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Aladdin usciva in sala il 25 novembre 1992: il successo e le controversie

Il 25 novembre 1992, negli Stati Uniti, fa la sua apparizione sul grande schermo un film d’animazione che di lì a poco è sulla bocca di tutti: esilarante, romantico, esotico, ma anche controverso sotto certi aspetti, Aladdin diventa la 31esima pellicola Disney tre le più acclamate e discusse di sempre, benché sia chiaro come nel tempo sia stato il successo a prevalere sulle polemiche. Oggi infatti Aladdin spegne 29 candeline e sulla scia del suo trionfo cinematografico può vantare anche due sequel e un live action di recente uscita. Cavalcando i caldi venti d’oriente a bordo di un tappeto volante, vi conduciamo attraverso la storia di Aladdin e le curiosità sulla sua produzione e distribuzione.

Aladdin

Le Mille e una Notte e il racconto di un ladro

Le sue ambientazioni esotiche, le note musicali orientaleggianti, una storia ricca di magia che mescola romanticismo e gag indimenticabili, Aladdin è un classico Disney diventato cult innovando gli stilemi tipici della casa d’animazione con linguaggi creativi e personaggi irresistibili. I Walt Disney Studios hanno tratto ispirazione per il loro film d’animazione da un racconto risalente addirittura al X secolo d.C.: Aladino e la Lampada Meravigliosa, appartenente alla raccolta di racconti Le Mille e Una Notte. Esso tuttavia, benché tra le più celebri narrazioni del libro, pare non fosse presente nella versione originale di quest’ultimo ma sia stato tradotto e inserito nel 1710 dall’orientalista francese Antoine Galland.

Aladdin

All’interno della storia di Aladino, troviamo tutti gli ingredienti principali della trama che conosciamo: il giovane apparentemente insignificante che viene ingannato da uno stregone per ottenere la famigerata lampada magica; il Genio (jinn) che vive all’interno di quest’ultima e che, una volta evocato, può esaudire qualunque desiderio; una bellissima principessa da conquistare e l’intraprendenza del giovane protagonista nel volgere i poteri del Genio a suo favore a tale scopo. Nell’Aladdin della Disney essi vengono contestualizzati in una trama più snella, dal carattere più giocoso e avvincente, in cui a prevalere è senza dubbio la storia d’amore tra Aladdin e la principessa Jasmine. L’idea per un film d’animazione contenente tutto ciò parte nel 1988 dallo stesso Howard Ashman autore di numerosi testi musicali per i film Disney, che anche in questo caso mette sul piatto un riadattamento musicale di Aladdin sotto forma di pellicola d’animazione. La sceneggiatura viene quindi scritta inizialmente dai registi Ron Clements e John Musker, che la propongono a quello che al tempo è il presidente dei Walt Disney Studios, ovvero Jeffrey Katzenberg.

Inizia la produzione di Aladdin

Non è subito un “sì” per il presidente, che accetta di avviare il progetto solo dopo una riscrittura della sceneggiatura da parte di Ted Elliott e Terry Rossio. La prima bozza di Clements e Musker prevedeva infatti la presenza della madre di Aladdin, con tanto di brano musicale da lei interpretato, mentre i personaggi di Aladdin e Jasmine erano meno forti e intraprendenti: a essi, è stato quindi conferito un carattere più energico e “grezzo” (come quel “Diamante Grezzo” che Aladdin rappresenta, una persona solo in apparenza comune, ma che nasconde in realtà un sorprendente potenziale).

Aladdin

Inoltre, a ispirare Aladdin, non è solo Aladino e la Lampada Meravigliosa, ma anche il film del 1940 Il Ladro di Baghdad, che spinge gli autori a conferire al protagonista l’identità di un audace ladro. Giunge quindi il momento di passare ai disegni e alle animazioni. Per i primi, gli Studios si affidano al caricaturista Al Hirschfeld, che delinea i due protagonisti principali prendendo spunto dall’aspetto di due star del cinema: Tom Cruise per Aladdin e Jennifer Connelly per Jasmine. In particolare si cerca di ritrarre Aladdin come un giovane di bell’aspetto, nonostante nelle bozze iniziali fosse un ragazzino di soli tredici anni, ma anche la sua personalità viene raffinata per essere quella di un uomo audace, sicuro di sé e pronto a tutto: un principe piuttosto diverso dai suoi predecessori cui la Disney aveva dato vita! Per la figura del Genio, Ron Clements e John Musker propongono invece che si faccia riferimento a un altro attore noto che in quel periodo è anche piuttosto ricercato a Hollywood: Robin Williams, al quale viene chiesto tra l’altro di doppiare il personaggio che incarna il suo spirito.

