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Avengers Endgame, la recensione (senza spoiler) di un cult generazionale

Avengers Endgame arriva al cinema, e con lui la nostra recensione assolutamente SENZA SPOILER.

La resa dei conti è arrivata, è l’ultima ora, quella della fine. Avengers Endgame arriva al cinema e lo fa con addosso un’attesa che pareva, ad oggi, un privilegio di pochissime produzioni. Qualcosa è irrimediabilmente cambiato nel modo in cui si concepisce l’intrattenimento al cinema. Lo dicono i biglietti staccati in prevendita, lo dice l’attesa palpabile che si legge tra le righe di codice dei social, lo dice il tran tran mediatico che da due anni a questa parte ci ha martellato di trailer, interviste, informazioni, depistaggi.

Marvel ha cambiato il mondo. Alla fine lo ha fatto e lo ha fatto con stile. Lo ha cambiato nella misura in cui un pubblico mai così vasto e variegato è arrivato al cinema per guardare, godere, osannare o anche solo marginalmente osservare il mondo dei supereroi. Un mondo che 11 anni fa pareva appannaggio solo di un certo tipo di pubblico, e che oggi è riuscito invece ad attrarre a sé ogni fascia d’età, ogni frangia di critica, ogni amante e dissidente del mondo dei supereroi e non solo. Questa di per sé è già una vittoria, ma poi scopri che Endgame non è solo un film per i fan (i famosi “veri fan” che qualcuno ancora vuole tirare in mezzo in qualche commento sui social), ma più in generale un film per tutti quelli che hanno amato, o sanno amare un certo tipo di grande intrattenimento, un certo modo di raccontare.

“Il modo giusto” a dirla tutta, perché Avengers Endgame è un film potente e bellissimo, in cui è la somma delle parti, la sua totalità, a regalare un’emozione unica, per certi versi ineguagliabile, capace di competere con franchise che si vorrebbe definire “di più alto livello” (come Il Signore degli Anelli per dire il più celebre e memorabile) come se una serie durata ben 11 anni non sia poi, a ben vedere, qualcosa da elevare ad un livello magistrale.

Non tutto è perfetto, ci sono delle cose che sembrano un po’ fuori posto, e personaggi (Thor su tutti, ormai innegabilmente cambiato dal mood di Ragnarok) che sembrano messi lì perché dovevano esserci, snaturati di quell’essenza che li aveva resi grandi, ma una volta tanto niente di tutto questo è importante. Nella sua completezza, nella sua sostanza, ma soprattutto nella sua storia, più che nella sua trama, regala allo spettatore un’emozione considerevole e potente. Prepotente per certi aspetti, o per il modo in cui impatta clamorosamente su di noi nel corso della visione.

Senza voler fare alcuno spoiler, diremo semplicemente che il film è sostanzialmente diviso in tre atti distinti, che funzionano quasi come tre film a sé. La prima parte è una sorta di enorme premessa, un “recap” neanche troppo prolisso che serve a gettare le basi dell’intera vicenda. A distanza di qualche mese dalla fine del film, non solo gli eroi più potenti della terra, a il mondo intero, si trova a fare i conti con il lascito di Thanos e del suo folle piano che, in ultima istanza, ha effettivamente dimezzato il numero di qualunque forma di vita nell’universo, Terra compresa.

Questa parte, della durata di meno di un’ora, chiarisce subito allo spettatore cosa si troverà davanti, e lo fa con grazia, e con poche, pochissime sbavature: Endgame è un film sugli uomini, più che sui costumi. Questo lo capirete effettivamente verso la fine, ma la premessa è già all’inizio, ed è importante capirlo. È il dramma degli uomini che sono rimasti dietro, che sono rimasti vivi, e la premessa del film gioca ampiamente su questo concetto, presentando una situazione drammatica e pesante che porterà, come prevedibile, alla ricerca di una soluzione.

Questa è la seconda parte del film, il suo cuore, e quella con il minutaggio più ampio. Gli eroi, in qualche modo riunitisi in una squadra di fortuna che conta membri di ogni tipo, cerca di mettere in piedi un piano che non poteva essere possibile senza l’intuizione di Ant-Man. Un qualcosa che sembrava chiaro sin dal trailer, e da ben prima che partisse lo spoiler selvaggio in rete a cui, come avrete capito, non ci uniremo.

La realizzazione del “piano” è la parte più divertita del film, quella più chiassosa, e che più ci stuzzica nel ripescare il mito dei Vendicatori e che, quasi come un giro di giostra, ci porta su e giù tra i tipi di cinema a cui i singoli eroi ci hanno abituato. Ci sono le battutine, c’è l’azione, c’è il carisma di certi eroi a discapito di altri e ci sono quelle tante e variegate citazioni (fumettistiche e non) che fanno godere e divertire lo spettatore. La parte centrale, a ripensarci, è forse quella che più vuole tributare il passato, che vuole ricordare allo spettatore la lunga e perigliosa crescita dei film Marvel, passata non sempre attraverso scelte oculate, ma che in qualche modo è arrivata comunque dove è oggi, al successo.

