Cinema e Serie TV

El Cid, recensione in anteprima del drama storico su Prime Video

Le opere letterarie classiche vedono difficilmente le luci dei set cinematografici; ne sono alcuni esempi le storie di Re Artù, uno dei personaggi che ha maggiormente calcato le scene, così come i vari cavalieri della Tavola Rotonda, a partire da Lancillotto. Non mancano nemmeno i lavori come la serie I Medici o le ricostruzioni storiche come The Crown. Il risultato di queste trasposizioni? Dipende dallo stile, dalla regia e dalla sceneggiatura. Che sia più action o più storica, chiaramente la resa sullo schermo è ben diversa. Per questo motivo, abbiamo voluto dare un’occhiata da vicino alla nuova produzione seriale spagnola in arrivo tra qualche settimana, visionando per voi i primi cinque episodi in anteprima di El Cid, su Amazon Prime Video il prossimo 18 dicembre.

Prodotta da Zebra Producciones, l’executive producer è Sara Fernández-Velasco, affiancata da José Velasco, anche creatore della serie con Luis Arranz, Head Writer. Adolfo Martínez dirige la serie, mentre il  compositore Premio Oscar Gustavo Santaolalla (Brokeback Mountain, Babel) ne firma la colonna sonora originale. Dopo questa breve introduzione al prodotto in questione, cerchiamo di arrivare al fulcro della narrazione, per quanto sia comunque rimasta in sospeso nella nostra visione anticipata delle gesta eroiche di questa storia.

El Cid, chi si cela dietro la leggenda

El Cid riprende dunque la leggenda che si tramanda da secoli e secoli e che gli appassionati letteratura spagnola conosceranno sicuramente. Un classico di questo filone letterario, la storia originale parla di Rodrigo Díaz de Bivar, condottiero e cavaliere medievale spagnolo, meglio conosciuto come El Cid Campeador o Mio Cid, nonché signore di Valencia dal 1094. La serie riprende proprio la storia dell’uomo dietro la leggenda, anche conosciuto con il nome di “Ruy”, qui interpretato da Jaime Lorente, noto al pubblico per il suo ruolo ne La Casa di Carta, serie acclamata di Netflix . Qui invece si mette in cammino per affrontare un viaggio epico,  che lo accompagna dai primi anni di vita, durante i quali subisce prima la dolorosa e violenta perdita del padre al distacco dalla madre, fino agli anni della piena gioventù.

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Nel corso di questi primi episodi della serie, abbiamo potuto pienamente entrare nel mood dell’epoca, osservando sia la precisa ricostruzione storica nelle ambientazioni e negli usi e costumi del tempo, oltre alle diverse comunità religiose che hanno convissuto in Spagna, cristiani, arabi ed ebrei, e come Ruy sia stato in grado di conquistarsi l’ammirazione e il rispetto di tutti loro. Vederlo diventare però eroe di guerra e scudiero del re, alla ricerca del proprio posto nella complicata monarchia che cerca di controllarlo, non sarà un percorso semplice. E non solo per lui, in virtù delle varie vicissitudini che dovrà affrontare, ma anche per noi spettatori.

Un’impresa eroica (da seguire sullo schermo)

Se infatti abbiamo apprezzato la cura nella resa delle location, dei costumi e della selezione del cast, non possiamo non giudicare anche l’altro lato della medaglia: la difficoltà nel seguire la serie. Questa impresa eroica infatti, se vogliamo rimanere nella metafora dettata dalla storia in questione, è dovuta a diversi fattori, a partire dalla recitazione, per due motivi: in questa anteprima, la visione è totalmente in lingua spagnola (seppur sottotitolata in inglese) ed è estremamente lenta.

Partiamo dal primo tema, un problema che verrà superato nel lancio ufficiale sulla piattaforma di streaming di Jeff Bezos con la localizzazione italiana. La difficoltà nel seguire le vicende è proprio legato alla questione linguistica, soprattutto per coloro che non sono pratici dell’idioma iberico, consideatoche gli episodi sono ricchi, ricchissimi di dialoghi. Questi vanno a sviscerare le varie relazioni tra i personaggi, scendendo solo talvolta in interessanti risvolti psicologici, e rimanendo perlopiù legati ai rapporti sociopolitici che intercorrono tra loro.

Il secondo difetto che emerge è invece meno superabile: la lentezza della sceneggiatura è infatti dovuta a una costante concentrazione delle scene sui dialoghi e non sull’azione. Sembra quasi, per certi aspetti, di seguire un documentario in alcune parti degli episodi, che diventano ancora più complessi da seguire senza scadere nella noia per via della loro lunghezza. Se infatti il pilot dura 70 minuti circa, gli altri episodi non sono da meno, con una media di 50-60 minuti l’uno. L’impresa si fa complessa, ve lo avevamo detto.

Un prodotto figlio della madre terra spagnola

El Cid del resto è figlio della Spagna, e non solo per il personaggio storico in sé, ma anche e soprattutto per la concezione che questa terra ha della realizzazione di un prodotto di intrattenimento, film o serie che sia. Se pensiamo ai film e alle telenovelas, estendendo quindi il concetto di produzione ai paesi ispanofoni in toto, sappiamo bene quanto ci sia preponderanza nel dialogo, nella ricchezza di battute, nelle ripetizioni delle stesse talvolta. Quello che la serie ci lascia è dunque un percorso ben ricostruito, ma difficile e lento, soprattutto per chi non è appassionato di storia e letteratura (e che probabilmente non si rivolgerebbe nemmeno a questo titolo).

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Concentriamoci invece sul cast, di cui finora abbiamo solo citato Jaime Lorente nel ruolo di El Cid: questo attore è infatti affiancato da altri nomi tratti dal mondo prettamente spagnolo, tra cui annoveriamo José Luis García-Pérez, nel ruolo di Re Ferdinando Primo Il Grande, Elia Galera che veste i panni della Regina Sancha La Bella, Carlos Bardem, fratello maggiore dell’attore Javier Bardem e già attore in film come Assassin’s Creed e Escobar, nel ruolo del Conte di León. Altri nomi che si sono distinti sullo schermo sono quello di Lucía Guerrero  nei panni di Jimena,  Lucía Díez nel ruolo dell’Infanta Elvira e Nicolás Illoro nei panni del Re García.

Il cast di per sé, per quanto non vanti dei volti particolarmente noti a livello universale, o quantomeno europeo, ha saputo portare sullo schermo una recitazione gradevole, coerente e ben contestualizzata, soprattutto grazie alla provenienza ispanica come i personaggi interpretati.

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Infine, siamo rimasti affascinati dai momenti di battaglia, non solo nei tornei tra cavalieri, tipici dei primi secoli del secondo millennio, ma anche nelle scene di battaglie insanguinate che hanno saputo smorzare l’aria pesante e, dopotutto, poco informativa che i dialoghi hanno restituito nel resto degli episodi. Un’impresa eroica da seguire nei panni di spettatori, un buon lavoro svolto dagli studios di Amazon, una recitazione non troppo sentita e incisiva da parte degli attori.

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