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Le origini dell’orrore: i film ispirati a Lovecraft

Howard Phillips Lovecraft forse non avrebbe mai immaginato di diventare il precursore di un genere horror particolare che avrebbe, nel corso degli anni, attinto alle sue opere per creare nuove narrazioni orrorifiche, videogiochi, canzoni addirittura e pellicole cinematografiche. È su queste ultime che ci concentreremo qui, stilando alcuni delle produzioni che più si sono ispirate ai racconti del maestro di Providence o che per le loro caratteristiche possono essere considerate film lovecraftiani a pieno titolo.

Howard Phillips Lovecraft

I primi tentativi: Le Vergini di Dunwich

La rappresentazione visiva dell’orrore cosmico lovecraftiano sembra essere stata da sempre una nota dolente per i registi che hanno tentato di mettere su pellicola i racconti dell’autore. È semplicemente difficile rendere per immagini dei concetti che travalicano i confini del tempo e dello spazio come avviene nelle narrazioni di Lovecraft. Tuttavia questo non ha impedito al mondo cinematografico di avvicinarsi alle opere del maestro.

Howard Phillips Lovecraft

I primi tentativi di tali approcci si affacciano intorno agli anni ’60/’70, ad esempio con Le Vergini di Dunwich: un film diretto da Daniel Haller e interpretato da alcuni nomi noti come Sandra Dee, Dean Stockwell e Sam Jaffe, in cui vengono messi in scena diversi elementi dell’universo narrativo di Lovecraft per ricreare L’Orrore di Dunwich. Il protagonista è Wilbur Whateley, come nel racconto lovecraftiano, discendente di una famiglia dedita alla stregoneria che tenta di impossessarsi del temibile Necronomicon, custodito presso la biblioteca della Miskatonic University. Per ottenere il malefico tomo, Whateley utilizzerà i suoi poteri per sedurre Nancy Wagner, una studentessa della Miskatonic, la quale servirà inoltre all’uomo come sacrificio umano per risvegliare l’antico potere di divinità sopite.

C’è qui ad esempio l’elemento sensuale – e sessuale – che nei racconti di Lovecraft è del tutto assente, così come non vi sono fanciulle in pericolo da salvare, ma le figure femminili vengono spesso relegate (in maniera piuttosto misogina) a ruoli da perfide antagoniste. Le Vergini di Dunwich è quindi uno dei primi tentativi di film lovecraftiani di rivisitare l’opera dell’autore di Providence attraverso interpretazioni differenti.

La versione restaurata de Le Vergini di Dunwich, presente a questo link.

La Cosa e Re-Animator

John Carpenter sembra ispirarsi per la prima volta ad Howard Phillips Lovecraft con La Cosa, del 1982, realizzando un film che seppur non metta direttamente in scena uno dei suoi racconti, può essere definito senza ombra di dubbio lovecraftiano. La pellicola è un remake de La Cosa da un Altro Mondo, del 1938, ma il riferimento non può che essere Alle Montagne della Follia, con un team di ricercatori scientifici in Antartide che viene a contatto con una forma di vita aliena rimasta sepolta nei ghiacchi per lungo tempo. Il gruppo scoprirà che la creatura è un letale parassita, in grado di impossessarsi dei corpi degli altri acquisendone l’aspetto e portando i membri della squadra a non fidarsi più l’uno dell’altro, tentando talvolta di uccidersi a vicenda.

Howard Phillips Lovecraft

Nel 1985 anche Stuart Gordon si approccia ai racconti di Lovecraft girando una delle pellicole più iconiche del genere horror, Re-Animator, con protagonisti Jeffrey Combs e Bruce Abbott. Entrando a buon diritto tra i film lovecraftiani, si tratta di una trasposizione in chiave filmica di Herbert West, Rianimatore, in cui un giovane e ambizioso studente di medicina tenta di perfezionare un siero in grado di riportare in vita i defunti, conducendolo addirittura ad uccidere pur di avere cadaveri abbastanza freschi da poter utilizzare per i suoi esperimenti orribili. Anche qui abbiamo una rivisitazione in una prospettiva differente, in cui vengono intensificate le scene di nudo e gore, grandi assenti nelle storie di Lovecraft che privilegia il non-detto e l’orrore dato dal solo immaginare determinate situazioni.