La terza parte, infine, della durata di circa 40 minuti, è quella più schiettamente dedicata all’azione ed al pathos. Alla risoluzione di tutto quello che c’è stato prima. Badate, non parliamo solo dei minuti precedenti, né di quello che c’era stato in Infinity Wars. Endgame chiude davvero il ciclo ci questi 11 anni di film Marvel, e lo fa in modo magistrale, senza perdersi in troppe chiacchiere. Mette tutti al loro posto, conclude un’era, e lo fa con un carico di emozioni che, quando arrivano, arrivano forti e chiare all’orecchio di tutti, forse persino di chi non è stato, sino ad oggi, a proprio agio con questo tipo di racconti.

Lo fa con stile, con eleganza, facendosi perdonare ogni goliardia. Teneramente, ma con fascino e persino dolore. Non si spreca più in chiacchiere, e diventa quasi asciutto e didascalico nel suo modo di raccontare, pur mantenendo un carico emotivo esplosivo e, come si era detto, “prepotente”, nel modo in cui investe lo spettatore a dispetto di tutto quanto si era visto prima. Ce lo aspettavamo, ma quando succede è assurdamente potente, e parimenti bellissimo.

La sostanza, dunque, è che Avengers Endgame è di una maestosa potenza. Non lo è per meriti registici, neanche troppo per quelli narrativi. Forse uscendo dalla sala penserete persino “tutto sommato era meglio Infinity Wars“, e lo capirei. Lo capirei perché forse, a voler essere cinici il ritmo dei due film è troppo diverso, e quel primo scontro con Thanos, giocato quasi tutto sul confronto col Titano, culminato nella famosa e rovinosa sconfitta, era davvero magnifico, e pregno di una attesa che aveva fascino e gusto. Qualcosa che (per alcuni s’intende) potrebbe non esserci in questo secondo film, e sarebbe perfettamente normale constatarlo.

Eppure, fidatevi, Endgame ha molto di più da dire, e non solo è diverse spanne sopra il suo predecessore, ma a dirla tutta è fuori scala verso qualunque altro prodotto simile. Questo perché Endgame è un film di sentimenti, ma non di quelli largamente ad uso e consumo del cinema più lacrimevole, o finanche “pop”, son sentimenti che – lo scopri guardandolo – ti si sono attaccati addosso in 10 anni di pellicole e questo, per forza di cose, è appannaggio di poche, se non pochissime, produzioni… e neanche tutte sono riuscite a lavorare di fino così bene e così a lungo.

Quelli di Endgame, inoltre, sono sentimenti subdoli, perché erano lì, covavano da qualche parte, forse nascosti alla vista ed al pensiero, ed è maestria del film (una gran maestria) tirarli fuori al momento giusto. Sono stoccate dirette al cuore, che ti piegano e quasi ti logorano, e non ci sono scuse che tengano.

Endgame, ed è questo il suo pregio, mette al centro di tutto i suoi personaggi nella loro parte più umana. Armature, martelli, scudi e avulse tecnologie sono un contorno, laddove una volta erano un simbolo, oggi son quel che sono: semplicemente strumenti di scena e raramente poco di più. Perché questa non è la storia delle maschere, ma del dolore di chi è stato costretto ad andare avanti, chi più, chi meno. Chi più a lungo, chi col fiatone. È la storia di uomini e donne che fanno i conti con sé stessi, col proprio passato, e soprattutto con il loro lascito, e forse non è un caso una certa citazione finale, che unisce inizio e fine con un misto di amore e amarezza.

Nel mettere in piedi tutto questo c’è tanta delicatezza mista, da canone, a tante battutacce, ed a momenti che vengono ereditati direttamente dai franchise di origine dei personaggi, ma lì capisci il trucco. Capisci che questo è un universo che col tempo è stato portato avanti dagli attori, più che dagli sceneggiatori, con i primi che si sono fusi ai personaggi in modo irrimediabile, e che a questi hanno donato spessore, carisma ed una certa parte di sé stessi.

Endgame è quindi un film in calzamaglia, e questo non glielo toglierà nessuno, ma è anche e soprattutto la summa di una grande storia, di una lunga evoluzione, di uno straordinario percorso produttivo e attoriale, cesellato meravigliosamente attorno alla commedia, al pathos, all’azione e finanche al dolore, tale da poter essere definito subito “un cult generazionale”, come raramente se ne sono visti e prodotti. Non è un film perfetto in senso assoluto, ma è perfetto a modo suo, per quello che vuole e deve dire. E questo è bellissimo, senza remore e mezze misure. É un lascito, un commiato, una pietra miliare del racconto. Non di un racconto specifico, ma del raccontare per antonomasia. Non serviva altro e dunque: grazie.