Cinema e Serie TV

Dragon Ball: un’opera immortale che trent’anni dopo emoziona chiunque

La genesi di Dragon Ball parte nel 1590, quando in Cina venne pubblicato Il viaggio in Occidente, un romanzo scritto da Wu Cheng’en che raccontava l’epopea di un monaco buddhista, partito alla volta di una purificazione interna per raggiungere l’illuminazione. Un percorso pregno di avventura, ma con grande introspezione e analisi di quello che era l’animo del monaco di nome Sanzang. Nel suo viaggio, il monaco viene accompagnato dal re scimmia Sun Wukong, il maiale Zhu Wuneng e il demone Sha Wujing, pronti a proteggerlo da qualsiasi tipo di insidia, demoni e mostri che incontreranno nel corso dell’avventura.

Quando 400 anni dopo Akira Toriyama si trovò dinanzi all’importante decisione di realizzare qualcosa di nuovo che potesse ripetere il successo di Dr. Slump & Arale, il suo primo manga, insieme al suo editore, Kazuhiko Torishima, pensò che Il viaggio in Occidente potesse essere un’ottima base per raccontare le avventure di un ragazzo di nome Goku, alla ricerca non tanto della purificazione, ma dell’ottenimento di sette sfere del drago, per esaudire il più grande dei desideri. Nacque così Dragon Boy, originariamente pensato per durare appena un anno e da concludersi con il reperimento delle sfere del drago. E nulla più.

Dragon Ball: la genesi del drago

Toriyama, però, veniva da un successo importante: per quanto in Italia Dr. Slump & Arale visse di una fama successiva a quella di Dragon Ball, la sua opera prima significò molto e gli permise di testare gli argomenti vincenti per la sua narrazione. Tra questi i tornei di combattimenti, che inevitabilmente sfociarono nella proposizione del Torneo Tenkaichi, una sfida di arti marziali che accontentò anche le richieste dell’editore di Toriyama, che voleva uno shonen manga basato sul kung fu. Da lì, l’autore si rese conto che il successo che stava vivendo Dragon Ball stava andando oltre le primissime impressioni e invece di far terminare la sua avventura con la ricerca delle sfere del drago, andò a soddisfare un’altra sua grande ambizione: creare un antagonista dall’altissimo tasso di malvagità, il che lo spinse a realizzare il Grande Mago Piccolo, il primo vero nemico di Goku che non aveva in sé nessuna accezione positiva.

Di settimana in settimana, Akira Toriyama, che aveva iniziato a pubblicare Dragon Ball dal 3 dicembre 1984, sul numero 51 di Weekly Shonen Jump, raccolse sempre più consensi e approvazione dai lettori giapponesi. La serie si concluse nel 1995, esattamente undici anni dopo, nel momento in cui l’autore si dichiarò totalmente esausto e desideroso di prendersi una pausa. I 519 capitoli di Dragon Ball vennero riuniti nei tankobon, così come arrivarono a noi, pubblicati da Star Comics durante la seconda metà degli anni novanta, dal 1995 al 1997, con cadenza quindicinale, subito dopo la conclusione in Giappone. Ciò che però diede maggior lustro all’intera saga, soprattutto in Occidente, fu la produzione anime di quello che a oggi è ritenuto essere non solo il capolavoro di Akira Toriyama, ma uno dei più appassionanti shonen di sempre.

Dragon Ball: l’arrivo in televisione

L’anime di Dragon Ball venne trasmesso in Giappone su Fuji TV dal 26 febbraio 1986, praticamente due anni dopo l’avvio della pubblicazione del manga da parte dell’autore: bastò davvero poco a Toei Animation per comprendere la potenza della storia narrata e acquistarne i diritti per renderlo un’opera animata. In Italia la trasposizione arrivò nel 1989 su Junior TV, mentre in Giappone la produzione andava avanti con anche tre film cinematografici, tra il 1986 e il 1988, fino a un quarto arrivato nel 1996 per celebrare il decimo anniversario dell’anime. Sebbene, però, Junior TV avesse a tutti gli effetti esportato Dragon Ball in Italia, mentre Star Comics provava a far esplodere il fenomeno anche dal punto di vista della lettura cartacea, è l’arrivo di Mediaset nel pieno possesso dei diritti che cambia completamente la percezione dell’opera di Toriyama in Italia.

Da Kamehameha ad onda energetica

Nel 1996 viene quindi realizzato un nuovo adattamento (disponibile su Amazon), che si andava a distaccare dall’originale di Junior TV, senza censure, in edizione integrale e con le sigle originali giapponesi. L’azienda milanese acquistò le prime 99 puntate e ne ridoppiò l’intera serie, cambiando anche dei nomi di molti personaggi, oltre che degli oggetti e delle tecniche: Piccolo divenne Junior, la Kamehameha divenne l’Onda energetica e così via, scatenando non poco fastidio nei fan che nel frattempo si erano affezionati al doppiaggio e all’adattamento di Junior TV, con diritti di Publitalia, e a quanto letto su Star Comics. Il primo ciclo di trasmissione si interrompeva in ogni caso alla puntata 99, durante il combattimento tra Goku e Tenshinhan. Soltanto nel 1998 Mediaset acquistò e doppiò gli episodi dal 100 al 153. Un anno dopo, con tutta la serie in possesso dell’azienda lombarda, avvenne la prima trasmissione completa su Italia 1, con la sigla cantata da Giorgio Vanni.