L’esclusiva versione a tiratura limitata (solo 1000 copie) di Re-Animator. Non fatevela scappare: cliccate qui!

Un ritratto della società: Il Seme della Follia

Nel 1931 Lovecraft scriveva La Maschera di Innsmouth, un racconto in cui il protagonista (di cui non conosciamo il nome) si spinge nel cuore del New England per raggiungere Arkham; costretto tuttavia a dover risparmiare sugli spostamenti, si rivolge ad un impiegato ferroviario che gli consiglia di optare per una soluzione sì economica, ma anche rifuggita dai più per motivi ignoti: raggiungere Arkham prendendo l’autobus che attraversa Innsmouth.

L’arrivo dell’uomo nella cittadina portuale chiarirà perché i forestieri evitino Innsmouth: il luogo è permeato da un’aura di fosca desolazione e i suoi abitanti sono caratterizzati da tratti fisici che li rendono ripugnanti – grandi occhi sporgenti, naso piatto ed una testa stretta dalla pelle rugosa, tanto da farli apparire come degli uomini-pesce. La presenza dello straniero – che intanto cercherà di saziare la sua sete di curiosità – non sarà gradita agli abitanti di Innsmouth, costringendolo ad una fuga rocambolesca che metterà in luce il blasfemo culto consacrato a divinità marine cui essi sono devoti e gli orribili segreti che si celano tra le ombre della cittadina.

Howard Phillips Lovecraft

Nessuna creatura antropomorfa dal volto di pesce è presente ne Il Seme della Follia, tuttavia John Carpenter riprende in mano Lovecraft nel 1995 catturando gli elementi essenziali de La Maschera di Innsmouth e rivisitandolo in una chiave contemporanea dalle valenze più attuali. Tra i più iconici film lovecraftiani, qui l’investigatore assicurativo John Trent (Sam Neill) si trova rinchiuso in un ospedale psichiatrico e racconta il motivo della sua reclusione attraverso un lungo flashback: Trent è stato ingaggiato dal proprietario della casa editrice Arcane, Jackson Harglow (Charlton Heston), per indagare sulla scomparsa della punta di diamante dell’azienda, Sutter Cane (Jurgen Prochnow), che non ha più dato notizie di sè se non inviando alcuni capitoli del suo nuovo romanzo: In the Mouth of Madness.

Trent si dirigerà allora verso la cittadina di Hobb’s End (destinazione scoperta unendo le copertine dei libri di Cane a formare una mappa del New England) per scovare lo scrittore scomparso, mentre la follia dilagante in città sembra seguirlo fin lì; una paranoia generale unita ad atti di estrema violenza sembra possedere gli abitanti, finché l’investigatore non scoprirà l’origine di questa “epidemia”: lo stesso romanzo di Sutter Cane è una porta che permette l’accesso ad un male oscuro e proliferante e lo scrittore affida il manoscritto a Trent per farlo conoscere al mondo intero. Nonostante il protagonista si rifiuti di divulgarlo, il romanzo verrà comunque misteriosamente pubblicato, sprofondando il mondo intero nella follia pura.

Howard Phillips Lovecraft

Carpenter mette qui in scena, dunque, il sopravvento sulla realtà dell’entertainment dato da libri, film e altri prodotti della cultura pop: i processi che stanno alla base del cinema stesso e della letteratura, con la loro capacità di sottrarre la coscienza dei fruitori alla realtà materiale per trasportarla in mondi di finzione, dove possono annidarsi i pericoli di messaggi sottesi in grado di mutare il nostro pensiero, non sempre in maniera positiva. Il Seme della Follia sembra allora fare eco alla pellicola dello stesso regista Essi Vivono, in cui la televisione era lo strappo su un universo di cieca obbedienza alle logiche utilitaristiche e commerciali della nostra epoca.

