Cinema e Serie TV

I migliori film indipendenti da guardare su Netflix

Lo sconfinato catalogo di Netflix potrebbe creare negli utenti problemi di dispersività e indurli a concentrarsi solo sui titoli più in vista e di maggior richiamo, facendoli incappare nel rischio di lasciare da parte una serie di produzioni di nicchia di alta qualità. A onor del vero, è proprio tra i film indipendenti che si celano le perle migliori, soprattutto per la natura del colosso dello streaming di ospitare al suo interno opere libere di poter sperimentare senza dover necessariamente subire le eccessive pressioni delle grandi major. In questo articolo abbiamo raccolto per voi gli esempi più fulgidi di cinema indipendente di alto livello, con alcune delle pellicole che sono state capaci di portarsi anche a casa i tanto ambiti Oscar.

Film indipendenti, i migliori del catalogo

Sto pensando di finirla qui

Già autore di film come Essere John Malkovic, Eternal Sunshine of the Spotless Mind (con cui ha vinto un Oscar) e Anomalysa, con Sto pensando di finirla qui Charlie Kaufman firma un capolavoro di sceneggiatura e regia che si configura come una delle pellicole migliori attualmente presenti nell’intero catalogo di Netflix. L’incipit presenta una ragazza assalita dai dubbi sulla relazione col suo nuovo ragazzo, che va a conoscere la sua famiglia in una sperduta fattoria immersa tra le nevi d’inverno senza sapere cosa aspettarsi.

Da lì in poi, lo spettatore viene trascinato in lucido delirio dove gli eventi reali e le suggestioni si fondono in una costruzione meticolosa del racconto, tra scene oniriche e surreali dove nulla è davvero come sembra. Tra compenetrazioni narrative e punti di vista che si affastellano fino a confondere volutamente lo spettatore, stordirlo e privarlo di tutti i punti di riferimento, e con un finale che chiude la vicenda ma lascia aperta la strada a molte interpretazioni sul percorso sin lì intrapreso, il film di Kaufman è un unicum da mettere in cima alla lista dei film indipendenti. Si tratta senza dubbio anche di uno dei migliori film del 2020.

Horse Girl

Candidato ai Golden Globe, Horse Girl presenta la struggente storia di una ragazza un po’ introversa, timida e apparentemente come tante. Quando i suoi sogni sempre più lucidi s’insinuano nella sua realtà e dei disturbi comportamentali sempre più accentuati si trasformano in atti quotidiani pericolosi, incontrollabili e imprevedibili, si scopre che dietro quella giovane donna appassionata di bricolage, cavalli e serie tv soprannaturali c’è un mondo sommerso in procinto di tracimare con esplosività.

Il film con Alison Brie è un’opera anticonformista, spiazzante e commovente, una preziosa testimonianza di come il mondo di chi soffre di gravi malattie mentali sia una gabbia senza serratura destinata a schiacciare chi la abita. Horse Girl è uno dei pochi film indipendenti in grado di raccontare senza spersonalizzazioni, in modo diretto e senza filtri ciò che significa convivere con una psiche totalmente alla deriva.

His House

Arrivato sul finire del 2020 su Netflix, His House è un horror atipico con forti temi sociali come l’immigrazione e il disagio psichico di chi si è ritrovato a vedere in prima persona prima le atrocità della guerra civile, poi i morti in mare durante la fuga dalla propria terra insanguinata. Facente idealmente parte di quel filone portato in gloria da Jordan Peele con Scappa – Get Out e Us, ma in realtà iniziato dal maestro Wes Craven nel ’91 con La Casa Nera, His House è uno dei rarissimi esempi in cui su Netflix appare una rappresentazione curata delle condizioni umane delle minoranze senza farne una grottesca questione di mode e tendenze.

Il film racconta di un coppia sudanese che trova asilo nel Regno Unito, in una casa malmessa di una zona periferica degradata che sembra nascondere al suo interno segreti inquietanti pronti a emergere da un momento all’altro. In verità, al di là della componente orrorifica, ciò che riesce a fare piuttosto bene His House è raccontare tramite l’introspezione psicologica le cause delle visioni dei due, vittime di un passato atroce che non ha mai smesso di ghermirli.

