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Dragonero: Il ribelle – La spada verso il cielo, recensione: l’alba della Ribellione

Dragonero – Il ribelle: La spada verso il cielo
Genere
Fantasy
Formato
Bonellide
Autore
Stefano Vietti, Cristicano Cucina, Giuseppe de Luca, Vincenzo Riccardi, Fabrizio Galliccia,Gianluca Pagliarani, Paolo Francescutto
Editore
Sergio Bonelli Editore
Collana
Dragonero - Il ribelle

L’uscita del primo numero di Dragonero – Il ribelle, I ribelli dell’Erondar,  aveva segnato un importante cambio di rotta per la serie fantasy bonelliana. La complessa e ingegnosa trama intessuta da Vietti ed Enoch nei cinque anni precedenti aveva finalmente trovato piena realizzazione e l’Erondar si apprestava a mutare drasticamente. Da eroe dell’Impero Erondariano, Ian Aranill divenne rapidamente il nemico dell’ordine prestabilito, il ribelle per l’appunto. Ma questo passaggio è stato quasi sorvolato dagli autori, che hanno mostrato i volti familiari dei protagonisti della saga già calati nel loro ruolo.  Non abbiamo assistito ai primi passi di questa ribellione, mancava un tassello di questo mosaico, e dopo una lunga attesa ecco che prende la forma La spada verso il cielo.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito spesso a storie corali, in cui gli autori hanno utilizzato l’espediente del flashback per raccontarci eventi del passato che rappresentano la radice di alcuni comportamenti di Ian e compagni. I primi episodi di Dragonero – Il Ribelle erano emotivamente travolgenti proprio perché il lettore si trovava in media res, la ribellione era già un dato di fatto e Ian era già il capo riconosciuto di coloro che si opponevano al trono di Vàhlendàrt. Una scelta narrativa coraggiosa, da parte di Vietti e Enoch, considerato come lasciare un apparente vuoto all’interno di una serie che fatto della sua continuity un marchio di fabbrica poteva sembrare un tradimento.

La spada verso il cielo, ritorno all’alba della Ribellione

Invece, ancora una volta il duo autoriale aveva intercettato la giusta cifra emotiva per raccontare questo capitolo della storia di Ian. Non mostrare i primi istanti della ribellione e portare il lettore a seguire i propri beniamini nel loro consolidato ruolo di nemico pubblico ha consentito agli autori di dare una differente connotazione caratteriale ad alcuni personaggi, specialmente a Sera, una delle figure più segnate dalla fine della Guerra delle Regine Nere.

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Questa caratterizzazione emotiva dei personaggi è passata per una loro visione più dura, che solo parzialmente poteva esser spiegata con l’asperità del periodo che stavano vivendo: erano credibili, reali, ma mancava qualcosa. Volutamente, mancavano dei tasselli della loro esistenza che dovevano attendere di esser rivelati, in modo da mantenere alta la tensione dei lettori.

Dopo avere mostrato a già in alcuni albi piccoli segni rivelatori di queste traversie interiori, con La spada verso il cielo torniamo ai primi tempi di quella che sarebbe divenuta la ribellione. Difficile, infatti, che una milizia come quella guidata da Ian nasca improvvisamente, ci sono momenti in cui si prova a trovare la propria dimensione, si improvvisano i primi attacchi per saggiare le proprie forze e comprendere le criticità del nemico.

E per questi primi, intraprendenti passi servono persone pronte a tutto, animate anche da sentimenti meno nobili come rabbia e sete di vendetta. Sensazioni che Sera ha conosciuto bene, e che la portano a guidare un drappello di cavalieri di grifoni che assalta le guarnigioni imperiali più remote. Scopo è sconfiggere i militari e trasformare queste roccaforti sperdute in nascondigli per i fuggitivi.

Durante una di queste missioni, Sera ha l’occasione di incrociare Ewyan, l’elfo silvano con cui aveva intessuto una relazione. Dal loro dialogo scopriamo che dopo la battaglia finale con le Regine Nere, Ewyan era sparito dalla vita di Sera, senza spiegazioni. La motivazione che viene data ora, segna ancora più profondamente la piccola elfa, che sprofonda ancora di più in quel livore e nella disperazione che le abbiamo visto mostrare nei primi albi di Dragonero – Il Ribelle.

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Il ruolo di Sera nella ribellione, spesso sorprendente in relazione alla sua ‘tradizionale’ indole, è stato ricalcato su una sua difficoltà emotiva, vissuta in storie come La voce della foresta profonda. Con questo suo ricordo passato, Vietti appoggia sull’anima di Sera un ultimo peso, mostrando al lettore nuovamente quanto l’elfa abbia patito in questi primi tempi della ribellione. È un passaggio importante che rinnova anche la solidità della continuity narrativa della serie, che trova compattezza anche tramite questi racconti in flashback. Rileggendo le precedenti storie, infatti, il comportamento di Sera assume un rinnovato realismo, la sua ferocia e la sua disperazione trovano ulteriore fondamento.

Rimpianti, rabbia e speranza

Vietti vuole darci, con La spada verso il cielo, il senso di disperazione e difficoltà dei primi tempi della ribellione. Attenzione, non di Ian, ma di tutte le figure che affiancheranno l’ex-scout. Non è un caso che la presenza di Ian sia marginale in tutto l’albo, come accaduto anche in altri volumi di recente. Lo sconvolgimento sociale dell’Erondar è un evento che ha impattato su tutti i volti della saga, che hanno vissuto in modo differente questo cambiamento.

