Cinema e Serie TV

Astronavi negli anime: i mezzi spaziali passati alla storia

Astronavi: l‘immaginario sci-fi odierno ne è costellato e, tanto nella letteratura quanto nella cinematografia, di questi mezzi spaziali ve ne sono in gran quantità, ognuna con delle caratteristiche particolari che le rendono uniche. Divenute uno dei simboli per eccellenza della stessa cultura pop, le astronavi sono talvolta le vere protagoniste delle trame che più amiamo, parte fondamentale di storie in cui non fungono solo da mezzi di trasporto spaziali, ma rappresentano quasi dei veri e propri membri del cast cui affezionarsi.

Di certo ognuno (gli amanti del genere sci-fi in particolare) ha una propria astronave del cuore, perciò proveremo qui a raccontare un po’ di ciascuna di esse, che faccia parte dei film, degli anime o delle serie TV più celebri: da quelle più belle esteticamente a quelle più tecnologiche; dalle astronavi più imponenti a quelle più piccole e slanciate.

Abbiamo avviato questo viaggio con l’intervista ad un illustratore che di astronavi se ne intende: Franco Brambilla, autore delle copertine dei romanzi Urania Mondadori da oltre vent’anni, che ci ha parlato del suo Astronavi Fantastiche…e Dove Trovarle. Proseguiamo adesso il nostro racconto dei veicoli spaziali più belli facendo la conoscenza di quelli protagonisti di alcuni degli anime e dei cartoon più amati nella storia.

Astronavi

L’Arcadia: un’astronave pirata

Su questa nave sventola una bandiera Jolly Roger, ma essa non solca i mari e il suo equipaggio non è dedito a razzie e scorribande. L’Arcadia è infatti una vera e propria nave pirata dello spazio, tuttavia i membri a bordo sono considerati dei banditi per il fatto di essere fautori della libertà, combattenti che ingaggiano battaglie a suon di cannoni laser per porre fine all’apatia e all’assoggettamento dell’umanità.

Arcadia è il nome della nave di Capitan Harlock, protagonista dell’omonimo manga e della sua trasposizione in serie animata della Yamato, scritto da Leiji Matsumoto e pubblicato in Giappone a partire dal 1977.

È l’anno 2977 e Harlock è un ribelle che si è opposto al Governo della Terra e alla piega generale che il pianeta ha preso: un luogo in cui l’umanità ormai apatica e dedita unicamente ai piaceri della vita non si preoccupa più dei mali che affliggono il mondo, depauperato da tutte le sue materie prime. La Terra viene presto minacciata anche dall’arrivo delle Mazoniane, aliene che intendono conquistare il pianeta e colonizzarlo, sebbene nessuno degli abitanti sembra essere in grado di comprendere la portata di questo pericolo. Il Capitano dell’Arcadia è quindi considerato un fuorilegge, un bandito cui dare la caccia, benché egli sia in realtà un idealista che conosce la verità sul sistema corrotto della Terra e lo rifiuti, insieme ai membri del suo equipaggio che, con Harlock, viaggiano per lo spazio componendo una vera ciurma di pirati.

Astronavi

Essi vivono a bordo della potente Arcadia, di cui tuttavia esistono almeno tre versioni: la prima, visibile nella serie animata del 1978, è di colore blu, molto lunga e affusolata; dalla prua appuntita ed una sorta di antico e raffinato galeone dei pirati posto invece sulla sommità della poppa (dove si trovano gli alloggi del Capitano), l’Arcadia sventola l’immancabile bandiera piratesca Jolly Roger, presentando anche un teschio stilizzato sulle fiancate. Essa è provvista inoltre di portelli laterali simili a quelli delle antiche navi del passato, utilizzati in questo caso per i lanciamissili, ed è dotata di due torrette di cannoni che sparano potenti raggi laser. La nave è stata costruita da Tochiro Oyama, il migliore amico di Capitan Harlock, sul pianeta Heavy Meldar; egli ha poi trasferito la propria coscienza, quando si trovava in punto di morte, nel computer centrale che governa la nave la quale sembra talvolta “viva” e in grado di prendere decisioni autonome.

