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CortoCircuito, la recensione: Disney torna a sperimentare grazie ai cortometraggi

In questi ultimi anni la nascita di sempre più differenti piattaforme streaming ha permesso a produttori e registi di mostrare tutta la loro creatività rafforzati dai contratti di esclusività stipulati con le major dell’on demand. Indubbiamente la massima espressione visiva della creatività è data dai film d’animazione e, mentre tutte le più grandi società hanno cercato di alzare la loro asticella innovativa mostrando capolavori come Spider-Man – Un Nuovo Universo (prodotto da Sony Animation), nonché una delle più importanti dimostrazioni di sviluppo cinematografico nel campo dell’animazione, e le più piccole stanno cercando di rincorrere la concorrenza con esempi illustri e pluripremiati come La famosa invasione degli orsi in Sicilia (prodotto da Prima Linea Productions), Disney è rimasta ancorata su binari solidi, ma antiquati. Adesso grazie a CortoCircuito le cose potrebbero cambiare.

CortoCircuito: l’innovazione secondo Disney

Da Musica maestro e soprattutto Cenerentola in poi Disney ha deciso di utilizzare la consolidata e affidabile tecnica stilistica, poi rafforzata con l’avvento della computer grafica, per ogni sua opera, mostrando una sorta di staticità che a lungo andare è divenuta monotona e ripetitiva. Se ci pensate bene, senza considerare le opere realizzate insieme al team Pixar e l’eccezione data da Ralph Spaccatutto e dal sequel Ralph Spacca Internet, ogni film d’animazione Disney segue dei binari talmente netti da poter includere nello stesso universo narrativo opere totalmente differenti come Il gobbo di Notre Dame e La sirenetta.

Insomma, in poche parole, basta guardare un film d’animazione di qualsiasi genere e di qualsiasi tematica per rendersi immediatamente conto che si tratta di un’opera Disney e questo ha sempre avuto i suoi aspetti positivi e negativi. Sicuramente questo i Walt Disney Animation Studios lo hanno capito e per questo motivo hanno deciso di realizzare una mini-serie di quattordici episodi distribuita sulla piattaforma Disney+ e dal titolo completo di CortoCircuito Experimental Films. Quest’ultima è stata realizzata con lo scopo di costruire una base di sperimentazione in cui chiunque ha potuto mostrare la propria tecnica e le proprie idee e magari essere selezionati per diventare aspiranti registi per un nuovo progetto targato Walt Disney.

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Indubbiamente si tratta di un’iniziativa tanto importante, quanto lungimirante in cui una società del calibro di Disney mette a disposizione di qualsiasi creativo la sua unica e principale piattaforma per mostrare i propri corti. Ognuno di essi ha un budget ridotto, spesso molto risicato, e questo per certi versi si traduce in un bene poiché l’artista obbligato a seguire delle restrizioni arriva a raggiungere i propri obiettivi ricercando delle soluzioni creative ed economiche. In fondo Disney è stata furba poiché a costo quasi nullo ha pensato di pubblicizzare i lavori di potenziali futuri registi consapevole che proprio nei corti cinematografici si nascondono, spesso, dei veri capolavori. Chi segue il settore lo sa, i corti sono da sempre una fucina di nuove idee narrative e tecniche e vengono usati per organizzare i lavori finali di tutto ciò che, se dovesse andare bene, verrà raffinato e poi pubblicato in futuro.

Il progetto CortoCircuito è giunto di recente su Disney+, ma in realtà è in funzione all’interno dei Walt Disney Animation Studios dal 2016 quando la stessa società ha invitato i propri dipendenti a pensare ad un’idea da trasformare in un breve racconto che mostrasse sia innovazione narrativa che soprattutto estetica e tecnica. Ogni cortometraggio, infatti, è anticipato dalle testimonianze dei diversi registi, artisti ed ideatori i quali raccontano da dove sono nate le loro idee e le motivazioni che hanno portato alla particolare scelta stilistica. Ogni artista, infatti, è stato in grado di non mostrare solo la propria storia, ma di mettere in pratica anche la propria preparazione artistica.