Come Yanna, la scout che assieme al mezzo ghoul Rekha, è protagonista di uno dei sentimenti più sentiti in queste occasioni: la nostalgia. Tocca infatti a loro tornare in uno dei luoghi in cui si teneva l’annuale raduno degli scout per recuperare preziose informazioni, occasione in cui incontreranno un nuovo, potenziale ribelle e affronteranno un combattimento feroce.

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A contraddistinguere l’etica dei ribelli non è la violenza fine a sé stessa, per quanto sarebbe facile lasciarsi andare a rabbia e ferocia. Specialmente gli scout, che hanno sempre avuto un ruolo di pacieri nelle loro missioni, si trovano ora a guidare truppe irregolari, impegnati in una guerriglia costante, ma devono mantenere una morale che non li porti al livello del nemico.

È quanto mostra Yanna, pronta a combattere ma ancora di più a parlare e cercare di mostrare la verità dietro le parole melliflue di Leario. Compito arduo, ma pur dovendo scendere a certi compromessi con la propria moralità, i ‘buoni’ si vedono anche da questo atteggiamento.

Una ribellione costringe, però, a cambiare i propri principi. Lo abbiamo già visto in diverse storie, e l’ultimo ‘ricordo’ contenuti in La spada verso il cielo racconta il cambio di visione sulla magia di Alben. Il rapporto tra il vecchio Luresindo e la giovane Aura si è dall’inizio presentato come un elemento di rottura con la visione tradizionale della magia conosciuta in Dragonero.

L’iniziale avversione del Luresindo ha lentamente lasciato spazio ad un complesso ruolo mentore-allieva, dando vita ad un’insolita coppia che diverte e appassiona giocando sui contrasti. In La spada verso il cielo, i due maghi sono alla ricerca di preziose reliquie, quando sono costretti ad affrontare una squadra imperiale guidata da un mago militare, che li affronta usando magie oscure e pericolose.

Vietti utilizza questo scontro per ricordare al lettore come la magia, altra componente del mito di Dragonero, sia radicalmente cambiata. Prima considerata una conoscenza esclusiva dei Luresindi, ora è più libera, anche di addentrarsi in dimensioni oscuri per ottenere poteri devastanti ma assai pericolosi. Ancora una volta, un altro mattone a sostengo dell’edificio narrativo della serie.

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Parlando di continuity, La spada verso il cielo mostra nuovamente un personaggio simbolo di Dragonero – Il Ribelle: il vecchio Gmor. Sono i suoi ricordi a dare vita a questo albo, memorie di un tempo per lui lontano, che vuole ricordare nelle sue cronache. Questo personaggio è, in un certo senso, la sicurezza che il futuro dell’Erondar ha una speranza, ma allo stesso tempo ha il compito di incuriosire il lettore su cosa avverrà nel corso della serie.

Raccontare la scintilla della Ribellione

Vietti ed Enoch hanno già ampiamente dimostrato di sapere come creare trame di ampio respiro, giocando con i lettori mettendo con apparente casualità piccoli indizi e riferimenti, con frasi dette a metà che pur inserendosi con naturalezza nei discorsi dei personaggi riescono a stimolare la curiosità dei lettori.

A sostenere questo albo corale, ci sono disegnatori che hanno un forte legame con la tradizione dragoneriana. Cristiano Cucina, Giuseppe de Luca, Vincenzo Riccardi e Fabrizio Galliccia concorrono con la propria arte a trasmettere tutto il contesto emotivo e cronologico immaginato da Vietti, interpretando al meglio i momenti più emotivi e quelli dinamici presentati nell’albo.

dragonero copertina

La spada verso il cielo è un numero di spessore nella continuity dragoneriana, che richiedeva una copertina che desse il giusto risalto ai protagonisti di queste storie. Gianluca Pagliarani ancora una volta si rivela una garanzia, realizzando una tavola suggestiva e che trasmette il giusto pathos. Forse si sarebbe potuto osare di più, non inserendo Ian e lasciando completamente la scena ai protagonisti dei racconti, in modo da enfatizzare ulteriormente il ruolo ‘universale’ dei personaggi della saga. Ma non è certo la presenza dell’ex-scout a privare il lavoro di Pagliarani della sua bellezza, che viene esaltata come da tradizione da Paolo Francescutto, che colora la copertina con una delicata varietà cromatica e un uso delle ombre particolarmente riuscito.

Immancabili, per la riuscita di un buon albo di Dragonero, l’introduzione di Luca Barbieri e il lettering di Mariana Sanfelice. Che hanno contribuito anche alla realizzazione di Redenzione, il nuovo volume di Dragonero Senzanima uscito propri in questi giorni.

Terminata la doppia lettura di Dragonero, bisogna ora attendere ottobre per tornare a combattere con i ribelli guidati da Ian.

Dall’ombra insorgiamo. Nel silenzio colpiamo.

Dragonero – Il ribelle: La spada verso il cielo

La spada verso il cielo riporta i lettori ai primi passi della Ribellione, mostrando capitoli non ancora narrati della saga di Dragonero - Il ribelle, rendendola ancora più appassionante

Pro

  • Storie perfettamente inserite nella continuity
  • Disegni perfetti
  • Vietti coglie alla perfezione le emozioni dei personaggi

Contro

  • Non pervenuti