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Avengers: Endgame fa il record di incassi. 1,2 miliardi di dollari nel primo week-end

Che si tratti di un film epocale e generazionale ve lo abbiamo detto sin da subito nella nostra recensione – rigorosamente priva di spoiler – e ora è arrivata già la prima prova concreta dell’eco che questo film sta avendo: nel suo primo week end infatti Avengers: Endgame ha raccolto globalmente 1,2 miliardi di dollari, diventando il film col miglior esordio di sempre.

Si può fare un bel dire che sia esclusivamente merito del marketing orchestrato da Disney e Marvel e dell’hype incredibile creatosi attorno al film nel corso dei mesi, ma la realtà è molto più complessa. In 11 anni i due colossi sono stati capaci di tessere un racconto corale semplicemente enorme, composto da 22 titoli – indubbiamente variabili per qualità – ma in grado sinergicamente di formare un mosaico complesso in cui storie individuali e collettive si intrecciano e si mescolano a formare un affresco che non ha eguali nella storia del Cinema e che in questo suo ultimo capitolo firmato dai fratelli Russo segna una pietra miliare destinata a fare ulteriormente scuola.

Nei pochi giorni trascorsi dal suo esordio si è fatto un gran parlare del film, sui social e attraverso i canali più tradizionali e si è potuto assistere a una strana polarizzazione in cui i detrattori cercano di negarne la portata con argomenti perlomeno discutibili, facendo differenze tra cinema autoriale e commerciale (come se l’autorialità per altro sia di per sé garanzia di qualità), o tracciando dicotomie “antiche” tra cultura alta e bassa, accusando sostanzialmente Endgame di essere un filmetto commerciale acchiappa gonzi e nient’altro. Ma mai come stavolta i tentativi riduzionisti sono del tutto fuori fuoco.

Al netto di eventuali giudizi prettamente estetici, qualitativi e di scrittura di taglio esclusivamente cinematografico, ai più sfugge che qui siamo oltre il Cinema, qui parliamo di cultura pop come testo significativo, alla stregua di qualsiasi altro testo culturalmente prodotto, perché in grado di dire qualcosa del proprio tempo.

Non importa più di tanto se il film in sé sia bello o brutto, riuscito o non riuscito. Endgame, come tutti i film di genere e non, ha i propri limiti e i propri difetti, che nessuno nega. Ma se milioni di persone nel mondo corrono a vederlo occorre interrogarsi seriamente sul fenomeno culturale, deponendo qualsiasi preventiva critica snob.

Poemi epici come l’Iliade di Omero nascono migliaia di anni fa come racconti popolari orali, che i cantastorie dell’epoca narravano di villaggio in villaggio e poi a un certo punto raccolti e fissati su carta con un’operazione per certi versi simile a quella dei Fratelli Grimm con le fiabe popolari. Quell’epica, lontana di secoli, ha assunto un’aura “artistica” e ora si studia sui libri di scuola, ma all’epoca non era altro che intrattenimento popolare a base di gesta e avventure di eroi. La distanza temporale è servita per epurare il nucleo mitopoietico dalle scorie del giudizio estetico e sociale. Il racconto popolare è assurto ad arte, le avventure a topos culturale degno di attenzione e studio.

Non so e non posso dire se tra mille anni a scuola si studieranno allo stesso modo i fumetti Marvel e DC piuttosto che i racconti avventurosi di Salgari, Verne, Wells ed altri, ma sicuramente la mitologia della cultura contemporanea è iscritta, in modi popolari, anche nei film della Marvel. Endgame ne costituisce l’apice narrativo e, come tutti i testi che sanno catturare lo spirito del proprio tempo e parlare a milioni di utenti eterogenei, merita rispetto e un’attenzione scevra di pregiudizi.

Se ancora non avete visto nemmeno un film dedicato agli eroi più potenti della Terra, gli Avengers, potete recuperarli in questo fantastico cofanetto!