La visione de Il Seme della Follia è d’obbligo per chi si voglia avvicinare alle opere filmiche lovecraftiane. Lo trovate a questo link.

The Call of Cthulhu (2005)

De Il Richiamo di Cthulhu è stata realizzata una trasposizione filmica nel 2005 con un cortometraggio indipendente realizzato dalla H. P. Lovecraft Historical Society e girato da Andrew Leman. Si tratta di un film che mette in scena gli avvenimenti di uno tra i racconti più celebri di Lovecraft, in maniera piuttosto fedele ma senza avvalersi di grandi effetti speciali e CGI per la realizzazione, ad esempio, dell’antico Cthulhu.

Howard Phillips Lovecraft

Complice anche il budget basso a disposizione della produzione, The Call of Cthulhu sembra essere arrivato qui direttamente dagli anni ’20 – proprio l’epoca cui è appartenuto lo scrittore di Providence – riprendendone l’immaginario e le tecniche filmiche: il corto è infatti totalmente muto e in bianco e nero e si adatta in maniera eccellente alla materia del racconto lovecraftiano, calando lo spettatore in quella che idealmente sarebbe potuta essere una realizzazione visiva di ciò che Lovecraft immaginava. Nonostante alcuni elementi lo caratterizzino evidentemente come un prodotto indipendente – le capacità attoriali di alcuni degli interpreti, ad esempio – The Call of Cthulhu di Leman è ad oggi una delle opere più riuscite nell’universo horror cinematografico dedicato a Lovecraft ed uno dei film lovecraftiani più fedeli alla narrazione originale.

Color Out of Space e Underwater

Come accennato in precedenza, è bene sempre ricordare che non è semplice rendere per immagini i concetti espressi dall’autore di Providence nei suoi racconti, come ad esempio ne Il Colore Venuto dallo Spazio. Nella stessa narrazione di Lovecraft, sembrano non esservi parole adatte a descrivere il “colore” alieno protagonista delle vicende, un’entità che si mostra attraverso uno spettro particolare di colori che tuttavia non è semplice immaginare.

Howard Phillips Lovecraft

Ci ha provato Richard Stanley nel suo recente Color Out of Space, uscito nel 2019 con protagonista Nicholas Cage, in cui una famiglia trasferitasi in una remota fattoria del New England dovrà fare i conti con l’infezione causata dallo schianto di un meteorite nei pressi della loro proprietà. L’infezione – visibile attraverso una sorta di colore ultraterreno – muta ogni essere vivente nel raggio dello schianto, inclusa la famiglia protagonista delle vicende. La pellicola, non ancora arrivata in Italia, sembra essere stata accolta favorevolmente dalla critica nonostante la materia “oscura” che ne rappresenta il fondamento sia appunto di difficile interpretazione e, stando alle dichiarazioni del regista, potrebbe essere solo il primo capitolo di una trilogia di film lovecraftiani dedicata all’orrore cosmico di Lovecraft che avrà come protagonista ancora una volta Nicholas Cage.

Howard Phillips Lovecraft

È invece di quest’anno l’uscita di Underwater, di William Eubank, che tra i suoi protagonisti annovera Kristen Stewart. Non se l’è cavata altrettanto facilmente con la critica la pellicola horror claustrofobica, tuttavia è innegabile la sua natura lovecraftiana nelle ambientazioni abissali e nelle orrorifiche creature marine messe in scena.

Riprendendo anche gli elementi salienti dell’iconico film Alien, Underwater racconta di un gruppo di scienziati di stanza in una base di perforazione sottomarina; sopravvissuti ad un terremoto, gli uomini dovranno cercare di sopravvivere raggiungendo una piattaforma dismessa, utilizzando i propri scafandri. Ciò che li attende nelle profondità marine, tuttavia, è un’orda di creature d’orrore tra cui farà la loro apparizione anche una sorta di enorme rappresentazione di Cthulhu.

Il racconto Il Colore Venuto dallo Spazio, con i disegni di Gou Tanabe, edito da J-Pop: accaparratevelo subito cliccando qui.