Toei e le regole dell’animazione italiana

Il fenomeno Dragon Ball in pochi anni andò a conquistare tutto il Giappone, ma anche il nostro paese. A dettare le regole iniziò a essere la Toei Animation, piuttosto che Akira Toriyama, tant’è che con il cambiamento di età di Goku, la società di animazione pretese dall’autore un cambio di titolo, che fosse più adeguato alle vicende molto più mature raccontate dopo la fine del torneo Tenkaichi contro il Grande Mago Piccolo.

Dragon Ball Z

Cinque anni dopo gli eventi della prima serie, basandosi sui 26 volumi finali del manga, Toei Animation iniziò la trasmissione di Dragon Ball Z (disponibile su Amazon), che in Italia Mediaset propose anche come What’s My Destiny Dragon Ball. Una volta divenuto adulto, Goku si ritrova a sbattere contro la realtà dei fatti: non è un umano e altri suoi simili stanno arrivando sulla Terra per completare ciò che lui non è stato in grado di portare a termine, ossia conquistare il pianeta. Suo fratello Radish, ma soprattutto Vegeta, principe dei Saiyan, sono i primi antagonisti della vicenda, che assume poi connotazioni molto più solenni, con l’arrivo di Freeza e di Cell, degli Androidi e infine di un demone dal colore rosa in grado di trasformare tutti i suoi avversari in caramelle o cioccolatini.

La conclusione, dopo la sconfitta di Majin Bu e l’incontro tra Goku e Ub, l’incarnazione del demone rosa, sancì la fine di una storia dai temi molto forti e dalle vicende raccontate con una profondità tale da tenere sulle spine un’intera generazione. Ma questo non bastò, perché Toei Animation pretese una terza serie animata, per cavalcare il successo delle precedenti due, sforando anche quella che era l’opera originaria di Toriyama.

Dragon Ball GT

Dragon Ball GT andò in onda dal 1996 al 1997, (disponibile su Amazon) riproponendo un Goku tornato magicamente bambino e costretto a compiere un’avventura nello spazio insieme con Pan, sua nipote, e Trunks, il figlio di Vegeta oramai in età adolescenziale. Il viaggio dell’eroe di Dragon Ball partiva ancora una volta dalla Terra alla volta delle sfere del drago, per poter acquisire nuovamente il suo corpo e la sua stazza adulta: purtroppo sul tragitto, dopo numerose peripezie, il trio si ritrovava ad affrontare quelle che erano divenute le incarnazioni delle Sfere, ribellatesi al loro utilizzo smodato ed eccessivo. Per un totale di 64 episodi, l’avventura venne approvata da Toriyama, che intervenne personalmente nella creazione dei personaggi e del logo della serie, ma non nella storia: per questo GT non risulta a oggi una serie canonica all’interno della saga di Dragon Ball, raccontando una vicenda che soltanto diversi anni dopo, è stata quasi del tutto sovrascritta da una nuova serie.

Dragon Ball Super

Con il nome di Dragon Ball Super (disponibile su Amazon), mandata in onda dal luglio 2015 fino al marzo 2018, in Italia ancora in corso, Toei Animation realizza un midquel, posizionando la serie tra il capitolo 517 del manga e il 518: praticamente prima dell’ultimo episodio di Dragon Ball Z, quello che sancisce l’incontro tra Goku e Ub al Torneo Tenkaichi. Con Toriyama solo alla supervisione della serie, ma coinvolto nella scrittura della stessa e del character design dell’opera, questa ha assunto un fascino ancora più imponente, trasportando Goku a confrontarsi con tanti altri universi e a dimostrare di essere effettivamente il più forte di tutti, rapportandosi al cospetto di divinità e creatori immortali di tutti gli universi di Dragon Ball. L’imponenza della saga, negli ultimi anni, ha assunto dei toni molto più solenni, confermando un’incredibile excursus narrativo e di marketing che ha conquistato il mondo dell’intrattenimento.

Dragon Ball: il cinema

Dragon Ball, ovviamente, è stato anche film d’animazione, oltre a un film in live action che però faremo finta di dimenticare. La produzione annovera diciannove film d’animazione, con i primi tre ambientati nel corso della prima serie, con Goku ancora bambino, compreso quello del decimo anniversario, mentre i rimanenti quindici prendono come riferimento l’arco narrativo di Dragon Ball Z.

