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Falsi ricordi: è possibile scoprirli e smascherarli?

Una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha dimostrato che è possibile intervenire sui falsi ricordi fino ad invertirne il processo. La ricerca è stata sviluppata da Aileen Oeberst, capo del Dipartimento di psicologia dei media presso l’Università di Hagen, coadiuvata dal suo team.

Falsi ricordi

La ricerca ha dimostrato quanto sia facile indurre la mente a ricordare qualcosa che non è accaduto. Non parliamo quindi solo del cosiddetto Effetto Mandela, ma di come, tramite l’utilizzo di semplici tecniche di psicologia, sia facile intervenire anche per invertire quei falsi ricordi. Una svolta che sarà in grado di comprendere più profondamente come funziona la memoria.

Secondo Oeberst, il principio sul quale sia possibile intervenire sul ricordo impiantato è il medesimo che permette alla mente umana di generare, per l’appunto, un falso ricordo.
Con il progredire delle ricerche sul funzionamento della memoria, per i ricercatori è diventato molto chiaro che i nostri ricordi non sono “registrazioni” del passato che possono essere fedelmente riprodotte, ma sono piuttosto ricostruzioni, che il cervello elabora in base ai dati immagazzinati in seguito ad un’esperienza vissuta in prima persona.
Questo avviene perché la memoria è strutturata in modi diversi: quella a breve termine consente di essere presenti nel momento, mentre la memoria a lungo termine aiuta a ricostruire la nostra identità attraverso il ricordo delle nostre esperienze passate.
Più il ricordo andrà indietro nel tempo, come ad esempio i ricordi della propria infanzia, e più questo diventerà oscuro e complesso, contaminato da una visione parziale determinata dalle circostanze attuali. Ed ecco perché i ricordi non sono un parametro attendibile, ma piuttosto un’illusione o un costrutto generato dalla nostra mente.

Falsi ricordi

La ricerca di Oeberst si è basata su questo presupposto, impiantando falsi ricordi in 52 persone tramite tecniche di intervista suggestiva, in cui gli intervistati hanno cercato di ricordare eventi d’infanzia, verosimili ma inventati dai rispettivi genitori. La stessa intervista è stata ripetuta per ciascun soggetto per tre volte e alla terza sessione la maggior parte dei partecipanti ha creduto che questi aneddoti fossero veri.
Per individuare i falsi ricordi e intervenire su di loro, i ricercatori hanno poi chiesto ai partecipanti di identificare se qualcuno dei loro ricordi potesse essere falso, semplicemente pensando in modo critico su tali eventi. Tramite tecniche di sensibilizzazione in grado di risalire alla fonte del ricordo, i ricercatori hanno aiutato gli intervistati a prendere consapevolezza che essere spinti a ricordare qualcosa può suscitare falsi ricordi.

Falsi ricordi

Lo studio di Oeberst si è rivelato innovativo nel suggerire che è altrettanto facile invertire quei falsi ricordi e che conoscere la verità di base su ciò che è realmente accaduto non è un elemento necessario per ripristinare i falsi ricordi.
L’esito positivo di questa ricerca potrebbe essere applicato, in futuro, in ambito forense, per evitare che emergano false testimonianze da parte di testimoni oculari.

Prima di farsi prendere dall’entusiasmo (o da una certa inquietudine) è necessaria comunque una certa cautela sull’applicazione generalizzata di questo studio in relazione alla vita di tutti i giorni. La comprensione dei falsi ricordi è ancora agli inizi e le tecniche di inversione potrebbero richiedere ancora molto tempo prima di essere effettivamente implementate. Nel frattempo se desiderate approfondire la conoscenza della memoria come strumento del cervello umano potete leggere Memoria. Dal ricordo alla previsione di Daniele Gatti e Tomaso Vecchi, disponibile qui.