La seconda versione dell’Arcadia è invece quella presentata nei prequel alla serie classica, il lungometraggio L’Arcadia della mia Giovinezza e Capitan Harlock SSX: Rotta Verso l’Infinito. L’astronave in questione sarebbe quindi una versione precedente a quella blu, sebbene sembri più potente. Anche la sua costruzione sembra aver subito una rivisitazione: Tochiro assembla infatti in questo caso l’Arcadia direttamente sulla Terra, sotto al quartier generale degli umanoidi Illumidiani che l’hanno invasa. Questa Arcadia presenta una forma che ricorda quella di un capodoglio, è dipinta di un verde militare ed ha la prua più lunga e “schiacciata”, sovrastata da un enorme teschio dalle tibie incrociate in rilievo. Essa prevede anche la presenza di tre torrette di cannoni anziché due, ali più corte ed un sistema di navigazione che consente lunghi spostamenti nell’universo; anche l’Arcadia “verde” possiede tuttavia il caratteristico galeone pirata sulla poppa e la bandiera Jolly Roger.

Astronavi

La terza ed ultima versione dell’astronave di Capitan Harlock e della sua ciurma di pirati spaziali appartiene invece al lungometraggio pubblicato nel 2013 e realizzato completamente in CGI. Qui il ruolo di Tochiro Oyama viene relegato a quello di semplice membro dell’equipaggio, sebbene la sua presenza sia ancora interna al computer della nave dove Harlock si dirige spesso per trovare il conforto del vecchio amico; l’Arcadia è stata invece costruita dalla Federazione Gaia e fa parte di una flotta di navi da guerra chiamate Death Shadow. La sua realizzazione è avvenuta grazie alle tecnologie dei Nibelunghi, una razza aliena che ha collaborato con gli umani, donando all’astronave l’energia della Dark Matter. Questa fornisce all’Arcadia una grande potenza e la capacità di autoripararsi, tuttavia nel film Capitan Harlock espone sè stesso e il suo equipaggio a questa oscura energia, trasformando tutti e la nave stessa.

Astronavi

Così, mentre gli uomini a bordo diventano immortali a causa della Dark Matter, anche l’Arcadia subisce una trasformazione: se prima era più o meno simile alla versione blu, adesso l’astronave acquisisce un minaccioso colore nero, la prua prende completamente la forma di un teschio spaventoso la cui colonna vertebrale sembra correre per la lunghezza della nave, e i cannoni sembrano essere più grandi e affusolati. Una versione più dark e metal, se vogliamo, su cui però non mancano gli elementi costitutivi tipici delle precedenti navi: l’antico veliero e la bandiera dei pirati.

Astronavi per i cowboy dello spazio: il Bebop

Cowboy Bebop, l’anime capolavoro di Shin’ichirō Watanabe pubblicato da Sunrise nel 1998, è l’opera entro cui si muove il Bebop, la nave che ospita i protagonisti della serie animata e le loro vicende, tra comicità e malinconia, questioni irrisolte del passato e affetti difficili da gestire.

L’anime racconta di Spike Spiegel, un uomo appartenuto in passato ad un clan criminale chiamato Red Dragon, e Jet Black, ex poliziotto dell’ISSP (Inter Solar System Police): entrambi sono cacciatori di taglie, due cowboy dello spazio che cercano di guadagnarsi da vivere (il più delle volte senza successo, rimanendo a pancia vuota) dando la caccia ai criminali per le ricompense ad essi associate. Ai due si uniscono (loro malgrado) Faye Valentine, una donna bellissima e sensuale perseguitata tuttavia dai debiti di gioco; Edward Radical, una ragazzina hacker in grado di aggirare anche i sistemi informatici più complessi; e Ein, un corgi dall’intelligenza super sviluppata che il più delle volte accompagna Edward sulla nave.

