Cinema e Serie TV

Cobra Kai, la storia dopo The Karate Kid

Nel 2018, per YouTube Red, è uscita la serie TV Cobra Kai che riprende le vicende di Per Vincere Domani – The Karate Kid trentaquattro anni dopo. Da alcuni giorni Netflix ha acquisito i diritti dello show, pubblicandolo sulla sua piattaforma di streaming online. Da qui, tutti coloro che non avevano visto Cobra Kai, in questi due anni dall’uscita, hanno potuto fruirla e apprezzarla.

Cobra Kai

Il progetto Cobra Kai è nato da un’idea di Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg e Josh Heald che hanno richiamato nel cast della serie TV gli stessi attori del cult degli anni Ottanta, Per Vincere Domani – The Karate Kid. Tutti tranne  Noryuki “Pat” Morita che nel film interpretava il Maestro Miyagi, scoparso nel 2005. Se da un lato Cobra Kai riprende la trama del primo film della trilogia di Karate Kid con Ralph Macchio, dall’altro ne cambia totalmente la prospettiva, dando nuovo lustro al personaggio di Johnny Lawrence, interpretato da William Zabka. 

Cobra Kai Never Dies

Il primo capitolo del franchise The Karate Kid ci presenta il personaggio di Johnny Lawrence, un bullo della All Valley che dà filo da torcere al nuovo arrivato in città, Daniel LaRusso. Come sappiamo bene, nel film la rivalità tra i due raggiungerà l’apice nel torneo di karate di Encino, dove LaRusso avrà la meglio su Lawrence, sigillando in un calcio la loro eterna rivalità.

Cobra Kai, infatti, si apre proprio con le ultime immagini di Per Vincere Domani – The Karate Kid. Nello show televisivo ritroviamo Lawrence, un uomo di mezza età che non ha di certo dato una svolta alla propria vita, mentre rimugina sul suo passato e sulla sua rivalità con LaRusso, diventato un personaggio di grande successo della All Valley di Los Angeles.

Cobra Kai

The Karate Kid ci ha abituati a vedere il personaggio di Daniel San come l’eroe, colui che ha fatto del karate e degli insegnamenti del maestro Miyagi una vera filosofia di vita. Ma, scavando nel profondo, troviamo anche in LaRusso quei sentimenti borderline che avevano condizionato l’operato di Lawrence nel primo film. Per esempio, nel terzo capitolo di The Karate Kid, Daniel LaRusso è attratto dalla filosofia e modalità di combattimento del Cobra Kai, iniziando a farne parte lui stesso, esattamente un anno dopo la vittoria del torneo di Encino.

In Cobra Kai, però, abbiamo un assoluto cambio di prospettiva. Quello che è stato sempre dato per assunto nei tre film di The Karate Kid, qui viene totalmente ribaltato, mettendo Lawrence in una posizione di rivalsa. Infatti, l’ex bullo sembra aver perso ogni speranza di una rivincita, se non sociale, almeno personale. Per questo motivo decide di ricostituire il Cobra Kai, dando al suo dojo una impostazione diversa rispetto a quella del suo ex sensei, John Kreese. Il motto Cobra Kai Never Dies è ancora più pertinente, proprio come i serpenti cambiano pelle, così il dojo del sensei Lawrence darà nuovo lustro a un nome che dopo trentaquattro anni fa ancora paura nella All Valley.

Cobra Kai

Dal film alla serie TV

Il passaggio dal film The Karate Kid alla serie TV Cobra Kai è stato un esperimento riuscito, senza ombra di dubbio. La narrazione è accattivante e incalzante e i continui richiami al film cult degli anni Ottanta riescono a intrattenere anche un pubblico più adulto, cresciuto a suon di togli la cera, metti la cera

Cobra Kai è un prodotto, se vogliamo, più maturo rispetto alla trilogia di The Karate Kid, anche se non mancano i momenti cringe e quasi surreali. La storia, però, che lo show racconta è bella, e non possiamo dire altrimenti. Vedere un uomo senza speranza rialzarsi grazie all’amore incondizionato verso una disciplina non facile come quella dell’arte marziale del karate, non è roba da poco.

Siamo abituati a vedere nei film e negli show a tema sportivo la rivalità come qualcosa che riesce a far uscire il meglio nelle persone. In Cobra Kai non avviene questo, anzi, la rivalità e il senso di frustrazione ha rovinato la vita di un uomo che riesce solamente attraverso una catarsi personale a rivalersi sui propri demoni interiori. 

Cobra Kai

Diciamolo, la rivalità che Lawrence sente nei confronti di LaRusso è solamente una congettura psicologica per fa uscire fuori il suo senso di inadeguatezza a trecentosessanta gradi, nella famiglia di appartenenza, con le donne, con se stesso e poi con i propri allievi. Ed è proprio grazie a questi ultimi che Lawrence riesce a comprendere la vera missione di ogni sport, al di là dei suoi problemi psicologici e sociali.

Al contrario dei film, in Cobra Kai il confine tra bene e male non è netto, anch’esso è labile, così come l’equilibrio precario che unisce i due eterni rivali Lawrence e LaRusso. Ma, se in Daniel San non vediamo una evoluzione ma, anzi, una involuzione, in sensei Lawrence c’è una grande crescita umana, anche quando riesce a perdonare Kreese e farlo entrare nel suo nuovo dojo.

Cobra Kai

Cobra Kai, un romanzo di formazione

Come in ogni romanzo di formazione che si rispetti, Cobra Kai racconta il cambiamento di tutte le persone coinvolte nella narrazione. Dai protagonisti fino agli allievi dei due eterni rivali. Come nella letteratura, ogni cambiamento presuppone un grande dolore, un distaccamento catartico che qui diventa delusione e impotenza difronte al fallimento degli insegnamenti e al tradimento della fiducia mal riposta in quelli che sono i personaggi più ambigui dello show televisivo.

Sia Lawrence sia LaRusso dovranno fare i conti con i propri demoni e con i fallimenti dei rispettivi dojo. Cosa accadrà a questi due uomini dopo le ultime battute della seconda stagione non è dato ancora sapere, ma la terza parte dello show ci rivelerà sicuramente delle grandi sorprese.

Cobra Kai

Quello che Cobra Kai è riuscito ad ottenere con due sole stagioni, The Karate Kid non è riuscito a raccontare in tre film spalmati su cinque anni. Questo perché a mancare nei due sequel di Per Vincere Domani era proprio il racconto del conflitto, della crescita personale e della volontà di migliorare. Nei Capitoli II e III di The Karate Kid le vicende sono state presentate come assolute e non come frutto di una riflessione sulle arti marziali e sulla filosofia dietro esse. In Cobra Kai, invece, solo attraverso la comprensione dell’auto miglioramento possiamo trovare una chiave di lettura perspicace ed esaustiva di quella che è la società contemporanea che non fa sconti a nessuno.

Cobra Kai

Per concludere possiamo dire che Cobra Kai merita di essere nella top ten dei prodotti Netflix più visti, perché ci racconta una storia vera e plausibile, intrattiene e strizza l’occhio alla moda retrò degli ultimi anni, senza essere eccessivo e troppo citazionista.

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