la produzione di The Indian Wants the Bronx in Italia per una rappresentazione al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Fu il suo primo viaggio nel nostro Paese; in seguito ricordò che “esibirsi per un pubblico italiano fu un’esperienza meravigliosa“.

Pacino e Clayburgh fecero parte del cast di Deadly Circle of Violence, un episodio della serie televisiva della ABC NYPD, in anteprima il 12 novembre 1968, e il 25 febbraio 1969 fece il suo debutto a Broadway in Does a Tiger Wear a Necktie? di Don Petersen al Belasco Theater, prodotto dalla A&P Heir Huntington Hartford. Chiuse dopo 39 spettacoli il 29 marzo 1969, ma Pacino ricevette recensioni entusiastiche e vinse il Tony Award il 20 aprile 1969.

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Continuò a recitare sul palco negli anni ’70, vincendo un secondo Tony Award per The Basic Training of Pavlo Hummel e interpretando il ruolo del titolo nel Riccardo III. Negli anni Ottanta, Pacino raggiunse nuovamente il successo di critica sul palcoscenico apparendo in American Buffalo di David Mamet, per il quale Pacino fu nominato per un Drama Desk Award e dal 1990, il lavoro teatrale di Pacino ha incluso revival di Hughie di Eugene O’Neill, Salome di Oscar Wilde e nel 2005 Orphans di Lyle Kessler.

Tra i lavori più recenti, nell’ottobre 2002 ha recitato in The Resistible Rise of Arturo Ui di Bertolt Brecht per il National Actor’s Theater e Complicite. Diretta da Simon McBurney, la produzione ha visto la partecipazione di una serie di nomi di Hollywood, tra cui John Goodman, Charles Durning, Tony Randall, Steve Buscemi e Sterling K. Brown, coinvolto nella recente serie This is us e nei panni di N’Jobu, fratello di T’Chaka e padre di Erik, in Black Panther. L’attore tornò sul palcoscenico nell’estate del 2010, interpretando Shylock nella produzione di Shakespeare in the Park, Il mercante di Venezia, una performance che gli procurò una nomination al Tony Award come miglior attore protagonista in uno spettacolo.

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Infine ha recitato nel revival del 30º anniversario a Broadway della classica commedia di David Mamet, Glengarry Glen Ross, che si è svolto dall’ottobre 2012 al 20 gennaio 2013, e a Broadway in China Doll, scritta per lui da Mamet, che ha aperto il 5 dicembre 2015 e chiuso il 21 gennaio 2016 dopo 97 rappresentazioni.

…e quella iniziale sul grande schermo

Al Pacino si rese conto di avere un dono per la recitazione da giovane, mentre studiava all’Actors Studio, e dopo il suo successo sul palco ha fatto il suo debutto cinematografico nel 1969 con una breve apparizione in Me, Natalie, un film indipendente con Patty Duke. Ma andiamo con ordine: il suo ruolo di eroinomane in Panico a Needle Park (1971) lo portò all’attenzione del regista Francis Ford Coppola, che lo scritturò per il ruolo di Michael Corleone in quello che divenne il film di successo Il padrino (1972). Sebbene Jack Nicholson, Robert Redford, Warren Beatty, e l’allora poco conosciuto Robert De Niro fossero stati provinati per la parte, Coppola scelse Pacino, con il disappunto dei dirigenti dello studio che volevano qualcuno di più noto.

La performance di Pacino gli valse una nomination all’Oscar, e offrì un primo esempio del suo primo stile di recitazione. Questo fu descritto da Halliwell’s Film Guide come “intenso” e “serrato“. In questo frangente però ci fu una querelle durante la cerimonia degli Academy Award, in quanto l’attore si infuriò per essere stato nominato per il premio di recitazione non protagonista, facendo notare che ha avuto più tempo sullo schermo rispetto al co-protagonista e vincitore come miglior attore Marlon Brando.

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Nel 1973 fu co-protagonista in Lo spaventapasseri, con Gene Hackman, e vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes; lo stesso anno fu nominato per un Academy Award come miglior attore dopo aver recitato in Serpico, basato sulla vera storia del poliziotto di New York Frank Serpico, che andò sotto copertura per esporre la corruzione dei colleghi agenti. Nel 1974, l’attore riprese il suo ruolo di Michael Corleone ne Il padrino parte II, che fu il primo sequel a vincere l’Oscar per il miglior film, e fu nominato una terza volta per l’Oscar. La rivista Newsweek ha descritto la sua performance ne Il padrino parte II come “probabilmente il più grande ritratto cinematografico dell’indurimento di un cuore“.

