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Coronavirus, spostato il Far East Film Festival

Il ventiduesimo Far East Film Festival si sarebbe dovuto svolgere a Udine tra il 24 aprile e il 2 maggio, ma in seguito dell’epidemia di COVID-19 l’organizzazione ha deciso di spostare l’evento al 26 luglio al 4 luglio. La notifica giunge sotto forma di comunicato stampa e si allinea al cauto approccio adottato da molte altre fiere del nord Italia e di tutta la penisola.

Considerando che il Far East Film Festival è uno dei più importanti eventi europei dedicato alla cinematografia orientale, la giustificazione di una tale sospensione risulta quantomai fondata. I principali focolai del cosiddetto coronavirus sono in Cina, Corea del sud, Giappone e Italia, tutti paesi coinvolti più o meno direttamente nel detto festival. Un vero incubo, a livello organizzativo.

«La salute pubblica è il bene più prezioso e questo momento richiede scelte responsabili», commentano Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche, fondatori del Festival. «Siamo felici di avere trovato il pieno appoggio delle istituzioni e del Teatro Nuovo, sede storica del FEFF. Non possiamo che sottolineare il clima di grande solidarietà tra pubblico e privato e anche tra diverse realtà organizzative: già confermata una collaborazione con Trieste per lo ShorTS International Film Festival che si svolgerà nelle stesse date».

Il Teatro Nuovo di Udine.

Il festival si tiene annualmente a Udine, Friuli-Venezia Giulia, cioè a un tiro di schioppo dall’appestata Lombardia. Nonostante un primo periodo di estrema cautela, la regione e l’intero Stato stanno ora cercando di calmare gli animi in modo da convincere i paesi stranieri a riprendere gli scambi commerciali/turistici con l’Italia, ma i numeri sono inclementi. Come ogni virus, la diffusione del COVID-19 è esponenziale e, in questo momento, registra 650 contagiati su territorio nazionale. Una situazione che, seppur non degna di panico, certamente riserva molte criticità e incertezze gestionali. Tra le eventuali disposizioni di sicurezza e il panico diffuso tra i potenziali avventori, chi gestisce gli eventi non sa più dove sbattere la testa, rendendo i posticipi l’unica scelta attuabile.