Aladdin

Gli scenari sono invece realizzati da Rasoul Azadani, avvantaggiato dalle immagini del suo paese natale, Isfahan in Iran, mentre le animazioni sono affidate a un artista diverso per ciascun personaggio, se non si conta l’utilizzo della tecnologia CAPS per avvalersi della CGI in determinate sequenze (come l’ingresso alla Caverna delle Meraviglie). Il computer viene in aiuto degli autori, con slanci pionieristici che prima di allora erano stati usati per La Bella e la Bestia, anche per la colorazione dei disegni, che presentano così colori vivaci e brillanti, distinti in gradazioni più chiare per i personaggi “positivi” e in tonalità più scure per quelli “negativi”. Infine, le bellissime musiche sono composte da Alan Menken, mentre i testi, inizialmente realizzati dal brillante e prolifico Howard Ashman, vengono portati a termine da Tim Rice per sostituire il collega gravemente malato.

Il successo, gli incassi…

Il film d’animazione Disney diretto da Clements e Musker racconta di Aladdin, giovane ladro che si aggira con agilità e prontezza tra le strade di Agrabah in compagnia della sua fida scimmietta Abu, rubando per vivere. Durante i suoi piccoli furti fa la conoscenza della bellissima principessa Jasmine, figlia del Sultano, la quale rimane profondamente colpita dal giovane. Catturato tuttavia dalle guardie del palazzo, Aladdin viene avvicinato nelle segrete dal malvagio Visir del Sultano, Jafar, che gli affida un compito in cambio di innumerevoli ricchezze: recuperare una lampada che si trova nei meandri della Caverna delle Meraviglie. Una missione che si rivela più difficile del previsto per Aladdin, ma che infine lo porta a fare una nuova conoscenza: sfregando la lampada, fuoriesce infatti un bizzarro Genio in grado di esaudire tre desideri espressi da chi lo ha evocato. Per Aladdin è l’inizio di una nuova avventura.

Aladdin

Aladdin atterra nei cinema statunitensi a bordo del suo tappeto magico il 25 novembre 1992, incassando circa 217 milioni di dollari in patria e circa 504 milioni di dollari nel resto del mondo, a fronte di un budget pari a 28 milioni. Questi risultati classificano la pellicola come quella con i maggiori incassi nel 1992 e come il film d’animazione a guadagnare di più nella storia del cinema, finché non sarà superato nel 1994 da Il Re Leone. Fino al 2010, comunque, Aladdin mantiene il record in seconda posizione come titolo d‘animazione ad aver ottenuto i maggiori incassi al box office mondiale. Un successo meritato, grazie al suo mix ben confezionato di musica, animazioni e gag.

Aladdin

Sono queste ultime, probabilmente, a siglare la vera firma di Aladdin. Esse sono messe in scena soprattutto dalla figura del Genio, costruita su misura per essere aderente a quella di Robin Williams. Gli autori si sono fortemente ispirati al celebre attore nel dare una personalità frizzante al personaggio Disney e non hanno esitato a chiedere a Williams di prestare la propria voce per dargli vita. In realtà Clements e Musker non sono, in questa fase, del tutto sicuri che Robin Williams accetti l’incarico e stilano a questo proposito una lista di nomi di backup a cui affidare eventualmente il ruolo: Eddie Murphy, John Goodman, Steve Martin e John Candy, tra gli altri. Williams tuttavia accetta, donando al Genio della lampada la scoppiettante interpretazione che tutti noi oggi conosciamo e che ci fa tanto divertire ancora oggi, giocando soprattutto sull’improvvisazione.