Astronavi

Essi viaggiano in lungo e in largo nel Sistema Solare attraverso i Gate, portali che consentono spostamenti nell’iperspazio; qui su alcuni dei pianeti colonizzabili, si sono stabiliti gli umani a seguito del cataclisma che ha colpito la Terra, dopo la distruzione della Luna proprio a causa del malfunzionamento di un Gate. In questo contesto, è necessario tuttavia mantenere l’ordine fermando i criminali che trattano i loro loschi affari e per questo vengono messe delle taglie su di essi, così che i cacciatori possano scovarli e acciuffarli.

Per le sue tematiche profonde inerenti alle vicende umane dei protagonisti; il suo porsi a cavallo tra il noir, l’hard boiled e il cyberpunk creando un genere nuovo ed unico; una caratterizzazione dei personaggi ben congegnata che rende impossibile non affezionarsi a ciascuno di essi, unitamente ad una colonna sonora indimenticabile, Cowboy Bebop è diventato col tempo una delle serie culto degli ultimi anni, con il favore del pubblico e della critica.

Astronavi

Senza Bebop, tuttavia, non vi sarebbero i nostri amati protagonisti. Ecco quindi che la stessa astronave di questi cowboy improvvisati diventa quasi un componente del cast, ed il suo danneggiamento ad opera dei nemici appare come il ferimento di un personaggio benvoluto, un compagno di viaggio. Il Bebop tuttavia non nasce propriamente come nave spaziale: si tratta infatti di un peschereccio interplanetario per la cattura ed il trasporto di pesci su Ganimede, poi convertito in astronave da Jet che, oltre ad averne migliorato le prestazioni con motori più potenti ed un sistema di comunicazione più efficiente, ne è anche il capitano e la pilota talvolta dalla cabina di pilotaggio quando Spike o Faye si trovano fuori impegnati in combattimento.

L’aspetto esterno del Bebop sulla prua ricorda quindi proprio quello di un’imbarcazione grigiastra con lo scafo a V, sebbene poi basti dare un’occhiata alla poppa e ai suoi motori per realizzare di essere di fronte ad un’astronave. Essa possiede inoltre un ampio ponte superiore collegato ad un hangar, da cui fuoriescono e decollano le navicelle dell’equipaggio, tutte con nomi di creature marine: la Swordfish di Spike, la Red Tail di Faye e la Hammer Head di Jet.

Astronavi

Il Bebop presenta un ponte con computer altamente sofisticati ed una console di navigazione su cui i personaggi osservano le mappe, tuttavia una delle peculiarità del Bebop(mutuata da altre astronavi celebri del cinema sci-fi) è la presenza di un sistema di rotazione gravitazionale: uno scafo interno rotante visibile anche dall’esterno, che permette agli ambienti che si aprono su questa sorta di corridoio circolare di mantenere una forza di gravità artificiale al loro interno. In questo scafo, tuttavia, non è raro vedere Ed e Ein fluttuare placidamente e talvolta anche gli altri membri dell’equipaggio possono sfruttare la gravità 0 per spostarsi da una camera all’altra.

Astronavi

Queste comprendono l’alloggio di Jet (colmo di bonsai che il capitano cura con perizia) e quello di Faye, l’officina, un magazzino (all’interno del quale, nella puntata Toys in the Attic citazione ad Alien, si è sviluppata una forma di vita aliena a causa di un’aragosta dimenticata in un frigorifero) e un’ambiente comune entro il quale i protagonisti trascorrono la maggior parte del loro tempo. In questa parte del Bebop essi si ritrovano per mangiare (quando riescono ad ottenere una taglia), guardare il programma Big Shot in TV (in cui vengono presentati i criminali del momento) e in generale vivere talvolta i loro drammi personali, causati dalle ombre del passato o dalle inquietudini del presente, se non sono impegnati a battibeccare tra di loro con risvolti comici.