I film sono sempre stati caratterizzati da una narrazione alternativa agli eventi dell’anime o anche a spin-off che non erano correlati alla linea temporale principale. Le uniche eccezioni sono caratterizzate da Dragon Ball Z: La battaglia degli dei (disponibile su Amazon), uscito nel 2013 e che funge da prequel di quello che è stato Dragon Ball Super, che ha poi riproposto le medesime dinamiche dell’OAV, e Dragon Ball Z: La resurrezione di F (disponibile su Amazon), che nel 2015 raccontò il ritorno di Freeza dagli inferi nella sua versione gold.

Ultima pellicola, ma non per importanza, arrivata sul grande schermo e sul mercato Home Video è “Dragon Ball Super: Broly“, prodotto di successo al botteghino che ha riportato a vecchi e nuovi fan della saga la voglia di riscoprire tutto il mondo legato a Goku ed amici.

Dragon Ball tra videogiochi…

Il successo non si è fermato, però, soltanto all’animazione, anzi. Dragon Ball è stato anche declinato in numerosissimi videogiochi, a partire da Final Bout, forse il più famoso e nostalgico nella testa di tutti i videogiocatori, anticipato solo da Ultimate Battle 22, recentemente ritornato in auge per esser stato accostato prepotentemente a Dragon Ball FighterZ, (disponibile su Amazon) il picchiaduro pubblicato nel 2018 da Bandai Namco e realizzato da Arc System Works: a oggi una perla nella produzione videoludica. In ogni caso il successo di Dragon Ball, soprattutto su PlayStation, è storia del videogioco: poter impersonare tutti i personaggi creati da Akira Toriyama rappresentava un benefit incredibilmente valido per la generazione cresciuta a suon di Kamehameha.

La serie Budokai, evolutasi poi in Budokai Tenkaichi, (disponibile su Amazon) ha tenuto alto il successo della serie Z, divenuta la più iconica e la più blasonata in termini di impersonificazione. Un percorso che ha inevitabilmente portato al successo ultimo chiamato Dragon Ball Xenoverse (disponibile su Amazon), che seguendo la scia di tutti gli RPG che puntano sulla personalizzazione del protagonista, ha dato occasione a tutti i videogiocatori di diventare parte integrante dell’universo di Goku, creando un proprio personaggio pronto a soddisfare tutte le richieste avanzate da un mondo pronto a essere messo a soqquadro.

Adesso, con il già nominato FighterZ che continua a essere protagonista della scena dei picchiaduro, Dragon Ball si prepara a tornare con Kakarot (disponibile su Amazon), un RPG open world che punta a ricreare ancora una volta le vicende raccontate nella serie Z, ma con una vena open world, costringendoci a vivere a tutti gli effetti quella che fu la vita di Goku, comprese le faccende domestiche affidategli dalla moglie Chichi e tutto ciò che comporta il dover difendere la Terra: oltre ai combattimenti, quindi, ci ritroveremo a dover vestire i panni del padre, accompagnando Gohan in un percorso che culminerà in quella epica battaglia contro Cell risolta grazie a un’Onda Energetica lanciata insieme con l’anima del padre defunto.

…e board game

Inferiore è stata la fortuna dei board game, con i tentativi realizzati che non hanno riscosso così tanto successo da diventare delle pietre miliari dell’intrattenimento. Al di là dei classici giochi di carte collezionabili, Dragon Ball Z vestì i panni anche di gioco strategico chiamato “Lo Scontro Finale”, (disponibile su Amazon) ovviamente focalizzato all’ottenimento delle Sfere del Drago. La grande notizia, però, è di quest’estate con l’annuncio di CMON e IDW Games, che collaboreranno per realizzare un board game da lanciare nel 2020: una sorta di battle royale ispirato alla serie Z e che permetterà a tutti i giocatori di mettere in piedi dei “what if” narrativi per determinare chi è il più forte dell’intero universo con un sistema molto dice-driven. La fortuna in questo settore è sicuramente meno florida degli altri, anche a fronte della poca immedesimazione e spettacolarità delle vicende, ma resta comunque la curiosità nei confronti di una produzione ugualmente interessante e sempre sospinta da Toei Animation, padrona di un capolavoro sempreverde.
Per gli amanti dei card game collezionabili è invece disponibile, e gode di continui aggiornamenti e tornei sparsi per l’Italia, il gioco di carte Dragon Ball Super Card Game

La forza a livello universale di Dragon Ball

La forza a livello universale di Dragon Ball è stata quella di raccontare una vicenda inizialmente molto genuina, con un protagonista naif, e trasmettere nel cuore di una generazione intera un sentimento di coesione e di unione verso un obiettivo unico: la salvezza e la salvaguardia della Terra, bersagliata dalle iniquità di numerosi alieni e guerrieri in arrivo da altri pianeti. L’opera di Akira Toriyama resta un sempreverde al quale si giustifica qualsiasi tipo di produzione parallela, sia videoludica che cinematografica, e che a distanza di trent’anni continua a essere protagonista indiscussa del panorama dell’intrattenimento. E nella nostra analisi siamo soltanto all’inizio.

E’ in arrivo un nuovo videogame dedicato alla saga di Dragon Ball:Dragon Ball Z Kakarot. Scopritene tutti i dettagli nel nostro speciale in attesa dell’apertura dei preorder!