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Capitani Italiani: Capitan Napoli, quando i super eroi sono regionali

E se ci fossero dei super eroi italiani ed addirittura regionali? I I Capitani Italiani e Capitan Napoli sono già fra di noi!

E se anche in Italia, in città come Napoli appunto, esistessero i supereroi come negli USA? Bella domanda. A rispondere ci pensa Capitani Italiani, piccola ma agguerrita casa editrice nata come brand dell’Associazione Culturale Venezia Comix. È necessario, però, fare qualche passo indietro per capire meglio la situazione attuale.

Napoli calderone di folclore, vicoli con panni stesi da una finestra all’altra, bancarelle di ortofrutta sui marciapiedi, strilloni che invitano a comprare “e sigarett” e “o’ Vesuvio” sempre presente che incombe sul panorama cittadino, nel quale pullula la micro-criminalità quotidiana. Questo è il ritratto del capoluogo partenopeo nell’immaginario popolare comune. E se…

Super eroi regionali

Fabrizio Capigatti, sceneggiatore e soggettista veneziano, intorno al 2006 ha un’intuizione fortunata: creare una forza supereroica localizzata e regionalizzata, con caratteristiche peculiari radicate nella tradizione del territorio dell’ambientazione in cui vive il protagonista. Il supereroe italiano locale affronta quindi nemici e gravi problematiche riguardanti il sociale e l’attualità.

Insomma, anche l’Italia come gli Stati Uniti può avere e ha i suoi supereroi. Potrebbe sembrare una forzatura narrativa, un escamotage stilistico che potrebbe attirare facili ironie… attenzione, potrebbe. Ma non lo è affatto. I tempi sono maturi perché anche l’Italia abbia i suoi eroi e la sua nuova mitologia, a cominciare da Capitan Venezia. E da dove se no?

Ci fu già un precedente a metà anni ’90, con il Capitan Italia di Walter Venturi. Quella però fu, da parole sue:

“La risposta trash ai supereroi americani, erano i tempi dell’Image e ai loro colori sfavillanti risposi con il nostro tradizionale bianco e nero denso di macchiette grottesche che facevano il verso alla politica e alla società italiana degli anni ’90″.

L’intenzione di Capigatti, invece, è quella di rispecchiare in tutto e per tutto l’azione, le dinamiche, la cinematicità delle produzioni americane attuali, senza fare alcun verso in modo grottesco ma affondando a piene mani nel torbido dell’Italia moderna.

Capitan Venezia

Capigatti riprende la sua idea 6 anni dopo e nel 2012 raccoglie tanto, tanto coraggio e un manipolo di artisti, per cominciare l’avventura dei supereroi tutti italiani. Le sue sceneggiature vengono quindi realizzate da disegnatori che rispondono al nome di Diego Bonesso, Federico Toffano, Federico Vicentini, Vincenzo “Viska” Federici e molti altri tra inchiostratori e coloriste. Vengono finalmente prodotte in grande stile le vicissitudini di Capitan Venezia, raccolte nel volume che rappresenta la prima stagione del supereroe, insieme a tutta una serie di personaggi contrassegnati con i nomi di tutti i capoluoghi veneti.

Con il tempo nascono supereroi anche nel resto d’Italia ed ecco arrivare sulla scena, come in una sorta di “Justice League italiana” (che non è ancora ufficialmente nata ma a tutti gli effetti lo è, visto che viene citata scherzosamente in un numero di Capitan Venezia), La Lupa a Roma e Capitan Palermo, ovviamente in Sicilia.

Capitan Napoli

Dopo la storia recente dei capitani italiani, arriva il 2018. In occasione di Lucca Comics & Games a novembre, viene presentato Capitan Napoli #0. L’autore è un giovane sceneggiatore di Portici, Antonio Sepe, classe 1985, già sceneggiatore ed editor per Noise Press su The Steams e lo spin-off The Steams Chronicles. Pubblicato in sole 300 copie per l’occasione, va a ruba. Con i disegni della star del fumetto Pasquale Qualano (DC Comics, Marvel e Valiant, tra le tante), il #0 dà un assaggio di quello che accadrà nel prossimo futuro, descrivendo le origini del supereroe partenopeo, le problematiche del suo alter ego Nino, il nemico pubblico n.1 che dovrà affrontare. Un bell’assaggio, non c’è che dire. Sepe ci sa fare alla grande con la scrittura. Ma arriva il piatto forte con il #1.

Nino è un ragazzo introverso e taciturno di Forcella, quartiere centrale e storico di Napoli, che sfoga la propria rabbia per la morte del migliore amico focalizzandosi sul diventare un provetto boxeur. Dopo essere caduto incidentalmente in un bagno di liquami tossici, si ritrova con il potere di sconquassare il terreno con la sola forza dei suoi pugni, creando potenti terremoti.

Il materiale che ha dato i poteri a Nino è la diretta conseguenza dei rifiuti velenosi gestiti dal racket di Pasquale De Andrea, neo-eletto Presidente della Regione Campania e soprannominato O’Mast dai suoi concittadini. Ovvero, la longa manus politica in tutti gli affari illeciti di Napoli, nascosti dietro a un paravento di onestà e buona gestione. Potremmo dire… il Lex Luthor della situazione.

Nino, dopo aver assunto l’identità di Capitan Napoli indossando un caschetto da pugile, guantoni super-resistenti e una tuta bianco-celeste, simbolo della squadra di calcio del cuore, affronta gli sgherri e le malefatte di De Andrea. Le gesta del supereroe cominciano a far breccia nei media passando prima da internet e poi sui media classici, radio e tv. A lui si affiancherà ben presto Katerina, cantante neo-melodica che si ritrova all’improvviso con una voce super-sonica in grado di distruggere le cose. Mentre spuntano dal nulla alcuni ninja appartenenti a una società segreta secolare composta da… pizzaioli!

Potrebbe sembrare tutto una forzatura caricaturale ma non lo è assolutamente. Sepe, coadiuvato ancora dalle matite di Qualano e poi di Vincenzo Carratù, Claudio Avella e Alessandro Miracolo, con i colori di Adele Matera e Alessandra Baccaglini, crea uno scenario supereroico classico all’americana calato nel profondo tessuto sociale partenopeo. E funziona benissimo, come ha funzionato per Capitan Venezia.

Parte quindi una profonda denuncia del malaffare imperante, della corruzione, della vergogna chiamata nella realtà terra dei fuochi e racket dei rifiuti. Antonio Sepe rischia e ci mette la faccia, lo fa per la terra che ama profondamente, lo fa per i supereroi, che ama ugualmente con tutto il suo essere.

Forse Capitan Napoli, forte del successo che sta ottenendo nel suo territorio, è lo specchio di quella legalità desiderata dalle innumerevoli persone per bene che vivono a Napoli.

Capitan Napoli e gli altri capitani italiani ricordano un po’ le maschere del Carnevale: a ogni città la propria. E allo stesso modo, l’alter ego di Nino mette a nudo le incoerenze e le contraddizioni della città, che dietro una patina di folclore, appunto, e allegria scanzonata nasconde ombre da disperdere e falsi miti criminali da sfatare. Fabrizio Capigatti e i suoi supereroi fanno più che divertire con avventure fantastiche: affondano i denti nelle vere e proprie ingiustizie che flagellano la società tricolore attuale. E cercano di porvi rimedio. Magari fosse così nella realtà.

I Capitani Italiani sono arrivati per rimanere e si spera (e si augura) che lo facciano a lungo.

Le avventure di Capitan Napoli? Le trovate in un bel volume cartonato da leggere comodamente a casa!