Il Caso Spotlight

Vincitore agli Oscar del 2016 come miglior film e migliore sceneggiatura originale, non poteva mancare tra i migliori film indipendenti su Netflix Il Caso Spotlight. Il film racconta con dovizia di particolari l’inchiesta portata avanti da alcuni giornalisti del Boston Globe nel 2001, atta a smascherare i gravissimi insabbiamenti sui casi di pedofilia di cui si macchiò l’arcivescovo Bernard Francis Law, reo di aver coperto scientemente gli abusi sessuali perpetrati da quasi cento sacerdoti. Oltre ad aver fatto vincere il Pulitzer nel 2003 alla testata, il meticoloso lavoro del gruppo di giornalisti ha spianato la strada ad altre indagini che hanno portato alla luce un mondo sommerso fatto di abusi e complici silenzi della Chiesa cattolica.

Il Film di Tom McCarthy e Josh Singer è un coraggioso racconto di denuncia che ha voluto far conoscere al grande pubblico, senza mai indorare la pillola, uno dei più grandi scandali legati al tema. Attento, equilibrato e sceneggiato col piglio di chi mette la verità davanti alle esigenze di romanzare la storia, Il Caso Spotlight è un’imperdibile aggiunta ai migliori film indipendenti da recuperare.

Whiplash

Whiplash racconta la storia di Andrew Newman, ambizioso ragazzo col sogno di diventare uno più riconosciuti batteristi jazz della sua generazione. La concorrenza spietata del prestigioso conservatorio di Manhattan in cui studia è nulla in confronto ai metodi intransigenti e spietati del maestro Fletcher, che nel film appare come una sorta di reincarnazione in versione musicale del temibile sergente Hartman, che metterà a dura prova la resilienza del giovane e testerà a fondo le sue reali aspirazioni.

Whiplash è un film sulle estremizzazioni della ricerca della perfezione, sul sacrificio, sull’ossessivo spirito di abnegazione e sulle privazioni che si è disposti ad accettare pur di perseguire i propri obiettivi. Di tutto, finanche annullare se stessi e la propria personalità. Forse un film dal messaggio di fondo sbagliato, ma non per questo meno affascinante.

Birdman

Ospitato dal catalogo di Netflix e capace di fare incetta di premi nel periodo di debutto, Birdman o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza è un film sul valore della doppia possibilità da non sprecare e sul rilancio della vita dopo i fallimenti, che nella pellicola di Iñárritu vengono declinate al mondo dello spettacolo. Un po’ come uno specchio che riflette le vicissitudini passate dell’attore (come successo con Mickey Rourke in The Wrestler di Aronofsky), anche il dualismo tra Birdman e Keaton è un duplice racconto basato sulla volontà di rivincita personale dopo un eclissamento di carriera.

L’inganno delle parole menzognere che non hanno più bisogno di essere pronunciate e l’autenticità con se stessi fanno il paio con la realtà della rinascita e la schiettezza del teatro, che assurge al ruolo di nuova vita lontana dalle finzioni eccessive del cinema. Inganni, questi, che si riverberano nella tecnica registica del piano sequenza spacciato come integrale per tutta la durata del film, tra equilibri di scena e virtù del protagonista che hanno bisogno di imporsi per oscurare la seducente tentazione di abbandonarsi all’oblio.

Fino all’Osso

Fino all’Osso racconta la storia di una ventenne affetta da anoressia nervosa, che la ridurrà a condurre un’esistenza segnata da malsane abitudini e crisi psicologiche che faranno da apripista alla vera conoscenza di sé. In cura presso un istituto diretto da un medico incorruttibile e dai metodi alternativi, Ellen (Lily Collins) si ritroverà a contatto con altri giovani alle prese con disturbi alimentari, conoscendo le loro terribili storie di disagio, solitudine e problemi familiari.

Fino all’Osso è un film onesto, sincero, che non lesina su immagini forti e dialoghi realistici, né tantomeno spettacolarizza per fini registici quello che è uno dei mali dei nostri tempi. L’introspezione psicologica sui personaggi, il vissuto di ciascuno, le motivazioni dei gesti e le cause scatenanti (talvolta palesate, altre volte lasciate intuire) vengono tratteggiate con la delicata brutalità che meritano. Così facendo, il regista mette in scena le profonde debolezze di chi suo malgrado finisce dentro questo circolo vizioso difficile da interrompere, mostrando esiti tutt’altro che felici.