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Dylan Dog e Vasco Rossi 420: Jenny, recensione

Questo mese si chiude la trilogia di Dylan Dog dedicata a Vasco Rossi. Il terzo numero di unaa miniserie che ha fatto tanto discutere, ma che ha saputo dimostrare come le corde del rocker emiliano riescano a incontrare quelle toccate nelle tematiche del personaggio ideato da Tiziano Sclavi. E possiamo già anticiparvi che questa trilogia non poteva finire in un modo migliore di Jenny.  Come preannunciato, questo Dylan Dog 420 è dedicato alla canzone Jenny è pazza scritta da Vasco Rossi nel 1975, si tratta di un brano che è già al tempo fece molto scalpore a causa di una società cieca che non voleva vedere e riconoscere uno dei mali del nostro secolo: la depressione. Ma cosa c’è di imbarazzante nel trattare temi come la depressione e l’alienazione?  

Si tratta di un tema delicato della nostra socialità che non poteva essere trattato meglio dalla scrittrice Barbara Baraldi, una prova che le vale il riconoscimento, ancora una volta, di una delle migliori autrici dell’indagatore dell’incubo. Restate in ascolto, non isolatevi e scoprite chi c’è dall’altra parte del muro, perché non siete soli… 

Dylan Dog 420
Dylan Dog 420

Dylan Dog e Jenny  

Nella storia di Jenny ispirata al brano di Vasco Rossi troviamo Dylan letteralmente imprigionato all’interno di mura sconosciute, dove lui per primo deve fare i conti con ciò che anche in passato lo ha oppresso come per esempio l’alcolismo. Ma Dylan scopre di non essere da solo e di avere come compagna di prigionia la dolce Jenny-e-basta. 

“Io bevevo per dimenticare avevo l’alcol come anestetico e l’autodistruzione come cura. Ora voglio ricordare tutto, ogni sbaglio, ogni caduta. Tutto ciò che mi ha permesso di essere chi sono oggi, nel bene e nel male.” 

Jenny è una donna che ha lottato per tanto tempo, ma che alla fine si è arresa e che vuole essere lasciata in pace punto una donna che vuole solo poter scomparire nei suoi incubi. Un’impresa questa impossibile quando il tuo compagno di cella e proprio all’indagatore dell’incubo, un Dylan che non si dà invece per vinto e che sprona Jenny dandole una nuova speranza per evadere da questa prigione sconosciuta punto. 

Dylan Dog 420

Ma non si può fuggire da sé stessi. Dylan si sveglia, si accorge di averla perduta si rende conto che lui è rimasto solo nel resto del mondo e che nonostante la speranza non è riuscito ad aiutare come avrebbe voluto la donna di cui si è innamorato: Jenny. La Baraldi fa un excursus di ciò che forse è stata la storia dei due, o forse un sogno, o forse un incubo, ma comunque degno della speranza che poteva vincere le paure che spesso travolgono ognuno di noi. Sono quelle paure che tutti abbiamo conosciuto la paura di essere un perdente la paura di essere uno sfigato la paura di non essere nessuno la paura di non essere amati. Queste paure portano spesso a uno degli incubi e orrori più forti della nostra epoca, ovvero la depressione, un orrore di cui troppo poco ancora si parla, un mostro difficile da combattere. 

Dylan Dog 420
Dylan Dog 420

La bellezza di questa storia è quella di vedere ancora una volta un antieroe, Dylan che potrebbe essere chiunque di noi nell’atto di aiutare e supportare chi sta soffrendo, e la dolce Jenny una donna persa che soccombe alle sue paure, quest’ultima un personaggio che, forse, almeno una volta nella vita ha rispecchiato ognuno di noi.  

“Per quante volte ti verrà voglia di arrenderti, devi comunque trovare la forza di reagire.” 