Una super fortezza dimensionale: la SDF-1 di Robotech

Robotech è un progetto ampio di una saga ancora più ampia. La serie animata trasmessa a partire dal 1985 negli Stati Uniti dietro la produzione della Harmony Gold è infatti il frutto dell’unione di altre tre serie, realizzate in Giappone dalla Tatsunoko Production: Macross, Southern Cross e Mospeada. Un’edizione per il mercato anglosassone nata dalla necessità di proporre al pubblico la prima serie, Macross; questa tuttavia presentava solo 36 episodi, mentre il numero minimo di puntate per le reti statunitensi era di 65. A questo proposito, Carl Macek, sceneggiatore per la Harmony Gold, trovò una soluzione riunendo in un’unica trama le tre serie prodotte nel Sol Levante, che così composte divennero Robotech.

Questa, narra la storia dello schianto di una gigantesca astronave aliena su un’isola della Terra, chiamata Macross. Il misterioso vascello è stato studiato a lungo dagli scienziati, che hanno avuto modo così di attingere alle sue tecnologie avanzate facendole proprie e sviluppando nuovi veicoli basati su di esse (come i caccia VF-1 Varitech, detti anche Valkyrie). Mentre la stessa astronave è stata quindi riconvertita in una fortezza da battaglia a difesa della Terra, prendendo così il nome di Super Dimensional Fortress 1 (abbreviato in SDF-1), attorno al sito dello schianto si è sviluppata una vera e propria città, chiamata Macross City.

Astronavi

È qui che, durante la cerimonia di varo dell’astronave ricostruita e riadattata, giungono degli alieni ostili, chiamati Zentradi, i quali attaccano la città e tentano di impadronirsi della SDF-1: l’assalto a Macross City costringe il capitano della nave, Henry Gloval, a compiere un salto iperspaziale per sfuggire alle forze soverchianti degli Zentradi. La manovra, tuttavia, trasferisce l’astronave nei pressi di Plutone portando con sè anche la città ed i suoi abitanti sopravvissuti all’incursione, che da questo momento vivranno nella gigantesca nave, divenuta così una vera e propria città dello spazio. L’attacco Zentradi, però, non è che l’inizio, poiché gli alieni proseguiranno la loro caccia agli umani e alla SDF-1, per appropriarsi della tecnologia RoboTech e della matrice di Protocultura contenuta in essa: frammenti di una razza primordiale creatrice di diverse razze dell’universo, tra cui quella umana.

La SDF-1 è senza dubbio un’astronave altamente tecnologica grazie alla sua progettazione di origini aliene oggetto di studio per tanti anni da parte degli umani. Essa, ad esempio, è in grado di compiere dei salti nell’iperspazio per mezzo dei motori a piega (Fold System) di cui è dotata, un sistema di propulsione che consente al mezzo di viaggiare più veloce della luce. Piegando il tessuto dello spazio-tempo, la SDF-1 riesce così a spostarsi istantaneamente tra due punti distanti nello spazio. La parte più interessante, tuttavia, è probabilmente quella che concerne la sua capacità di trasformarsi in un gigantesco robot armato.

Astronavi

In questa forma, l’astronave possiede due gruppi di propulsori verticali, quattro cannoni elettromagnetici ad alta velocità, due cannoni energetici super dimensionali e, dulcis in fundo, una coppia di vascelli da guerra agganciati alle “mani” del robot: il Daedalus e il Prometeus, che consentono il decollo e l’atterraggio dei caccia Valkyrie e che possono essere usati all’occorrenza come dei pugni in grado di sganciare dei missili. La SDF-1 di Robotech, infine, è dotata di un sistema di difesa chiamato Pinpoint Barrier System, una sorta di scudo energetico controllato dagli ingegneri all’interno della nave.

