Libri e Fumetti

Conan il Cimmero: Star Comics porta in italia la straordinaria serie Glénat

Parlando di Conan il Barbaro dovreste essere percorsi da un fremito. Pur consci che per alcuni di voi quel fremito sarà di terrore, pensando all’orrendo film con Jason Momoa, il fremito di cui parliamo noi è quella della pura estasi: della gioia di poter avere per le mani un nuovo prodotto basato sui seminali racconti di Robert E. Howard.

Diverse sono state, negli anni, le trasposizioni del personaggio, a partire dai cult cinematografici con protagonista Arnold Schwarzenegger, sino alle più recenti (e bellissime) serie a fumetti che, inaugurata dai testi di Kurt Busiek e dalle straordinarie tavole di Cary Nord, ha ridato nuovo lustro al personaggio sotto l’egida di Dark Horse, con un lavoro tanto apprezzabile come non lo si vedeva dai tempi della serie The Savage Sword.

Poi di Conan si son perse le tracce per un po’, sino ad oggi in cui il personaggio è arrivato in Europa, e per la precisione in Francia, dove la straordinaria casa editrice Glénat, ha da poco avviato un nuovo progetto fumettistico per il cimmero, arruolando ben 12 team creativi per la trasposizione di altrettante storie di Howard.

Non inediti dunque, né tanto meno una trama orizzontale che cerchi di mettere ordine alle avventure del barbaro, ma una vera e propria raccolta di racconti, qui trasposti in versione fumettistica secondo il gusto estetico, e tecnico, della scuola delle bande dessinée, proposto da noi da Star Comics, che offre al lettore dei volumi di fattura pregevole, in gran formato e con copertina rigida.

Un volume per ogni storia, con un prezzo tutto sommato comprensibile (parliamo di circa 15 euro), considerata la buona qualità della stampa e la fattura pregevole dei volumi e delle storie. A fare da apripista due racconti: La Regina della Costa Nera, sceneggiato da Jean-David Morvan (curatore, per altro, dell’intera operazione editoriale), su disegni di Pierre Alary, uno dei più apprezzati nomi dell’attuale scena fumettistica francese e già distintosi prima con il suo Silas Corey, e poi con la più recente trasposizione di Sinbad il marinaio.

Sul secondo volume, invece, Colosso Nero, la consolidata coppia Vincent Brugeas ai testi, con disegni di uno sfarzoso Ronan Toulhoat. Un duo che già aveva spopolato in Francia con l’ucronico Block 109, e più di recente si era confermata con “Il Re dei Ribaldi”, che ben presto arriverà anche da noi sempre sotto l’etichetta di Star Comics.

Bastano due numeri per innamorarsi dell’operazione editoriale Glénat, non che potesse essere diversamente. Se Il Colosso Nero è considerata (erroneamente) un’opera minore di Howard, La Regina della Costa Nera è invece uno dei racconti più amati del ciclo di Conan, primo ad introdurre una figura potente, sensuale e memorabile come quella della bella e avvenente piratessa Belit, che stringerà con il Cimmero una passionale e intensa relazione amorosa fino alla scoperta di un’antica città in rovina, figlia di una civiltà ormai perduta, e su cui veglia un sanguinario e misterioso demone volante.

Colosso Nero, invece, nasce su evidente ispirazione del racconto “La Maschera di Fu Manchu”, ed è stato il primo episodio del ciclo di Conan a guadagnarsi la copertina sulla rivista Weird Tales, che diede fama e fortuna al personaggio del barbaro ed al suo creatore. Per quanto resti un racconto carico di tutti i paradigmi della letteratura di Howard, fu scritto con il chiaro intento di raggranellare denaro dalle tasche dell’editore dell’epoca, tanto da spingere sulla parte più pruriginosa dei lettori di riviste di allora.

Ovviamente son dettagli, che prescindo dalla grandezza del mito del barbaro, che anzi andrebbe letto comunque nella sua interezza da tutti, specie dai neofiti, che con queste uscite Glenant/Star Comics troveranno pane per i loro denti, e sangue per le loro membra… se Crom lo vorrà.

Lo spirito che si respira nella lettura dei due volumi è quello giusto: il primo rappresenta il lato più indomito di Conan, quello selvaggio di esploratore, ladro e avventuriero, intollerante alle regole del mondo civilizzato, e libero dai dettami della società. È un’avventura di mare e pirati, perfetta per altro per la matita di Alary, che già con Simbad si era dimostrato perfettamente all’altezza di confrontarsi con il racconto marinaresco, col suo mito, con il suo ritmo. Le tavole de La Regina della Costa Nera sono chiare, ritmate, e si susseguono seguendo lo stile tipico delle griglie francesi, che non di rado si sovrappongono a bellissime splash page, tanto ricche ma così “coperte” da diventare quasi cornice, bassorilievo, di un’opera artistica più complessa.

L’azione è controllata, solo di rado schizofrenica, e restituisce pienamente il ritmo del racconto originale, praticamente senza compromessi, passando tra narrazione, avventura, amore e dolore come si confà allo spirito del barbaro, troppo spesso confuso come un personaggio stupido, quasi i lettori fossero inconsapevoli (o dimentichi) di trovarsi dinanzi al futuro/passato Re di Aquilonia.

Allo stesso modo Colosso Nero esprime pienamente un altro aspetto del barbaro, quello del condottiero lucido e mai improvvisato. Del guerriero che sa solcare i campi di battaglia perché modellato dal Dio della montagna per servire lo scopo della guerra. In questo racconto c’è la scintilla che accenderà poi i racconti del Conan regale, del Re condottiero, passati al lettore attraverso travolgenti e ricchi scorci campali.

Qui, forse, il racconto risente leggermente della stringata paginazione fumettistica, ma va considerato che si tratta di uno dei più lunghi e verbosi racconti di Howard, che all’epoca era solito dilungarsi più del dovuto (o più di quanto il suo editore non volesse) e considerato tutto, è plausibile che chi è a digiuno di qualunque racconto originale possa godere comunque del volume. C’è poi da considerare che i colori desertici e il tracco netto ed espressivo di Toulhoat rendono più che degnamente l’atmosfera generale, portando il lettore con trasporto fino alla fine senza troppi pensieri. Colpisce poi la schiettezza, o se vogliamo, “la barbara rudezza” del personaggio, che traspare attraverso i due volumi come raramente è capitato in qualunque altra trasposizione.

Un plauso a Glenant per il rispetto dovuto al personaggio, riportato su carta con grande fedeltà e senza troppe edulcorazioni (trattasi, ricordiamolo, di un fumetto per adulti), ma anche e soprattutto agli autori coinvolti che già con i soli primi due numeri riescono a trasportarci di nuovo, e con grande piacere, nel mito Hyboriano, riuscendo a tratteggiare da subito gli aspetti fondamentali che hanno reso Conan uno dei più amati e copiati protagonisti del racconto d’avventura.

Sia il primo, che il secondo volume questo nuovo ciclo di fumetti dedicato a Conan il Barbaro sono già disponibili! Se poi non lo avete mai fatto, vi consigliamo caldamente anche di lettura dei racconti originali.