Senza dover fare spoiler inopportuni, purtroppo la storia condita da malinconica tristezza, non ha vincitori, bensì dei vinti. Forse e anche quest’ultimo elemento a rendere tutto maledettamente reale e vicino ad ogni lettore. Barbara Baraldi ha dimostrato ancora una volta come far uscire emozione sentimento dalle pagine di un fumetto, facendoci dimenticare mostri, vampiri, antichi rituali, maledizioni, ma facendoci emozionare come accadeva con storie del calibro de Il lungo addio e la più recente Anna per sempre, per la stessa ragione che permette di immedesimarci ed entrare in un incubo e un amore che sentiamo davvero come nostro.  

Questo è il potere delle emozioni e della scrittura.  Soffermandoci sugli editoriali e su questo particolare binomio musicale, i primi restano un buon complemento redazionale, mentre il secondo, per tutti i fan del Blasco e non, resta un semplice e comunque riuscito accostamento e nulla più.  

Dylan Dog 420

Dai versi alle immagini  

Oppressione. Speranza. Rassegnazione. 

Sentimenti tra loro affini nella vita di tutti i giorni, comuni nel cuore degli uomini. Ma come fare a rappresentarli su carta?  Questa dev’essere stata la domanda che si sono posti in Via Buonarroti in quel di Sergio Bonelli Editore, quando hanno letto la storia di Barbara Baraldi, e la risposta è stata Davide Furnò. Il disegnatore torinese è riuscito a imprimere nelle immagini queste sensazioni, accompagnando col le sue chine in modo magistrale le vicende pensate dalla Baraldi… una sintonia che lascia intendere un autentico lavoro simbiotico. Sarà stato così? Non lo sappiamo e moriamo dalla voglia di chiederlo direttamente a questi due autori, intanto il risultato è praticamente perfetto.  

Dylan Dog 420

La resa di Dylan è classica, con pochi e ben pensati personalismi, mentre Jenny con la sua bellezza e tristezza è riuscita a coinvolgerci al punto di desiderare di avere un old boy al nostro fianco che ci aiutasse a fuggire dal baratro…  

Anche la doppia cover viene promossa a pieni voti, con la prima di Fabrizio De Tommaso che stavolta vede Vasco nello studio di Dylan, quasi intento a voler suonare Jenny la Pazza, mentre Gigi Cavenago ci consegna la sua opera migliore e opportunamente oscura dell’intera trilogia…che vi preannunciamo essere anche l’ultima in assoluto in veste di copertinista di Dylan Dog. Avete capito bene. Dal prossimo mese Cavenago passa il testimone di copertinista della serie regolare ai fratelli Raul e Gianluca Cestaro. E anche in questi termini, alle porte dei 35 anni di vita editoriale di Dylan, si conclude un’epoca con l’inizio di una nuova, come successe con i mitici Claudio Villa e Angelo Stano.  

Dylan Dog 420

Jenny è un albo che vi ricorderà il perché ogni mese vi recate in edicola ad acquistare questo fumetto. Perché Jenny è una storia “vera” che appartiene o può appartenere a ognuno di noi. L’accoppiata Baraldi-Furnò hanno confezionato una delle storie che non dimenticheremo tanto facilmente… rigorosamente da leggere in silenzio e poi una seconda volta ascoltando Jenny è pazza di Vasco a tutto volume se ci riuscirete.  

Dylan Dog #420 – Jenny

Barbara Baraldi e Davide Furnò insieme per un albo che difficilmente dimenticheremo. Nel numero che chiude la trilogia dedicata a Vasco Rossi, Dylan viene proposto come una figura di famiglia, la persona che tutti vorremmo avere per risollevarci dagli abissi della depressione, un morbo che divora la bellissima Jenny. Dylan riuscirà a tenerla con sè? Una storia che ci ha fatto emozionare dalla prima all'ultima pagina, nonostante il finale poco edificante... ma a volte non sempre l'indagatore dell'incubo riesce a vincere i suoi demoni e, soprattutto quelli degli altri e a noi piace anche per questo suo lato maledettamente umano.

Pro

  • Storia indimenticabile, la Baraldi sempre più a suo agio nelle tematiche sociali;
  • Tavole di Furnò a dir poco superbe;
  • Vi colpirà nel profondo e poi vi strapperà una seconda rilettura...

Contro

  • Nessuno