Yamato, una corazzata spaziale dalla Seconda Guerra Mondiale

Da relitto a nave spaziale: una nave da guerra (realmente esistita) che viene riconvertita per compiere un pericoloso viaggio tra le stelle, nell’universo creato ancora una volta da Leiji Matsumoto. La Yamato è stata una nave da battaglia della Marina Imperiale Giapponese divenuta un vero e proprio simbolo di potenza e ingegno bellico durante la Seconda Guerra Mondiale; la corazzata Yamato è stata infatti la più grande nave da battaglia mai costruita, insieme alla sorella Musashi, così che le sue dimensioni, unite alla velocità e agli armamenti di cui era dotata, hanno fatto sì che il popolo giapponese la considerasse come un baluardo in grado di difendere il paese dal nemico occidentale.

Astronavi

Oltre ad essere stata un’icona della potenza bellica del paese, la Yamato è diventata anche protagonista di un anime che è passato altrettanto alla storia, rappresentando un esempio per altre produzioni giapponesi: La Corazzata Yamato, conosciuto in Italia anche con il titolo Star Blazer a seguito della localizzazione americana, la cui paternità è dello stesso Matsumoto creatore di Capitan Harlock (i due anime coesistono, tra l’altro, nello stesso universo). La prima stagione della serie animata è andata in onda nel 1974, benché sia giunta tradotta nel nostro paese solo nel 1980 e ci mostra le imprese dell’omonima astronave per salvare l’umanità rimasta sulla Terra.

Nel 2199 questa è infatti un luogo ormai inospitale, bombardata com’è da asteroidi radioattivi sganciati dalla razza aliena del pianeta Gamilon che ha costretto la popolazione umana a vivere nel sottosuolo. L’arrivo di un messaggio dal pianeta Iscandar accende una nuova speranza per l’umanità, in quanto sembra che lì si trovi il Cosmo DNA, un meccanismo che può ripulire la Terra dalla radioattività. In segreto, la Yamato, che giace ormai come relitto da molti anni sul fondale marino, viene recuperata e convertita in astronave, dapprima per evacuare i sopravvissuti terrestri, ma in seguito come nave da battaglia in grado di affrontare il pericoloso viaggio nello spazio fino alla volta di Iscandar.

Astronavi

Nell’anime assistiamo a gran parte dei dialoghi sul Ponte 1 della Yamato, dove sono collocati il timone, il radar, le comunicazioni e le postazioni di comando; sotto ad esso si trova il Ponte 2, che contiene il centro di navigazione dell’astronave, mentre il Ponte 3 sembra essere visibile nella serie solo una volta, destinato ad essere distrutto. La nave è dotata poi di diversi ambienti ad uso del personale (come la sala conferenze, o la camera in cui vengono proiettati gli ologrammi della Terra), benché la maggior parte dell’equipaggio sembra essere in stasi per la maggior parte del tempo nella camera criogenica. Una stanza sferica dei sensori consente poi un attento monitoraggio per la difesa della Yamato, in cui alcuni membri dell’equipaggio possono spostarsi in qualunque zona della sfera tramite un braccio snodato.

Per consentire ai protagonisti della serie di raggiungere Iscandar, la Yamato deve anche poter disporre di tecnologie utili ad un viaggio tra le stelle: ecco perché l’astronave monta un motore “ad onde moventi” che converte in energia i tachioni raccolti nello spazio, permettendo così il warp, un salto a curvatura per spostamenti più veloci della luce. Il mezzo spaziale ha però anche dei motori ausiliari, molto utili per rapidi slanci e soprattutto per il primo lancio della Yamato, quando il motore ad onde moventi non è ancora pronto; l’astronave, tuttavia, è pur sempre una “ex” nave, perciò ai lati della prua presenta due grosse ancore, che in questo caso funzionano a razzo per agganciarsi agli asteroidi o deviare le navi nemiche.