Nel 1975 ottenne un ulteriore successo con l’uscita di Quel pomeriggio di un giorno da cani, basato sulla vera storia del rapinatore di banche John Wojtowicz. Fu diretto da Sidney Lumet, che lo aveva conosciuto in Serpico qualche anno prima, e l’attore fu nuovamente nominato come miglior attore. Nel 1977 ha interpretato un pilota di auto da corsa in Bobby Deerfield, diretto da Sydney Pollack, e ha ricevuto una nomination ai Golden Globe come miglior attore in un film drammatico per la sua interpretazione del ruolo principale. Il suo film successivo fu il dramma giudiziario …E giustizia per tutti, lodato dalla critica per la sua vasta gamma di capacità recitative, e venne nuovamente nominato per l’Oscar come miglior attore, per la quarta volta. Tuttavia, quell’anno perse contro Dustin Hoffman in Kramer contro Kramer, un ruolo che Pacino aveva rifiutato.

Alti e bassi: dagli anni Ottanta agli anni Novanta

La carriera di Pacino però ebbe un crollo nei primi anni Ottanta: le sue apparizioni nel controverso Cruising, un film che provocò proteste da parte della comunità gay di New York, e nella commedia-dramma Papà, sei una frana, furono stroncate dalla critica. Nonostante questo, la sua performance in Scarface (1983), diretto da Brian De Palma, si rivelò un punto culminante della carriera e un ruolo determinante. Alla sua uscita iniziale, il film fu stroncato a causa del contenuto violento, ma in seguito ricevette il plauso della critica. Il film andò bene al botteghino, incassando oltre 45 milioni di dollari e facendogli guadagnare una nomination ai Golden Globe per il suo ruolo del signore della droga cubano Tony Montana.

Nel 1985, l’attore lavorò al suo progetto personale, The Local Stigmatic, una commedia off-Broadway del 1969 dello scrittore inglese Heathcote Williams. Ha recitato in questo titolo, rimontandola con il regista David Wheeler e la Theater Company of Boston in una versione cinematografica di 50 minuti, ma il film non è uscito nelle sale, successivamente distribuito come parte del cofanetto Pacino: An Actor’s Vision nel 2007. Il suo film del 1985 Revolution su un cacciatore di pellicce durante la guerra rivoluzionaria americana è stato un altro fallimento commerciale e di critica, ma Pacino diede la colpa a una produzione affrettata.

Dopo queste esperienze, si prese una pausa di quattro anni dai film, un periodo durante il quale tornò sul palcoscenico con National Anthems e altre opere teatrali. E’ apparso in Giulio Cesare nel 1988 nel New York Shakespeare Festival del produttore Joseph Papp. Pacino è tornato al cinema nel 1989 con Seduzione pericolosa, dove ha interpretato un detective a caccia di un serial killer che trova le vittime attraverso la colonna dei single su un giornale.

In seguito ricevette una nomination all’Oscar per aver interpretato Big Boy Caprice nel successo al botteghino Dick Tracy nel 1990, e nello stesso anno ci fu il ritorno a uno dei suoi personaggi più famosi, Michael Corleone, in Il padrino parte III, un titolo che visse alcuni problemi in pre-produzione a causa di riscritture della sceneggiatura e del ritiro degli attori poco prima della produzione stessa. Una problematica che continuò anche nella versione videoludica del film, dove Pacino ha rifiutato un’offerta per riprendere il suo ruolo di Michael Corleone. In questo modo, a Electronic Arts non è stato concesso di utilizzare le sembianze di Pacino o anche solo la voce nel gioco, nonostante il suo personaggio appaia in esso, a differenza di quanto accaduto per l’adattamento del videogioco del 1983 Scarface, il semi-sequel intitolato Scarface: The World is Yours.

Nel 1991, Pacino ha recitato in Frankie e Johnny con Michelle Pfeiffer, che ha recitato con Pacino in Scarface. Pacino ritrae un cuoco, appena rilasciato sulla parola, che inizia una relazione con una cameriera (la Pfeiffer) nella tavola calda dove lavorano. È stato adattato da Terrence McNally dalla sua commedia off-Broadway Frankie and Johnny in the Clair de Lune (1987), con Kenneth Welsh e Kathy Bates. Il film ricevette recensioni contrastanti, anche se Pacino disse in seguito che gli era piaciuto interpretare la parte.

Nel 1993, Pacino vinse l’Oscar come miglior attore, per la sua interpretazione del tenente colonnello dell’esercito americano cieco Frank Slade in Profumo di donna di Martin Brest; quell’anno, fu anche nominato come miglior attore non protagonista per Glengarry Glen Ross, facendo di Pacino il primo attore di sempre a ricevere due nomination per due film nello stesso anno, e a vincere per il ruolo principale. Ha recitato anche accanto a Sean Penn nel dramma criminale Carlito’s Way – Scalata al potere nel 1993, in cui ha interpretato un gangster rilasciato dalla prigione con l’aiuto del suo avvocato (Penn), in Heat di Michael Mann (1995), in cui lui e Robert De Niro sono apparsi sullo schermo insieme per la prima volta.