Dal punto di vista narrativo abbiamo storie che toccano vari aspetti emozionali andando a trattare storie famigliari e ricordi d’infanzia vissuti dagli stessi artisti o curiosità spesso anche divertenti e accattivanti. Per quanto riguarda, invece, l’aspetto artistico ogni corto è diverso da tutti gli altri poiché vi sono alcuni ispirati alla street art, altri alle stampe cinesi, altri rappresentano la massima espressione della CGI e altri ancora mostrano le diverse sfaccettature del fumetto. Su quattordici cortometraggi ci sono, ovviamente, quelli più interessanti e innovativi e quelli più tediosi o estremamente sdolcinati; casualmente quest’ultimi sono proprio Lucky Toupée, Fetch e in parte Elephant In The Room che incarnano in tutto e per tutto la filosofia disneyana che abbiamo ormai abbondantemente imparato a riconoscere.

Ovviamente non mancano le idee geniali che spereremmo di veder portate avanti con qualche lungometraggio degno di nota e tra queste non possiamo non citare Hair-Jitsu che mostra una giovane ragazza inizia a fantasticare su una lotta con il suo parrucchiere per evitare che i suoi lunghi capelli vengano tagliati per la prima volta, Just a Thought che attraverso la tecnica dei balloons mette in risalto tutti i pensieri che emergono nella mente di un ragazzo in età scolare, Downtown che grazie alla tecnica della street art e della camera work fa rivivere una città super colorata e tecnologica la quale prende vita al passaggio di un ragazzo e Jing Hua che attraverso l’arte della stampa cinese e del falso acquerello racconta la storia di un praticante di arti marziali in lutto che decide di rendere omaggio alla sua insegnante defunta.

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto puramente sentimentalistico il più significativo è senz’altro Cycles che racconta la storia di un’anziana signora e della casa da cui deve obbligatoriamente andare via. Tramite l’uso del time lapse, il cortometraggio ripercorre a ritroso tutti gli eventi più significativi vissuti all’interno di quella casa dalla signora e dimostra come delle semplici pareti possano significare molto per la mente di ognuno di noi. Un sentimentalismo caro a Disney, ma intelligente e per cui difficilmente riuscirete a trattenere le lacrime.

Infine per il lato puramente tecnico alcuni dei più suggestivi sono certamente Exchange Students, Drop, Puddles e Zenith. Il primo usa la tecnica dei disegni su foglio ruvido mostrando non solo una bellezza estetica, ma anche una trama intrigante che racconta la storia di una ragazza originaria della Terra la quale si sente emarginata in una scuola di alieni.

Il secondo racconta le vicende di una goccia di pioggia che cade per la prima volta sulla Terra e attraverso l’uso sapiente dell’effetto offuscamento viene fuori un’opera di grande impatto visivo. Il terzo usa la stilizzazione cromatica e il fotorealismo per raccontare di un giovane ragazzo che scopre che le pozzanghere possono diventare dei portali per altre realtà. Zenith, però, è sicuramente il più suggestivo e d’impatto visivo poiché mette in mostra tutta la potenza della CGI raccontando le vicende di un cervo luminoso che attraversa l’universo lasciando una galassia di stelle nella sua scia.

Conclusioni

CortoCircuito, in ogni caso, è l’ulteriore dimostrazione insieme a Un Giorno in Disney – Corti che Disney vuole iniziare a sperimentare nuove tecniche per la realizzazione dei propri film d’animazione e non solo. Brevi puntate in cui il personale della Walt Disney ha potuto mettere alla portata di tutti sia il proprio lavoro che le proprie idee. I risultati finali non sono sempre brillanti, ma tutti denotano una indubbia preparazione e una certa inventiva, ma soprattutto la volontà primaria di colpire un determinato target che è quello dei più giovani. Un progetto che certamente permetterà di far emergere brillanti futuri registi e che raggiunge appieno il suo obiettivo primario ovvero quello di mostrare delle chicche dell’animazione divertendo e coinvolgendo anche il pubblico più esigente.