Astronavi

Il fiore all’occhiello della Yamato si trova, infine, nel gigantesco foro a prua: il “cannone ad onde moventi”. Benché l’astronave disponga infatti di un nutrito arsenale composto ad esempio da laser a impulsi, cannoni o lanciamissili, l’arma più potente è costituita dal cannone ad onde moventi, il quale funziona tramite un collegamento con il motore ad onde moventi. La potenza energetica data dai tachioni raccolti dal motore viene trasferita al cannone, che può sparare quindi un flusso distruttore in avanti vaporizzando all’istante anche un’intera flotta di navi nemiche. Un’arma da utilizzare però con attenzione, dal momento che richiede un certo tempo di ricarica e che tutti i sistemi di alimentazione non essenziali siano momentaneamente disattivati.

Una base per i mobile suit: la Base Bianca di Mobile Suit Gundam

Un altro pezzo fondamentale nella storia delle astronavi protagoniste di anime e cartoon è rappresentato dalla Base Bianca. D’altra parte, chi non conosce il celebre Gundam di cui è stata innalzata anche una statua a grandezza naturale? La serie animata cui la nave spaziale appartiene è infatti Mobile Suit Gundam, prodotta dalla giapponese Sunrise nel 1979 e realizzata da Yoshiyuki Tomino, dando vita ad un vero e proprio franchise che si è esteso negli anni attraverso nuove serie, film, manga e le immancabili action figure che ritraggono i famosi robot protagonisti.

Astronavi

Il suo nome completo è SCV-70 Base Bianca e  fa la sua apparizione già dal primo episodio della serie ai suoi albori, quando viene inviata su Side 7 per recuperare alcuni prototipi di mobile suits: RX-75-4 Guntank, RX-77-2 Guncannon e RX-78-2 Gundam. In questo racconto futuristico, la Terra ha infatti colonizzato e terraformato diverse zone della Sfera Terrestre, tra cui la Luna e delle isole spaziali chiamate Side: è su una di queste, Side 3, che ha inizio una sorta di guerra di secessione dalla Federazione Terrestre, ad opera del Principato di Zeon, il quale mette in campo un nuovo tipo di arma per avere la meglio nel conflitto. Il mobile suit, appunto. Tuttavia, anche la Federazione possiede dei mobile suit e la prima missione della Base Bianca consiste nel loro recupero, benché si trovi a sua volta coinvolta nel bel mezzo del conflitto armato e già da questo primo scontro uscirà riportando ingenti danni.

La SCV-70 Base Bianca ha difatti il compito primario di trasportare e supportare i mobile suits e a tale scopo è dotata di due hangar in grado di contenerne tre ciascuno, per un totale di sei; è un’astronave di classe Pegasus, progettata appositamente per il trasporto dei tecnologici robot antropomorfi. La sua lunghezza è di circa 250 metri per un’altezza di 98 metri, con un’apertura alare di 180 m: una gigantesca nave madre, se vogliamo, che non solo consente ai mobile suits di decollare e rientrare, ma è dotata anche di armamenti suoi.

Astronavi

Per la propulsione sfrutta i suoi motori principali a razzi, tuttavia sulla superficie terrestre si avvale del sistema di volo Minovski, che consente voli a bassa quota sotto l’effetto della gravità senza l’utilizzo di carburante. Per il combattimento, invece, la Base Bianca è dotata di un cannone principale da 560mm, due cannoni gemelli a mega particelle, otto lanciamissili e torrette mitragliatrici anti-aeree: una grande potenza di fuoco che le permette, di fatto, di eguagliare quella di Zeon nella guerra che si sta consumando tra il Principato e la Federazione. L’astronave possiede comunque anche una sezione residenziale che permette ai protagonisti della serie di vivere al suo interno, in grado di ricreare l’atmosfera e la gravità terrestri.

Il modellino della Swordfish, navicella utilizzata da Spike Spiegel in Cowboy Bebop: collezionatelo cliccando su questo link.