Giochi di carte

Dungeons & Dragons era un card game prima di arrivare in Magic The Gathering

Dungeons & Dragons divenne un gioco di carte (e non solo) molto prima di arrivare ad essere una espansione del card game per eccellenza,  ovvero Magic The Gathering. In questo breve articolo tratteremo dei tentativi fatti, prima dell’epoca Hasbro e Wizard Of The Coast, dalla TSR per entrare nel mondo dei giochi collezionabili con tre prodotti che affondavano le radici nel suo brand Dungeons & Dragons. O meglio, se vogliamo essere precisi vista l’epoca dei fatti, dovremmo dire che le radici affondavano in Advanced Dungeons & Dragons 2° Edizione.

Spellfire

Spellfire Master the Magic è un Gioco di Carte Collezionabili pubblicato nell’aprile del 1994, subito dopo Magic The Gathering e subito prima di Jyhad il gioco di carte dedicato a Vampiri la Masquerade, prodotto dalla Wizards of the Coast. Spellfire fu ideato e sviluppato, in brevissimo tempo, da Steve Winter, Jim Ward, Dave Cook e Tim Brown, alcuni designers di lungo corso della TSR che che attinsero a piene mani dalle ambientazioni di Dungeons & Dragons, soprattutto dalle numerose e bellissime illustrazioni utilizzate sui manuali di gioco.

Il prodotto aveva il pregio, e probabilmente il difetto, di discostarsi dai meccanismi di Magic e consisteva nel cercare di mettere per primi sul terreno di gioco sei carte Reame. I Reami erano difesi da dei Campioni potenziati con oggetti, artefatti e incantesimi. Gli stessi Campioni potevano venire usati per razziare i Reami nemici. Poteva essere giocato in due ma sicuramente rendeva meglio in partite a tre o quattro giocatori, presentandosi come un vero multiplayer. Le carte erano ovviamente di rarità diverse: chase, rare, non comuni e comuni e con diverse carte promo stampate particolarmente in occasione della manifestazione americana GenCon. Il gioco era proposto in mazzi base doppi da 55 carte ciascuno e in pacchetti di espansione da 12 carte.

Il gioco ha avuto ben quatto edizioni e undici espansioni e in alcune di queste, al posto delle illustrazioni, sono state utilizzate delle foto. Il gioco è stato tradotto in spagnolo, portoghese, tedesco, francese e italiano. La traduzione italiana è famosa in quanto curata dalla stessa TSR con alcune scelte di traduzione molto discutibili come i Mortivivi e Volatori. Quando la Wizards of the Coast prese il controllo della TSR annunciò un rilancio del gioco ma il progetto fu in seguito cancellato.

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Blood Wars

Nel 1995 la TSR lanciò un altro gioco di carte collezionabili: Blood Wars. Il gioco era ambientato nell’universo di Planescape e prendeva spunto dalla eterna Guerra Sanguinaria. Bisognava infatti utilizzare le varie Legioni e Signori della Guerra per conquistare i vari Campi di Battaglia dell’avversario. Il gioco fu ideato da Steven Schend con le bellissime illustrazioni di Tony DiTerlizzi, Newton Ewell, Dana Knudson, Rob Lazzaretti e Dave Sutherland.

Veniva venduto in Duel Deck da 50+50 carte con buste di espansione chiamate Excalation Pack da 15 carte. Nel 1996 venne pubblicata anche una guida al gioco con una lista di tutte le carte uscite chiamata Warlord’s Tactical Manual. La linea chiuse da lì a poco con un solo torneo ufficiale giocato.

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Dragon Dice

Dragon Dice, gioco di dadi collezionabili, fu un interessante esperimento nato nel momento un cui spopolavano i giochi di carte collezionabili. Il gioco fu creato da Lester Smith e simulava lo scontro tra gli eserciti di varie razze fantasy per il controllo del mondo conosciuto come Esfah. Le razze erano ovviamente per la maggior parte ispirate a Dungeons & Dragons con qualche aggiunta per dare un po’ di varietà. Le magie erano caratterizzate dai vari elementi: aria, terra, fuoco, acqua e morte con le varie razze che in genere erano un mix dei due elementi mentre i draghi, le creature più potenti, erano composti da un singolo elemento. Si poteva giocare in due ma rendeva sicuramente meglio nel gioco multiplayer.

Nel 1995 il gioco vinse anche un Origins Award. Appena uscito Dragon Dice ebbe un immediato successo e andò esaurito in breve tempo. Sembrava potesse ridare vita alla TSR che era messa molto male economicamente ma così non fu. Alcuni suggeriscono che la ristampa del gioco arrivò troppo tardi lasciando i giocatori senza la possibilità di acquistare il prodotto troppo a lungo, altri dicono che furono ristampate troppe copie, fatto sta che nel 1996 il grande distributore americano Random House informò la TSR che le avrebbe restituito tutto l’invenduto. Si trattava di parecchie centinaia di migliaia di dollari. Nel 1997, quando la Wizards of the Coast acquisì la TSR, si ritrovò il magazzino pieno di scatole di Dragon Dice e pensò di rilanciare il gioco.

Ma il progetto fu messo un stand by e infine, nel 2000, il marchio Dragon Dice fu venduto alla ditta SFR che cominciò a produrre nuovi set base e nuove espansioni. Dragon Dice è ancora tutt’oggi in produzione.

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Conclusioni

La TSR entrò nel mondo dei giochi collezionabili abbastanza controvoglia e non era intenzionata a proporre giochi uguali,  o molto simili, a Magic. Questo fu un punto di forza ma anche una debolezza in quanto all’epoca Magic si stava affermando come punto di riferimento del mercato e per i giocatori quello era “IL” Gioco di Carte Collezionabili a cui ispirarsi.

Molti criticano Spellfire considerandolo un’insuccesso ma si può davvero considerare un fallimento un gioco che ebbe ben quattro edizioni, più di dieci espansioni e fu tradotto in cinque lingue? Dragon Dice fu un pregevole tentativo di estendere i collezionabili ad un altro ambito e, almeno inizialmente sembrò funzionare. Il problema principale è che la TSR era arrivata oramai al capolinea e non riusciva a far fronte ai vari impegni economici che da lì a poco la travolsero e che la portarono vicino alla bancarotta, salvata in extremis solo dall’acquisizione da parte della Wizards of the Coast.

La Wizards sembrava intenzionata a rilanciare i collezionabili della TSR ma non lo fece mai, in fondo che vantaggi avrebbe avuto nel crearsi dei concorrenti in casa? E dato che Magic è ancora oggi il Re dei Giochi di Carte Collezionabili probabilmente ebbe ragione.

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