Nel 1996, Pacino ha recitato nel suo docudrama teatrale Looking for Richard, una performance di scene selezionate del Riccardo III di Shakespeare e un esame più ampio del ruolo e della rilevanza continua di Shakespeare nella cultura popolare, ma ha anche interpretato Satana nel thriller soprannaturale L’avvocato del diavolo (1997) che ha come co-protagonista Keanu Reeves. Il film fu un successo al botteghino, incassando 150 milioni di dollari in tutto il mondo e seguito da un altro successo, Donnie Brasco del 1997, dove ha interpretato il gangster “Lefty” nella vera storia dell’agente dell’FBI sotto copertura Donnie Brasco (interpretato da Johnny Depp).

Gli anni Duemila, i premi e la vita privata

Arrivano infine gli anni Duemila, durante i quali ha vinto tre Golden Globes. Nel 2000, ha rilasciato un adattamento cinematografico a basso costo della commedia Chinese Coffee di Ira Lewis ai festival cinematografici. Girato quasi esclusivamente come una conversazione a tu per tu tra due personaggi principali, il progetto ha richiesto quasi tre anni per essere completato ed è incluso con gli altri due film rari di Pacino che ha partecipato a produrre, The Local Stigmatic e Looking for Richard. Il regista Christopher Nolan ha lavorato con Pacino in Insomnia, un remake dell’omonimo film norvegese, con co-protagonista Robin Williams. Il film e la performance di Pacino sono stati ben accolti, con un buon incasso al botteghino, a differenza del suo film successivo, S1m0ne.

I ruoli successivi hanno sicuramente riscosso poco successo rispetto a quelli precedenti, ma non dimentichiamo il personaggio dell’avvocato Roy Cohn nella miniserie HBO del 2003 Angels in America, un adattamento dell’omonima opera teatrale di Tony Kushner vincitrice del Premio Pulitzer. Per questa interpretazione, Pacino ha vinto il suo terzo Golden Globe, per la migliore interpretazione di un attore, nel 2004.

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Pacino ha interpretato un ruolo di supporto in Ocean’s Thirteen di Steven Soderbergh, accanto a George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Elliott Gould e Andy García, nel ruolo del cattivo Willy Bank, un magnate del casinò preso di mira da Danny Ocean e dalla sua banda. Accanto ad altre produzioni minori, ricordiamo anche il ruolo di Jack Kevorkian in un biopic della HBO Films intitolato You Don’t Know Jack, che ha debuttato nell’aprile 2010. Il film tratta della vita e del lavoro del sostenitore del suicidio assistito, un titolo che ha fatto guadagnare a Pacino il suo secondo Emmy Award come attore protagonista e il suo quarto Golden Globe.

Gli è stato consegnato infine anche il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker il 4 settembre 2011, prima della prémière di Wilde Salomé, un film drammatico del 2011 scritto, diretto e interpretato da Pacino stesso. L’attore, che interpreta il ruolo di Erode nel film, lo descrive come il suo “progetto più personale di sempre“. Nel febbraio 2012, Barack Obama ha assegnato ad Al Pacino la Medaglia Nazionale delle Arti.

Pacino ha recitato inoltre in una biografia della HBO del 2013 sul processo per omicidio del produttore discografico Phil Spector, intitolato Phil Spector; ha assunto il ruolo di protagonista nella dramedy Danny Collins (2015) e questa interpretazione di una rock star invecchiata gli ha fatto vincere una nomination ai Golden Globe Award come miglior attore in un film musicale o commedia. Infine annoveriamo anche la sua recitazione accanto a Brad Pitt e Leonardo DiCaprio nel film di Quentin Tarantino Once Upon a Time in Hollywood, uscito il 26 luglio 2019 e il ruolo del capo dei Teamsters Jimmy Hoffa, accanto a Robert De Niro e Joe Pesci, nel film Netflix di Martin Scorsese The Irishman, basato sul libro del 2004 I Heard You Paint Houses di Charles Brandt.

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Ultimi, ma non meno importanti, i progetti più recenti: a febbraio 2020, Pacino ha interpretato Meyer Offerman, un cacciatore nazista fittizio, nella serie Amazon Prime Video Hunters, la prima serie televisiva di Pacino dopo Angels in America (2003), ed è stato rinnovato per una seconda stagione nell’agosto 2020. Inoltre, nel prossimo film di Ridley Scott, House of Gucci, vestirà i panni proprio del protagonista Aldo Gucci.

Una carriera dunque davvero ricca di successi, ma anche di alcuni flop, durante la quale ha vissuto lo stesso andamento anche sul lato personale, burrascoso e pieno di cambiamenti. Mai stato sposato, è padre di tre figli, di cui due gemelli: Julie Marie è nata dalla relazione con l’insegnante di recitazione Jan Tarrant, mentre Anton James e Olivia Rose sono nati da Beverly D’Angelo, con cui ha avuto una relazione dal 1996 al 2003. Ha avuto una storia anche con la sua co-protagonista della trilogia del Padrino, Diane Keaton, conclusasi dopo le riprese de Il padrino parte III, seguita da altre di breve durata. Una vita dal ritmo altalenante, ma che non gli ha impedito di brillare tra le stelle più luminose di Hollywood.