…e le controversie

Forse non tutti sanno infatti che la maggior parte delle esilaranti battute del Genio sono frutto delle doti di Robin Williams nel saper improvvisare. Al termine dei lavori, gli autori si sono ritrovati così tra le mani ben 16 ore di registrazioni in cui il celebre comico dà il meglio di sé nell’improvvisare e nell’imitare anche i personaggi più disparati, come Groucho Marx, Arsenio Hall, Peter Lorre, Robert De Niro o Jack Nicholson. Un lavoro astronomico, che si è concretizzato nella figura di questo “Genio geniale“, vero protagonista della pellicola. Williams pone però delle condizioni al suo ingaggio: accettato il ruolo soprattutto per divertire i propri figli, l’attore sigla un contratto che gli garantisce lo stipendio minimo dettato dal SAG (Screen Actor Guild), a patto che il suo nome e la sua voce siano utilizzate solo per la pellicola e non per scopi promozionali. Lo stesso Williams ha dichiarato in un’intervista di non voler essere parte della mera vendita di oggetti.

Aladdin

Un accordo che Disney non rispetta, portando l’attore ad abbandonare gli Studios per diversi anni. Robin Williams dichiara a proposito di tale conflitto che la produzione “ha oltrepassato il limite” e rifiuta di prestare nuovamente la propria voce per il doppiaggio del Genio nel sequel di Aladdin intitolato Il Ritorno di Jafar, del 1994, dove il personaggio viene invece doppiato stavolta da Dan Castellaneta (voce storica di Homer Simpson). Williams, risolta la controversia con Disney, tornerà nel ruolo solo alcuni anni più tardi, nel 1996, con la produzione del nuovo sequel Aladdin e il Re dei Ladri. Il comico non è tuttavia l’unico a sollevare delle questioni riguardo ad Aladdin. All’uscita del film, infatti, la comunità araba taccia la pellicola d’animazione Disney di razzismo. La American-Arab Anti-Discrimination Committee accusa Aladdin di dipingere il popolo arabo come composto da individui villani e criminali, adducendo le proprie ragioni  sulla rappresentazione dei personaggi secondari e sul brano d’apertura del film, Le Notti d’Oriente. La Disney corre quindi ai ripari modificando il testo:

Where they cut off your ear

if they don’t like your face

It’s barbaric, but, hey, it’s home

In questa versione:

Where it’s flat and immense

and the heat is intense

It’s barbaric, but, hey, it’s home

Easter eggs e altre curiosità

Divertente, affascinante, romantico, il film d’animazione Disney Aladdin ha conquistato grandi e piccini e, nonostante il trascorrere del tempo, non ha perso la propria verve negli anni. A rimarcarne il successo, due sequel animati e un live action diretto da Guy Ritchie nel 2019, interpretato da Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott e Marwan Kenzari. Una piccola curiosità sul film: il doppiaggio del Sultano è stato affidato a Gigi Proietti, ovvero lo stesso attore che nell’Aladdin del 1992 doppiava il Genio.

Aladdin

Un classico tra i classici, e come tale non potevano mancare i numerosi easter eggs che, come da tradizione Disney, fanno capolino tra una sequenza e l’altra. Ad esempio, su una pila di statuette, è possibile vedere la Bestia del film La Bella e la Bestia, uscito al cinema un anno prima di Aladdin; il Genio trasforma a un certo punto la propria testa in quella di Pinocchio; e sempre lo stesso Genio trova in un libro il granchio Sebastian de La Sirenetta.

Aladdin

Anche i due registi Ron Clements e John Musker fanno da comparse nel lungometraggio d’animazione, come due personaggi mischiati tra la folla visibili per alcuni secondi davanti ad Aladdin. L’outfit sfoggiato dal Genio mentre indossa una camicia hawaiiana e uno strambo cappellino da Pippo, è inoltre una citazione allo stesso Robin Williams, vestito in egual modo nel film Back To Neverland. E se qualcuno non l’avesse notato, il venditore ambulante che a inizio film cerca di proporci la sua mercanzia, è il Genio sotto travestimento. Infine, l’aspetto di Jafar e il Sultano è stato disegnato sulla base dei personaggi presenti ne Il Ladro di Baghdad: impossibile non notarne le somiglianze!